- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Servi patriciorum Romanorum agros saepe colebant vel in variis negotiis domesticis dominos …
Spesso gli schiavi coltivavano i campi dei patrizi Romani, oppure aiutavano i padroni nelle varie attività domestiche. A volte gli schiavi erano maestri esperti e diligenti dei figli della famiglia. I padroni incivili talvolta punivano gli schiavi, anche se sbagliavano in maniera irrilevante, e spesso li percuotevano con le fruste. Tra i padroni, soprattutto il filosofo Anneo Seneca si comportava clementemente con gli schiavi, e rendeva liberi non pochi schiavi. I padroni Romani si procuravano gli schiavi per lo più nelle guerre, oppure li acquistavano nelle piazze a prezzo basso o alto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Ornamenta sunt matronis liberi. Nam apud Pomponium Rufum in factorum et dictorum libro …
Per le matrone i figli sono dei gioielli. Infatti in Pomponio Rufo, nel libro sulle cose fatte e sulle cose dette, troviamo così: una matrona Campana, ospite nell'atrio di Cornelia, la madre dei Gracchi, mostrava i suoi gioielli: gemme, perle, e molte collane d'oro e d'argento. I figli vanno via dalla scuola, e vanno incontro a Cornelia. Cornelia, felice, esclama con grande gioia: I miei gioielli sono i miei figli, non le mie collane!
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Athenae poetarum et athletarum magnam copiam adnumerant. Athletae cotidie in palaestris se exercent...
Atene conta una grande quantità di poeti e di atleti. Gli atleti si esercitano ogni giorno nelle palestre, e allietano gli animi. Alla fine gareggiano nelle arene, oppure nei giochi Olimpici. Ad Atene gli abitanti dedicano altari agli dèi e alle dèe. Gli abitanti di Atene praticano il commercio, ed accumulano ricchezza. Decorano le strade con statue d'oro, ed amano la letteratura e i poeti. Gli abitanti Romani invece, ingaggiavano sempre battaglie: combattevano sempre valorosamente per mezzo di elmi, spade, corazze e lance, e salvavano la patria. Praticavano l'agricoltura: i padroni avevano degli schiavi, i quali coltivavano i terreni e i campi. Le matrone Romane, invece, amavano gli dèi e ottenevano la concordia. Gli dèi e le dèe non abitavano soltanto nel cielo, ma anche sulla Terra e negli Inferi. Anticamente gli abitanti attribuivano agli dèi e alle dèe un aspetto umano ed un carattere, e, per mezzo di storie d'invenzione, portavano sulle scene le inimicizie e le ostilità degli dèi. Infatti gli abitanti dell'antica Roma amavano le commedie e le tragedie Greche, dove gli dèi e le dèe litigavano, combattevano, e alla fine, per mezzo degli spettacoli, liberavano gli animi dalle preoccupazioni. Per giunta i Romani praticavano l'architettura: infatti costruivano magnifiche terme e molte strade in Italia e in Europa.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Cum servis tuis familiariter vivis: itaque aequo animo prudentiam tuam et disciplinam probas et argumentis confirmas …
Tu vivi in maniera socievole con i tuoi schiavi: e così, con animo sereno, dimostri la tua assennatezza e la cultura, e la rafforzi per mezzo delle prove. Infatti tu dici: Sono schiavi, ma anche amici. Anzi meglio compagni di schiavitù: infatti la sorte è imparziale, verso gli schiavi e verso i padroni. Io derido i padroni che giudicano una cosa riprovevole cenare insieme ai propri schiavi. Non solo il padrone appesantisce la gola con grande ingordigia, ma per giunta gli schiavi nel frattempo non mangiano, e neppure muovono le labbra, ma stanno zitti. Il bastone del padrone azzittisce i rumori forti. I padroni reprimono per mezzo delle frustate anche i rumori involontari, e gli starnuti degli schiavi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 2
In silva ursa et panthera ambulant. Olim tenerum agnum vident. Meus est …
In un bosco camminano un'orsa ed una pantera. Ad un certo punto vedono un giovane agnello. L'orsa esclama: È il mio! E la pantera: È il mio, perché io per prima ho visto l'agnello. A questo punto intraprendono una lotta violenta. Così, l'agnello astuto, con la fuga, evita il pericolo e si rifugia in un bosco fitto. Dopo la violenta lotta, l'orsa e la pantera non vedono più l'agnello. Allora l'orsa: Noi siamo sciocche! L'agnello è salvo e tu sei piena di ferite! Ed anche io sono ferita, e per giunta sono digiuna! E la pantera: La lotta è per noi dannosa. Io farò la pace con te, e tu mi sarai riconoscente!