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Le padrone e le ancelle passeggiavano attraverso il bosco. Nel bosco c'erano gli altari delle dèe. Le fanciulle veneravano Diana e Minerva e abbellivano gli altari delle dèe. Posavano corone di viole sugli altari di Minerva e di Diana, e, per mezzo delle corone di spighe abbellivano le statue di legno delle dèe con grande gioia. Poi, ritornavano nella fattoria, dove, per il piacere dei convitati, preparavano il banchetto. La padrona era felice per la diligenza delle ancelle. Per via della magnificenza del banchetto, anche i convitati elogiavano le ancelle diligenti.
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Dato che su Roma si era abbattuta una terribile epidemia, il senato inviò a Epidauro degli ambasciatori che convocassero Esculapio, il dio della medicina. I Romani desideravano far venire costui in città poiché era stato il più preparato tra tutti i medici, ma gli abitanti di Epidauro non volevano farlo allontanare dalla propria città. Di notte, però, Esculapio si introdusse nella camera da letto degli ambasciatori; tenendo nella mano il bastone col serpente disse: Verrò a soccorrervi, e a breve mi vedrete nella vostra nave. L'indomani il popolo di Epidauro si recò al tempio di Esculapio, per conoscere il volere del dio. Però, dopo aver aspettato inutilmente, improvvisamente un magnifico serpente fu visto uscire dal tempio. Questo raggiunse il porto, e s'imbarcò sulla nave degli ambasciatori. In quell'istante tutti compresero che il dio avrebbe navigato verso Roma con gli ambasciatori.
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Spinti dall'autorità di Milziade, gli Ateniesi portarono le truppe fuori della città e collocarono l'accampamento in un luogo adatto. Poi, il giorno seguente, disposero i soldati alle pendici di un monte, in una zona non del tutto scoperta, e ingaggiarono la battaglia: infatti sia l'altezza dei monti li proteggeva, sia gli alberi intralciavano i cavalli dei nemici. E così Milziade fece avanzare tutte le proprie truppe, e ingaggiò la battaglia. E in una battaglia tanto grande, lo straordinario valore degli Ateniesi annientò e mise in fuga un numero dieci volte maggiore di nemici. Milziade aveva guidato i soldati degli Ateniesi e aveva liberato tutta la Grecia. Tuttavia gli Ateniesi lo avevano ingiustamente accusato di tradimento, e lo gettarono in prigione fino alla morte poiché, a causa della tirannide di Pisistrato, temevano l'eccessiva potenza dei concittadini.
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Timoleonte, ormai vecchio, persa la vista degli occhi senza una malattia. Sopportò questa sventura con animo sereno, e non proferì lamentele, e neppure si allontanò dalle attività private e pubbliche. Al contrario, si recava al teatro nel quale il popolo teneva l'assemblea, trasportato in un carro, a causa della salute compromessa. E i cittadini non attribuivano questa cosa all'arroganza, perché egli non si era mai dimostrato sfacciato, né vanaglorioso. Egli, anzi, quando ascoltava le sue lodi, dichiarava: Io rendo grazie agli dèi, perché, senza la volontà degli dèi, gli esseri umani non compiono nulla.
Altera manu Orientem, altera Occidentem, rex, contingis: cur, his rebus non contentus, ea concupisci
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O re, con una delle due mani tocchi l'Oriente e con l'altra l'Occidente: perché, non soddisfatto di queste cose, desideri quelle cose che non hai? È sciocco colui che desidera i frutti di quegli alberi dei quali non ha ponderato l'altezza; e spesso, mentre si dirige verso la cima, egli cade insieme a quegli stessi rami che ha afferrato. Cosa abbiamo noi in comune con te? Non abbiamo toccato la tua terra. Sei un grand'uomo e vigoroso, tuttavia pensa questa cosa: le popolazioni non sopportano un dominatore straniero; per questa ragione coloro che tu hai sconfitto non saranno per te amici leali e neppure sinceri; infatti, tra gli schiavi e il padrone, non può esistere amicizia.
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- Laudare oratore veteres iustum est. Ii qui crimina diluere dilucide ...