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L. Tarquinius Superbus, septimus atque ultimus regum qui Volscos vicit, Gabios civitatem et Suessam Pometiam subegit. Postquam cum Tuscis pacem facerat, templum Iovi in Capitolio aedificavit. Postea, Ardeam oppugnans, in octavo decimo miliario ab urbe Roma positam civitatem, imperium perdidit. Nam filius eius Tarquinius iunior vim attulit nobilissimae feminae Lucretiae, Collatini uxori. Postquam Lucretiaob ignominiam in omnium conspectum se occidit, Brutus, propinquus Tarquinii, populum Romanum concitavit et Tarquinio ademit imperium. Mox esercitus quoque, dum civitatem Ardeam cum rege oppugnat Tarquinium Superbum reliquit et veniens rex at urbem, portis clausis, exclusus est, et cum uxore et liberis suis fugit.
Il settimo e ultimo re dei Romani fu Lucio Tarquinio il Superbo, che vinse i Volsci, sottomise la città di Gali e Suessa Pometzia. Dopo aver fatto la pace con gli Etruschi, costruì il tempio di Giove sul Campidoglio. In seguito, assediando Ardea, città posta sulla diciottesima pietra miliare da Roma, perse il suo regno. Infatti il suo figlio più giovane, Tarquinio, aveva fatto violenza alla nobilissima donna Lucrezia, moglie di Collatino. In seguito Lucrezia, a causa del disonore, si era uccisa davnti a tutti; Bruto, parente di Tarquinio, aveva incitato il popolo di Roma e aveva sottratto il potere a Tarquinio. In breve tempo anche l'esercito, mentre combatteva contro il re nella città di Ardea, Tarquinio il Superbo scappò, e andandosene il Re dalla città, chiuse le porte, fu tagliato fuori e fuggi con la moglie e con i suoi figli
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Postquam Graeci frustra Troiam decem annos oppugnaverunt, Ulixes Achivos admonuit ed dolum suasit. ... Callidi viri consilium Graecis placuit, equum ligneum auxilio Minervae aedificaverunt et viris fortissimis compleverunt; illi autem ad insulam Tenedum navigaverunt.
Dopo che i Greci per dieci anni assediarono Troia, Ulisse ammonì gli Achei e consiglia l'inganno. "Mi addoloro, disse, poiché ancora non siamo riusciti a vincere i Troiani. Pertanto ubbidite al mio consiglio! Quanti Troiani non spaventiamo con le nostre truppe e non abbiamo espugnato le altissime mura della città, usate l'inganno e costruite un cavallo di legno! Riempiremo il ventre del cavallo con i combattenti e aspetteremo nelle navi presso la vicina isola Tenedo". Ai Greci piacque il consiglio dell'uomo astuto, costruirono il cavallo di legno con l'aiuto di Minerva e lo riempirono con uomini fortissimi; poi quelli navigarono verso l'isola Tenedo.
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Marius post sextum consulatum annumque septuagesimum nudus ac limo obrutus, oculis tantummodo ac naribus eminentibus, extractus arundineto circa paludem Maricae, in quam se fugiens consectantis Sullae equites abdiderat, iniedo in collum loro in carcerem Minturnensium iussu duumviri perductus est. Ad quem interficiendum missus cum gladio servus publicus natione Germanus, qui forte ab imperatore eo bello Cimbrico captus erat, ut agnovit Marium, magno eiulatu expromens indignationem casus tanti viri abiecto gladio profugit e carcere. Tum cives, ab hoste misereri paulo ante principis viri docti, instructum eum viatico conlataque veste in navem imposuerunt. At ille adsecutus circa insulam Aenariam filium cursum in Africam direut inopemque vitam in tugurio ruinarum Carthaginiensium toleravit, cum Marius aspiciens Carthaginem, illa intuens Marium, alter alten possent esse solacio
Mario aveva alle spalle 6 consolati, e 70 anni d'età, quando - nudo e ricoperto di limo: sporgevano soltanto gli occhi e il naso - fu estratto da un canneto nei pressi della palude di Marica, nella quale si era nascosto per seminare i cavalieri di Silla che gli erano alle calcagna per ordine di un duumviro, fu trasportato al carcere di Minturno, con un cappio intorno al collo. Fu inviato ad ucciderlo un servo pubblico, armato di spada, Germano di nazionalità, il quale per caso era stato fatto prigioniero dal condottiero durante la guerra contro i Cimbri; (questo), non appena riconobbe Mario, gettata la spada, scappò dal carcere, esprimendo, con alte imprecazioni, l'indignazione per il caso (toccato) ad un cotanto uomo. Al che i cittadini, indotti da un nemico ad aver compassione ** di un uomo fino a poco tempo prima capo, gli fornirono delle provvigioni per il viaggio e una veste, e lo fecero imbarcare. E quello, raggiunto suo figlio nei pressi dell'isola Enaria, fece rotta alla volta dell'Africa: sopportò una vita da indigente in un tugurio tra le rovine di Cartagine: osservandosi a vicenda (lett. mentre Mario osservava e Cartagine), Mario e Cartagine potevano ricavarne reciproco conforto (esser di conforto l'uno con l'altro).
