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Romani exercitus multos populos et oppida devia subigebant procul ab Urbe. Itaque multas vias …
Gli eserciti Romani sottomettevano molti popoli e città remote, lontano da Roma. E così costruivano molte strade, così, per loro, gli spostamenti erano facili. La Salaria conduce dalla spiaggia del Tevere al mare Adriatico; l'Appia avanza da Roma fino alla Campania; l'Emilia giunge fino alle Alpi. I Romani non facevano soltanto viaggi via terra, ma navigavano inoltre per via di mare: infatti, non lontano da Roma, presso il fiume Tevere, c'era il porto di Ostia.
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Tantalus, Lydorum rex, diis deabusque carus erat ideoque Iuppiter saepe in Olympum eum invitabat et ad deorum mensam …
Tantalo, il re dei Lidi, era caro agli dèi e alle dèe, e perciò Giove lo invitava spesso sull'Olimpo, e lo ammetteva alla tavola degli dèi. Ma Tantalo era astuto ed infìdo: nel banchetto di Giove ascoltava i discorsi degli dèi, ed il giorno seguente riferiva le loro parole agli uomini; un giorno compie anche il furto del nettare e dell'ambrosia. Allora Giove, adirato a causa di misfatti tanto grandi, scaccia Tantalo dall'Olimpo, e lo punisce negli Inferi con un castigo crudele: O Tantalo, tu starai fermo per l'eternità nella palude dello Stige, e sopporterai la fame e la sete: infatti, se avvicinerai la bocca all'acqua, l'acqua immediatamente si ritirerà; di fronte ai tuoi occhi prenderanno molti rami con frutti gradevoli, ma, se solleverai le braccia verso di essi, il vento solleverà verso il cielo i rami degli alberi. Inoltre un grande macigno incomberà sempre sulla tua testa. E così, gli dèi infliggono per sempre a Tantalo una tortura crudele.
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Caesar naves longas in flumine Ligeri quod in Oceanum influit aedificat remiges ex provincia instituit …
Cesare costruisce delle imbarcazioni da guerra sul fiume Loira, che sgorga nell'Oceano, recluta rematori dalla provincia, e procura marinai e timonieri: infatti pianifica la guerra contro i Veneti, e si avvicina verso la Venezia. I Veneti e tutte le altre popolazioni apprendono della marcia di Cesare verso il territorio, e temono la collera del comandante, perché trattenevano in catene gli ambasciatori dei Romani. E così preparano una grande guerra, e fanno affidamento sulla geografia del luogo: infatti i tragitti erano impervi, e la navigazione difficile a causa della non conoscenza dei luoghi. Per giunta i Veneti possedevano molte navi, e conoscevano i luoghi e i mari, i Romani invece non avevano alcuna disponibilità di navi, né avevano la conoscenza dei luoghi. E così, i barbari fortificano le città, dai campi radunano il frumento nelle città, riuniscono le navi nella Venezia.
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Romani magna cum cura hortos colebant. Galba in via Aurelia hortos habebat; in Pincio quondam …
I Romani coltivavano i giardini con grande attenzione. Galba aveva dei giardini sulla via Aurelia; un tempo sul Pincio c'erano i giardini Sallustiani; Columella ricorda i vasti giardini di Ortensio, Svetonio elogia quelli di Mecenate. Giulio Cesare abbelliva giardini splendidi e sontuosi con statue antiche, dipinti, vasche di marmo per pesci e padiglioni ombrosi. I giardini avevano un aspetto fatto con arte. Nel parco c'era una grande abbondanza di tigli, lauri, cipressi, platani; nel frutteto verdeggiavano peri, meli, fichi, ciliegi e mandorli. Nel vivaio i Romani custodivano aquile, galline, capre, elefanti, cervi ed orsi vivi; nel roseto c'erano i fiori delle rose, nell'aiuola delle viole c'erano i fiori delle viole. L'acqua corrente delle fontanelle irrigava le erbe, e cibo delicato nutriva le murene nelle vasche per i pesci.
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Haruspices vatum genus erant et victimarum exta inspiciebant praesertim iecoris et cordis observatione …
Gli aruspici erano una categoria di indovini, ed esaminavano le viscere delle vittime, e, per mezzo dell'osservazione soprattutto del fegato e del cuore, o predicevano le cose future, oppure scongiuravano prodigi e presagi. I Romani riprendono l'arte dell'aruspicina dagli Etruschi, e, per molti anni, gli aruspici arrivano dall'Etruria. Un loro compito era anche di osservare i fulmini; essi circoscrivevano per mezzo del puteal (puteal = "recinto sacro") l'area in cui era caduto un fulmine. I Romani credevano all'aruspicina; ma molti uomini dotti ritenevano l'aruspicina un'enorme sciocchezza.