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Homines saepe beneficium captant sed postea animum ingratum ostendunt …
Gli uomini spesso ricevono un beneficio, ma successivamente dimostrano un animo non riconoscente, e discreditano l'autore del favore. Infatti, l'animo del cacciatore viene considerato non riconoscente verso il platano, come mostra la favola del cacciatore e del platano. Un cacciatore stanco si avvicina ad un bosco, e siede sotto un platano ampio e verde. E così, mentre il Sole arde nell'aria, ed il calore dell'estate è torrido, il cacciatore rinfranca le membra grazie alla calma e fitta ombra delle fronde. Mentre sta a riposo in questa maniera, volge gli occhi verso le fronde del platano: non vede nessuna bacca, né un fiore, ma unicamente ampie foglie. Allora, con tono irriconoscente, esclama: O albero infruttuoso, non offri nessun vantaggio agli esseri umani, e nemmeno al bestiame! Viceversa l'albero: Tu rispondi ai miei favori con una cattiva ricompensa, e mostri un animo irriconoscente. Infatti accusi la mia infruttuosità, ma te ne stai disteso sotto i miei rami e le mie fronde!
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In regno Fauni ante Aeneae peregrinationes Evander Arcas vir magni ingenii …
Nel regno di Fauno, prima dei viaggi di Enea, c'era l'Arcade Evandro, un uomo di grande ingegno, figlio di Mercurio. La madre di Evandro aveva nome Carmenta: infatti, dalla donna venivano recitate profezie in versi. La madre ripeteva ad Evandro: Tu sarai in Italia! Nel giro di breve tempo arriverà il grande Enea. Da' ascolto a tua madre! Dunque, dall'Arcadia, una regione della Grecia, Evandro si affrettava in Italia. A quel punto Fauno era ospitale e amichevole: donava al figlio di Carmenta un piccolo podere. Poi Evandro chiamava anche i suoi compagni, e assegnava loro un terreno, costruiva una dimora sul monte Palatino, e lì dedicava un santuario a Pan, il dio dell'Arcadia. Dopo alcuni anni, Enea giungeva nel Lazio, ed Evandro lo riceveva in maniera benevola.
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Lucius Sergius Catilina vir fuit magna vi et animi et corporis sed ingenio malo pravoque …
Lucio Sergio Catilina fu un uomo di grande forza, sia d'animo, sia di corpo, ma di indole malvagia e scellerata. A lui, sin dalla giovinezza, erano gradite le guerre civili, le ruberie, la discordia tra cittadini, e qui impegnava la sua giovinezza. Possedeva un corpo resistente alla fame, al freddo e alla veglia più di quanto è possibile credere, un animo temerario, subdolo, simulatore e dissimulatore. Il suo animo ambizioso desiderava continuamente cose smisurate, incredibili, eccessivamente alte. L'animo aggressivo era turbato di giorno in giorno di più dal bisogno di denaro e dalla consapevolezza dei misfatti.
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Multi cives Romani congerebant divitias aurumque et soli culti multos agros tenebant …
Molti cittadini Romani ammassavano ricchezza e oro, e possedevano molti terreni di suolo coltivato. Così, spesso, venivano spaventati dai nemici e turbati dal lavoro continuo. Coloro che avevano lo stretto necessario, invece, conducevano la vita in maniera modesta, ma non erano indigenti: il loro focolare brillava di un fuoco continuo, viti delicate crescevano a tempo opportuno, avevano abbastanza frutti e la primavera offriva sempre cumuli di messi.
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Multi poetae Latini vitam agrestem procul a civium seditionibus et belli atrocitate securam …
Molti poeti Latini celebrano la vita rurale, lontano dalle rivolte dei cittadini e dall'atrocità della guerra, tranquilla e adatta al riposo. Essi, e tra essi Virgilio, scrivono riguardo alla campagna e alla vita rurale: nelle sue poesie viene celebrata la vita semplice e felice degli agricoltori. Gli agricoltori avevano la preoccupazione in merito ai campi e ai raccolti, i pastori avevano la preoccupazione in merito ai capi di bestiame. Anche Orazio e Tibullo, con i loro canti, elogiano la frugalità della vita rurale. Ma la vita degli agricoltori non era senza preoccupazioni. Da loro vengono compiuti molti lavori: rivoltare la terra con l'aratro ricurvo, seminare il grano nei campi, nutrire i capi di bestiame, coltivare la vite.