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Nihil optare a diis homines, nihil dii hominibus praestare possunt, nihil voto concipi, nihil felicitate consummari quod non Augustus post reditum in Urbem rei publicae populoque Romano terrarumque orbi repraesentaverit. Finita vicesimo anno bella civilia, sepulta externa, revocata pax, sopitus ubique armorum furor, restituta vis legibus, iudiciis auctoritas, senatui maiestas, imperium magistratuum ad pristinum redactum modum; tantummodo octo praetoribus adlecti duo. Prisca illa et antiqua rei publicae forma revocata, rediit cultus agris, sacris honos, securitas hominibus, certa cuique rerum suarum possessio; leges emendatae utiliter, latae salubriter, senatus sine asperitate nec sine severitate lectus. Principes viri, triumphisque et amplissimis honoribus functi, adhortatu principis ad ornandam Urbem illecti sunt.
Nulla ricercar possono gli uomini agli dei, nulla gli dei agli uomini concedere, niente possono col pensiero vagheggiare, niente nella perfetta felicità conseguire, che Augusto dopo essere ritornato in Roma non sia stato sollecito di procacciare alla repubblica, al popolo romano, ed a tutta la terra. Finite furono dopo vent' anni le guerre interne civili, estinte l'esterne, richiamata la pace, sopito per lutto il furore delle armi, restituita la forza alle leggi, l'autorità ai giudici!, al senati la maestà, ai magistrati la dignità loro antica. Non altro si fece che non aggiungere due pretori agli otto ordinari. La repubblica riprese l'antica sua forma; ritornò la coltura nei campi, la riverenza alla religione, la sicurezza ai cittadini, e certo fu per ognuno il possedimento delle cose proprie. Ci furono le leggi utilmente emendate, altre felicemente allora di nuovo promulgate, un senato senza asperità, ma con severità eletto. I più cospicui fra i cittadini ornati degli onori del trionfo, e che avevano esercitato le più importanti dignità, furono dai consigli del principe esortati a concorrere all'abbellimento di Roma.
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Cum Perseo, qui contra romanos bellum gerebat, Aemilius Paulus dimicavit eumque vicit. Equitatus cum rege fugit, urbes Macedoniae omnes se Romanis dederunt. Mox octoginta civitates Epiri, quae rebellaverant, cepit, praedam singulis militibus distribuit, Romam cum ingenti preda rediit in nave Persei, quae erat inusitatae magnitudini set habebat sedicim ordines remorum. Triumphavit autem magnificentissime in curru aureo, cum duobus filis, utroque lateri adstatibus. Ante currum erant duo regis filii, et ipse Perseus quadraginta annos natus. Post eum etiam C. Anicius de Illyriis triumphavit. Gentius cum fratre et filiis ante currum erat. Ad hoc spectaculum reges multarum gentium Romam venerunt; inter alios Attalus atque Eumenes venerunt, Asiae reges, atque Prusias Bithyniae.
Traduzione
Emilio Paolo lottò con Perseo che faceva guerra contro i romani e lo vinse. La cavalleria fuggì con il re, tutte le città della Macedonia si consegnarono ai romani. Subito prese ottanta città dell'Epiro, che si erano ribellate, e distribuì ai soldati il bottino, portò a Roma un grande bottino sulla nave di Perseo che era di sconsiderata grandezza ma aveva sedici file di rematori. Trionfò magnificamente su un carro d'oro, con i due figli, che gli stavano ai fianchi. Davanti al carro vi erano i due figli del re, e lo stesso Perseo a 40 anni. Dopo quello Anicio trionfò sugli Illirici. Genzio era davanti al carro con il fratello e i (suoi ) figli. I re di molti popoli vennero a Roma per questo spettacolo; tra gli altri anche Attalo e Eumene vennero, re dell'Asia e della Prussia e Bitinia.
