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Erant inter Athenienses et Peloponnesios veteres simultates. Peloponnesii ob gravem annonae egestatem …
Tra gli Ateniesi e i Peloponnesiaci c'erano antiche rivalità. I Peloponnesiaci, a causa di una pesante carestia di raccolto, giungono nell'Attica, scacciano gli abitanti, e piazzano l'accampamento nelle vicinanze della città. A questo punto inviano degli ambasciatori a Delfi, e consultano gli oracoli in merito alla vittoria della guerra. L'oracolo risponde in questa maniera: Sarete i vincitori, ma non dovrete uccidere il re degli Ateniesi. Per questo motivo i Peloponnesiaci, prima di tutte le cose, raccomandano ai loro soldati la tutela del re. All'epoca il re degli Ateniesi era Codro. Egli viene a sapere il responso del dio e le indicazioni dei nemici, sveste l'abito regale, ed entra cencioso nell'accampamento dei nemici. Lì un soldato veniva ferito con una falce dal re: ed il soldato, adirato, uccide Codro con la spada. A questo punto i Peloponnesiaci riconoscono il corpo del re, e, memori dell'oracolo, se ne vanno senza battaglia. E così, il re Codro, grazie al valore, cerca la morte in cambio della salvezza della patria, e libera gli Ateniesi dalla guerra.
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Sulpicii tanta in sermone gravitas, tanta iucunditas, tanta brevitas inerat, quae posset perficere ut prudentes errarent et boni male sentirent ...
1. Nel modo di parlare di Sulpicio era insita tanta profondità, tanta piacevolezza tanta brevità (sinteticità) da poter fare in modo che i prudenti errassero e gli onesti percepissero male.
2. Se sono bramati con sommo desiderio i riti sacri degli Ateniesi, presso cui Cerere giunse in quel vagare e donò i frutti, fu naturale (ne conseguì) che la religiosità dei Siculi fu straordinaria: presso i quali si capisce la dea era nata e aveva scoperto i frutti. (by Maria)
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Olim rusticus mus paupere cavo urbanum murem suum veterem amicum accipiebat. Ille cicerem …
Un giorno, un topo di campagna accoglieva nella povera tana un topo di città, suo vecchio amico. Quello offriva all'amico un cece, una lunga spiga, un acino secco e dei pezzi di lardo. Alla fine il topo di città all'amico:" O amico, io ho una vita felice: infatti io non abito né nei boschi, né in campagna, non mangio cibo modesto, ma vivo in maniera lussuosa. Vieni con me, ti mostrerò la mia bella dimora". Il topo di campagna accettava l'accordo, faceva la strada insieme al proprio amico, e giungeva in città. Ormai la notte occupava la parte centrale del cielo, quando i due topi mettono le orme in un sontuoso palazzo, dove era stata preparata una cena opulenta. Il topo di campagna mangia felice ogni cosa. Ma, all'improvviso, i topi venivano spaventati da uno schiamazzo. Dei grossi cani latravano, e i topi correvano per tutta la stanza. A questo punto il campagnolo: "A me è gradito vivere in campagna. Il bosco e la tana mi proteggono dagli agguati. Ho poco cibo, ma sicuro."
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Solon Atheniensis in magna veneratione apud suos cives erat: nam multis virtutibus praeditus erat magna cum prudentia …
L'Ateniese Solone era in grande rispetto tra i suoi concittadini: infatti egli era provvisto di molte qualità, governava Atene con grande accortezza, e la faceva crescere per mezzo di nuove leggi. E così, con animo imparziale, risolveva le discordie dei cittadini: infatti, da Solone, la giustizia veniva praticata con animo appassionato. Poi lasciava la città, e navigava alla volta dell'Egitto e di Cipro, e, dopo lunghi viaggi attraverso le città dell'Asia, ritornava in patria. Nel frattempo, Pisistrato, un cittadino di grande intelligenza, ben provvisto di ricchezza, e pieno di astuzia, desiderava il potere assoluto, e faceva spesso richiesta di guardie del corpo. Solone comprendeva il piano segreto di Pisistrato, e spesso avvertiva i propri concittadini in questa maniera: Dovrete essere cauti! Se Pisistrato avrà ottenuto le guardie del corpo, priverà gli Ateniesi della libertà. Gli Ateniesi però non prestavano ascolto alle parole di Solone, e acconsentivano alle richieste di Pisistrato. E così Pisistrato, insieme a pochi compagni, occupava con l'inganno la rocca, e, nel giro di breve tempo, stabiliva la tirannide ad Atene. Tuttavia era un capo saggio: riempiva Atene di edifici magnifici, e la arricchiva di molti templi di marmo. Inoltre, sotto il governo di Pisistrato, prosperavano l'agricoltura, l'artigianato e il commercio, anche se i cittadini erano privati della libertà.
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Puer quidam qui in litore Baiano cotidie ambulare solebat delphinum panis fragmentis allexit …
Un fanciullo, che era solito ogni giorno passeggiare sul litorale di Baia, attirò un delfino per mezzo di pezzi di pane; il delfino, memore di un favore tanto grande, ebbe una riconoscenza particolare. Chiamato dal fanciullo, nuotava sempre dal fondo del mare alla costa, offriva al proprio amico il dorso, e portava in giro il fanciullo come se fosse seduto su un cavallo. Spesso portò il fanciullo anche alla scuola elementare a Pozzuoli, poi lo riportò a Baia in maniera simile. Già per due o tre anni aveva fornito tali servizi, quando il ragazzo cominciò ad ammalarsi gravemente e dopo pochi giorni morì. Il delfino, inconsapevole della morte dell'amico, si recò ogni giorno al luogo abituale, ma presto, quasi come se capisse la situazione, andò incontro ad una morte volontaria per la nostalgia del fanciullo. Gli abitanti di Baia, dopo aver trovato sulla spiaggia il corpo privo di vita del delfino, lo seppellirono nella tomba del fanciullo.