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Milo Crotoniensis, athleta illustris, exitum habuit e vita miserandum et mirandum. Cum iam aetate provectus artem athleticam desiisset iterque faceret solus in locis Italiae silvestribus, quercum vidit apud viam patulis in parte media rimis hiantem. Tum experiri, credo, tunc volens suas reliquas vires, immissis in cavernis arboris digitis, diducere et rescindere quercum conatus est. ac mediam quidem partem discidit divellitque; quercus autem, quae iam in duas diducta erat partes, cum ille, existimans se perfecisse quod erat conixus, manus laxasset, cessante vi, rediit in naturam, manibusque eius retentis inclusisque, stricta denuo et cohaesa, hominem feris praebuit, quae eum dilaceraverunt
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Hasdrubal in Italiam pervenerat cum magnis copiis, ut fratri Hannibali, in Brutio pugnanti contra Romanos, auxilium ferret. Sed, antequam cum Hannibale se coniungeret, consules Romani M. Claudius Nero et M. Livius Salinator eum apud flumen Metaurum adori sunt. Atrox ac foedum fuit proelium: Hasdrubal strenue pericula sustinuit, nunc hortando, nunc precando, nunc castigando milites. Postremo, cum vidisset haud dubiam esse fortunam hostium, ne suis superesset militibus, concitato equo se in cohortem Romanam immisit et ibi, vehementer pugnans, cecidit. Ingens fuit Romanorum victoria: hostium quinquaginta sex milia occisa sunt, capta quinque milia et quadringenti. Hannibal, re cognita cum proiectum fratris caput in sua castra vidisset, haec verba, non sine quodam presagio imminentis fati, dixit: "Agnosco infelicitatem Carthaginis?.
TRADUZIONE
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Apud saracenos, omnes pari sorte sunt bellatores, seminudi coloratis sagulis pube tenus amicti, equorum camelorum adiumento per diversa raptantes, in tranquillis vel turbidis rebus: nec eorum quisquam aliquando stivam apprehendit vel arborem colit aut arva subigendo quaeritat victum, sed errant semper per spatia longe lateque distenta, sine lare, sine sedibus fixis aut legibus: nec idem perferunt diutius caelum. vita est illis semper in fuga. Victus universis caro ferina est lactisque abundas copia qua sustentantur et herbae multiplices et si quae alites capi per aucupium possint et plerosque nos vidimus frumenti usum et vini penitus ignorantes
Presso i Saraceni tutti sono guerrieri di pari grado, seminudi con colorati mantelli fino al fianco con l'aiuto di cavalli e cammelli che trascinano in ogni direzione, verso tranquille o confuse situazioni: e neppure qualcuno di loro qualche volta afferra il manico dell'aratro o coltiva un albero o cerca di procurarsi il cibo lavorando il terreno, ma vagano sempre per spazi estesi in lungo ed in largo, senza dimora familiare senza fisse sedi e senza leggi. E non sopportano molto a lungo lo stesso clima, la loro vita è sempre in una fuga, il vitto per tutti è la carne di selvaggina e una grande quantità di latte con il quale si nutrono e moltissime erbe e se ne hanno la possibilità alcuni uccelli presi a caccia. E noi vedemmo la maggior parte (i più) che ignoravano totalmente l'uso del frumento e del vino.
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IL DELFINO
versione latino Plinio il vecchio traduzione
libro Le ragioni del latino 2 pagina 350 numero 716
Velocissimorum omnium animalium, non solum marinorum, est delphinus, ocior volucre, acrior telo...
Il delfino è il più veloce di tutti gli animali, non solo di quelli marini. Più rapido di un uccello, più violento di un dardo e, se non avesse la bocca molto al di sotto del muso, quasi in mezzo al ventre, nessun pesce sfuggirebbe alla sua rapidità. Ma la previdenza della natura apporta una forma di rallentamento, poiché essi non riescono ad afferrare la preda se non stando rovesciati sul dorso e dopo aver fatto una giravolta: ed è ciò che soprattutto mette in evidenza la loro velocità. Infatti quando, spinti dalla fame, inseguono un pesce che fugge fin nelle profondità marine, e trattengono troppo a lungo il respiro, come scoccati da un arco si slanciano per respirare verso la superficie e saltano fuori dall'acqua con tanta forza che di frequente sorvolano le vele delle navi. Di solito viaggiano a coppie, generano i piccoli al decimo mese di gravidanza, durante l'estate, talvolta anche due piccoli per parto. Li nutrono per mezzo di mammelle, come la balena; e d anche trasportano i piccoli ancora troppo deboli per il fatto di essere nati da poco; ed anzi li accompagnano per lungo tempo, anche quando sono cresciuti per effetto di un grande amore che nutrono per i loro figli.
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Alexander, urbe in dicionem suam redacta, Iovis templum intrat. Vehiculum quo Gordium, Midae patrem, vectum esse constabat, aspexit, cultu haud sane a vilioribus vulgatisque usu abhorrens. Notabile erat iugum adstrictum conpluribus nodis in semetipsos inplicatis et celantibus nexus. Incolis deinde adfirmantibus editam esse oraculo sortem, Asiae potiturum, qui inexplicabile vinculum solvisset, cupido incessit animo sortis eius explendae. Circa regem erat et Phrygum turba et Macedonum, illa explicatione suspensa, haec sollicita ex temeraria regis fiducia, quippe series vinculorum ita adstricta, ut unde nexus inciperet quove se conderet nec ratione nec visu perspici posset; solvere adgressus iniecerat curam ei ne in omen verteretur irritum inceptum. Ille nequaquam diu luctatus cum latentibus nodis: "Nihil", inquit, "interest quomodo solvantur", gladioque ruptis omnibus loris oraculi sortem vel elusit vel implevit.
Consulta anche le seguenti versioni con lo stesso titolo:
Alessandro ridotta la città in suo potere entra nel tempio di Giove. Notò il carro sul quale era noto che Gordio il padre di Mida fu trasportato, (carro) che non era affatto diverso per quanto riguarda l'aspetto da quelli più diffusi e per quanto riguarda l'utilizzo da quelli più comuni. Notevole era il giogo, serrato da parecchi nodi, intrecciati tra loro e che nascondevano i capi della corda. Poiché gli abitanti raccontavano che da parte dell’oracolo era stato vaticinato che sarebbe diventato padrone dell’Asia colui che fosse riuscito a sciogliere l’inestricabile groviglio, nel suo animo si fece strada il desiderio di esaudire quel vaticinio. Attorno al re si era fatta una calca sia di Frigi che di Macedoni, gli uni col fiato sospeso, gli altri preoccupati per la temeraria fiducia del loro re: poiché la serie di nodi era così fitta da non lasciar immaginare, né col ragionamento né con la vista, da dove prendesse origine la corda né per dove si sviluppasse, l’impresa di scioglierli aveva ingenerato in lui la preoccupazione che non fosse interpretato come cattivo augurio il tentativo senza successo. Allora, senza nemmeno iniziare a confrontarsi con l’inestricabile groviglio, disse: “Non importa il modo in cui siano sciolti” e spezzando tutti i vincoli con la spada aggirò oppure esaudì il vaticinio dell’oracolo