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Post Codrum nemo Athenis regnavit. Aministratio reipublicae annuis magistribus permissa. Sed civitati nullae tunc leges erant, quia libido regum pro legibus habebatur. Legitur itaque Solon, vir iustitiae insignis, qui velut novam civitatem le gibus conderent. Quo munere ita functus est, ut et apud plebem et optimates, diuturnus antea dissidiis agitatos, parem gratiam. Huius viri, inter multa egregia, illud quoque memorabile fuit. Inter Athenienses et Megarenses de Salamine insula, quam sibi uterque populus vindicabat, prope usque ad interitum dimicatum fuerat. Post multas clades acceptas, Athenienses legem tulerunt, ne quis illud bellum reparandum proponeret. Solon igitur cum opportunitatem quandam vidisset insulae vindicandae, dementiam simulat, habituque deformis, more vecordium, in publicum evolat; factoque concursu hominum, versibus suadere populo coepit, quod vetabatur; omniumque animos ita inflammavit, ut extemplo bellum Megarenses decerneretur, et devictis hostibus insula Atheniensum fieret.
Dopo Codro nessuno regnò ad Atene. L'amministrazione dello stato (fu) lasciata ai magistrati annuali. Ma in quel tempo non c' era nessuna legge, poiché l'arbitrio dei re era considerato al posto delle leggi. E così è nominato Solone, uomo di notevole giustizia, affinché fondasse con le leggi una nuova città. E adempì quell'incarico così che entrò in parte nelle grazie sia della plebe sia degli aristocratici, agitati prima da lunghe separazioni. Di quest'uomo, tra molte belle imprese, fu memorabile anche questa. Tra gli Ateniesi e gli abitanti di Megara si era combattuto fino alla distruzione per l'isola di Salamina, che ciascuno dei due popoli rivendicava, . Dopo (essere state) subite molte sconfitte, gli Ateniesi presentarono una legge, affinché nessuno proponesse di organizzare quella guerra. Solone, avendo visto qualche occasione favorevole per rivendicare l'isola, simula uno stratagemma, deforme d'aspetto, come un pazzo, esce in pubblico e attirata una folla di uomini, cominciò ad invitare il popolo con canti, poiché era vietato, infiammò così gli animi di tutti da essere decisa immediatamente una guerra contro gli abitanti di Megara e, sconfitti i nemici, da divenire l'isola degli Ateniesi.
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Constat nullum fuisse servum Zenoni, a quo coepit Stoicorum rigida ac virilis disciplina. Menenius Agrippa, qui inter patres ac plebem concordiam constituit, publico funere sepultus est: nam ille pauperrimus mortuus erat. Atilius Regulus, cum Poenos in Africa funderet, ad senatum Romanorum scripsit mercenarium suum discessisse et ab eo desertum esse agellum. Opportune senatus statuit illum agrum publice curare: sic Regulus colonum habuit populum Romanum. Scipionis filiae ex aerario dotem acceperunt, quia nihil illis reliquerat pater. Defuit Scipioni dos, Regulo mercenarius, Menenio funus, Zenoni servus: illis autem populus semper summos tribuit honores.
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Videtur nomen vici scelerati, quo adhuc tempore Augusti indicabatur via Romae apud collem Esquilinum, esse antiquissimus. Illo nomine, nam, antiqui Romani voluerant admonere posteros in illo loco evenire, temporibus regni, delictum turpe et inumanum. Tullia, filia Servii, istigaverat virum Tarquinium ut negaret regem et, cum vidisset via corpus patris, vecta erat curru in corpore iam lacerato senis infelicis. Eius quae omnimo pietatem in parentes iblita fuerat non interfuit coram omnibus, facinus tam flagitiosum egere eam non pudit
Pare che il nome di vico scellerato, con il quale ancora al tempo di Augusto si indicava una strada di Roma presso il colle Esquilino, sia antichissimo. Con quel nome infatti, gli antichi Romani avevano voluto ricordare ai posteri che in quel luogo era accaduto, ai tempi della monarchia, un turpe e disumano misfatto. Tullia, figlia di Servio, aveva istigato il marito Tarquinio ad uccidere il re e, avendo visto per via il cadavere del padre, era passata con il cocchio sul corpo già straziato del misero vecchio. A lei, dimentica di ogni pietà filiale, non era importato compiere, sotto gli occhi di tutti, un'azione così scellerata.