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Bello Punico primo Duilius consul primis Romanorum in mari proelium devicit. Is, quod videbat naves Romanas tardas impeditasque esse, naves Carthaginienses autem citas expeditasque, harpagones ferreos, a militibus ”corvos” vocatos, instituit. Satis constat illam machinam utilissimam Romanis fuisse; nam Romanorum milites primum illis corvis hostium navem ex puppi apprehendebant, deinde pontem imponebant et gladiis, velut terrestri pugna, dimicabant. In pugna apud Mylas Romani multas naves hostium merserunt, multas ceperunt; Duilius primum triumphum navalem egit. Haec victoria pergrata Romanis fuit: terra invicti, iam mari multum valebant. Hoc praecipuum beneficium propter eius virtutem Duilio senatores tribuerunt: vespere tibicen praecinens et custodes funalia gestantes publice eum per urbem honoris causa domum reducebant.
Durante la prima guerra punica, il console Duilio, primo dei Romani, vinse una battaglia in mare. Egli, poiché vedeva che le navi romane erano lente e piene di difficoltà, mentre le navi cartaginesi veloci e sicure, costruì dei grossi uncini di ferro chiamati dai soldati “corvi”. È abbastanza noto che quel congegno fu utilissimo per i Romani; infatti i soldati dei Romani dapprima agganciavano la nave dei nemici dalla poppa con quei corvi, poi mettevano sopra un ponte e combattevano con le spade come in una battaglia terrestre. Nella battaglia di Milazzo affondarono molte navi nemiche e ne presero molte altre: Duilio per primo celebrò un trionfo navale. Questa vittoria fu graditissima ai romani; invincibili per terra, già valevano molto per mare. A causa della sua forza i senatori attribuirono a Gaio Duilio quest’illustre beneficio: per la sua carica, la sera un flautista suonando e delle guardie recanti delle torce lo scortavano a casa per la città a spese dello Stato.
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Cum vix iam quattuor milia Romanorum fatigatorum resisterent deem milibus hostium integris viribus praeditorum, funditores insuper velut nubem iacolorum coniecerunt. Elephanti vero, immani mole ac insolito odore homines equosque terrentes, fugam late faciebant. Pedestris pugna igitus par animis erat, impar viribus. Poeni enim in aciem alacriter provebant, contra Romanorum corpora ieiusena et rigentia gelu torpebant. Sic peditum concursus et elephantorum impetus et iaculatorum ictus ingentem tumultum et terronem in Romanorum ordines iniecerunt. Tamen in tot circumstantibus malis e loco aliquamdiu acies non cessit et velites eleohantos aversoso sub caudis, ubi molle cute vulnera acciupiunt fondebat.
Mentre quattromila tra i Romani resistevano ormai a stento a diecimila nemici incolumi ed in forze, i frombolieri inoltre hanno scagliato da sopra come una nuvola di dardi Invero gli elefanti, che spaventavano gli uomini ed i cavalli con l'immane mole e l'insolito odore, provocavano diffusamente la fuga. Dunque la battaglia di fanteria era pari riguardo gli spiriti, impari riguardo le forzeInfatti i Fenici procedevano alacremente nel campo di battaglia, invece i corpi deboli e rigidi dei Romani erano intorpiditi dal gelo
Così l'urto dei fanti e l'impeto degli elefanti ed i colpi dei dardi hanno suscitato grande tumulto e terrore nelle fila dei Romani Tuttavia tra tatte circostanze funeste per un giorno l'esercito non si ritirò dal luogho ed i veliti trafiggevano gli elefanti sotto la coda da dietro, ove scoprirono la pelle morbida e vulnerabile