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Bello illo maximo quod Athenienses et Lacedaemonii summa inter se contentione gesserunt, Pericles ille et auctoritate et eloquentia et consilio princeps civitatis suae, cum obscurato sole tenebrae factae essent repente, Atheniensiumque animos summus timor occupavisset, docuisse civis suos dicitur, id quod ipse ab Anaxagora cuius auditor fuerat acceperat, certo illud tempore fieri et necessario, cum tota se luna sub orbem solis subiecisset; itaque etsi non omni intermenstruo, tamen id fieri non posse nisi intermenstruo tempore. quod cum disputando rationibusque docuisset, populum liberavit metu; erat enim tum haec nova et ignota ratio, solem lunae oppositu solere deficere, quod Thaletem Milesium primum vidisse dicunt.
In quella grande guerra che Ateniesi e Spartani si fecero con così disperato furore. Il famoso Pericle, primo della sua città per autorità, per eloquenza e per prudenza. Essendosi d'improvviso fatto buio per un oscurarsi del sole ed essendo stato invaso l'animo degli Ateniesi dal più cupo spavento, si vuol che dicesse ai suoi concittadini quel che egli aveva appreso da Anassagora, di cui era stato alunno: che, cioè, quello accadeva per necessità di cose e a tempo determinato quando tutta la luna si frappone fra il sole e noi, e che, benché la cosa non accadesse ad ogni nuova luna, doveva pur avvenire in qualche novilunio. Avendo spiegato questo con tutti i debiti argomenti, liberò il suo popolo dal terrore. Si trattava infatti allora di quella nuova e ancora ignota spiegazione che Talete di Mileto si dice aver per il prime dato dell'eclissi di sole per interposizione della luna.
Verbi e nomi contenuti nella versione
Esortazione a governare con rispetto l'Acacia - Plinio il giovane versione latino Le ragioni del lat
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Cogita te missum in provinciam Achaiam, illam veram et meram Graeciam, in qua primum humanitas litterae, etiam fruges inventae esse creduntur; missum ad ordinandum statum liberarum civitatum, id est ad homines maxime homines, ad liberos maxime liberos, qui ius a natura datum virtute meritis amicitia, foedere denique et religione tenuerunt. Reverere conditores deos et nomina deorum, reverere gloriam veterem et hanc ipsam senectutem, quae in homine venerabilis, in urbibus sacra. Sit apud te honor antiquitati, sit ingentibus factis, sit fabulis quoque. Nihil ex cuiusquam dignitate, nihil ex libertate, nihil etiam ex iactatione decerpseris. Habe ante oculos hanc esse terram, quae nobis miserit iura, quae leges non victis sed petentibus dederit, Athenas esse quas adeas Lacedaemonem esse quam regas; quibus reliquam umbram et residuum libertatis nomen eripere durum ferum barbarum est.
Traduzione
Pensa che tu, inviato in provincia achaia in Grecia quella vera e autentica, dove si pensa abbiano avuto origine la civiltà, le lettere e perfino le messi; inviato ad ordinare la costutuzione di città libere cioè a uomini più che uomini, a gente libera per eccellenza, che il diritto dato loro da natura seppero mantenere con il valore, i meriti, le amicizie, le alleanze e infine anche con la religione! Rispetta gli dei fondatori e i nomi degli dei, rispetta la antica gloria e anche la stessa vecchiezza, degna di venerazione negli uomini, sacra nelle città! Abbi in onore l'antichità, le grandi azioni, anche le leggende!Non offendere la dignità di alcuno, non offendere la libertà e neppure la vanità! Abbi i sempre presente che quella è la terra da cui provenne il nostro diritto, che diede leggi non a dei vinti, ma a chi le chiedeva, che è Atene in cui tu entri, che è Sparta su cui tu governi; strappare alle quali l'ultima parvenza e il nome che le resta di libertà è duro, è crudele, è barbaro.
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Gli ateniesi abbandonata la città si rifugiano sulle navi
Versione da le ragioni del latino pagina 769
Iam Xerxes Athenas adgressurus erat terra marique ingenti exercitu atque magna classe. Ath?nienses, cum consilia secuti essent oraculi Apollinis, quod paulo ante consuluerant, totam urbem deseruerunt et in naves confugerunt. Pauci senes vero, qui ad bellum parum idonei erant, Athenarum arcem non deseruerunt. Iam nullo modo Persarum incursus impediri poterat. Nam hostes urbem facile expugnaverunt ac deleverunt, et templa quoque, in quae ultimi superstites accurrerant, everterunt. Att?men paulo post Athenienses, magno ardore incensi, navibus se in, . ecerunt adversus Persairum classem et plerasque naves demerserunt. Ita non solum deletas Athenas vindicaverunt, sed etiam milites qui cum Leonida apud Thermopylas ceciderant. Serse ormai era sul punto di assalire di avvicinarsi ad Atene*, per terra e per mare, con un esercito numeroso ed una grande flotta.
Gli Ateniesi, avendo seguito i consigli dell'oracolo di Apollo - che avevano consultato poco tempo prima - abbandonarono l'intera città e ripararono sulle navi. In realtà, pochi anziani - che erano poco idonei alla guerra - non abbandonarono la roccaforte di Atene. Oramai, con poteva essere evitato] l'attacco dei Persiani. E difatti, i nemici espugnarono e misero facilmente a soqquadro la città: abbatterono anche i templi, nei quali gli ultimi superstiti erano accorsi. Tuttavia, dopo un po', gli Ateniesi - accesi da grande coraggio - si lanciarono con le navi contro la flotta dei Persiani, e (ne) affondarono molte navi. In questo modo, non soltanto vendicarono la distruzione di Atene (lett. Atene distrutta) ma anche i soldati ch'erano caduti in battaglia alle Termopili insieme con Leonida * accusativo semplice = moto a luogo
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Pompeius in siciliam navigavit, africam exploravit, inde in sardiniam cum classe venit atque haec tria frumentaria subsidia reipublicae firmissimis praesidiis classibusque munivit. Inde cum se in Italiam recepisset, duas Hispanias et Galliam Transalpinam praesidiis ac navibus confirmavit et in oram Illyrici maris atque in Graeciam naves misit. Ipse autem, ut Brundisio discessit, undequinquagesimo die totam ad imperium populi Romani. Ciliciam adiunxit; complures praedones cepit atque interfecit. Nonnulli unius huius imperio ac potestati se dediderunt. Idem Cretensibus, cum ad eum usque in Pamphyliam legatos deprecatoresque misissent, spem deditionis non ademit obsidesque imperavit. Ita tantum bellum, tam diuturnum Cn. Pompeius estrema hieme apparavit, primo vere suscepit, media aestate confecit.
Pompeo navigò verso la Sicilia, esplorò l'Africa, poi raggiunse la Sardegna con una flotta e queste tre riserve di frumento difese con potentissimi presidi e flotte della repubblica. Quindi, essendo tornato in Italia, rafforzò di presidi e navi le due Spagne e la Gallia Transalpina e inviò navi sulla costa del mare illirico e in Grecia. Lui, invece, non appena si allontanò dalle vicinanze di Brindisi, al quarantanovesimo giorno annesse l'intera Cilicia al dominio del popolo romano; catturò e fece uccidere parecchi pirati. Alcuni si sottomisero al comando e al potere di lui solo. Parimenti, ai Cretesi, nonostante gli avessero mandato fino in Panfilia ambasciatori e interlocutori, non tolse la speranza della resa e impose la consegna degli ostaggi. Così, Cneo Pompeo preparò una guerra tanto grande quanto lunga alla fine dell'inverno, all'inizio della primavera la intraprese, nel mezzo dell'estate la portò a termine.
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Temeritas est videlicet florentis aetatis, prudentia senectutis. Ego senex vires non desidero adulescentis. Agamennon, dux ille Graeciae, nusquam optat ut Aiacis similes habebat decem, sed ut Nestoris. Senectutis maturitas naturale quiddam habet et potest exercitatio et temperantia etiam in senectute conservare aliquid pristini roboris. Quid mirum autem in senibus, si infirmi sunt aliquando, cum id ne adulescentes quidem effugere possint?Ut autem petulantia, ut libido magis est adulescentium quam senum nec tamen omnium adulescentium, sed non proborum, si senellis stultitia senum levium est, non omnium. Habet autem senectus honorata tantam auctoritatem ut ea pluris sit quam omnes adulescentiae voluptates.
L’avventatezza è certamente del fior dell’età, la prudenza della vecchiaia. Io da vecchio non desidero le forze di un giovane. In nessun caso Agamennone, quel comandante della Grecia, desidera di avere dieci simili a quelli di Aiace, ma a quelli di Nestore. La maturità della vecchiaia ha qualcosa di naturale, e l’esercizio e la moderazione sono capaci di conservare durante la vecchiaia e anche qualcosa della precedente forza. Che c’è di strano se i vecchi qualche volta sono malati, non potendo neppure gli adolescenti sfuggire ciò? Come la sfacciataggine, e la libidine sono maggiori negli adolescenti che nei vecchi, ma non nei virtuosi, così la stoltezza della vecchiaia onorata possiede tanta autorità che questa è maggiore di tutti i piaceri dell’adolescenza.