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Frasi italiano/latino dal libro Le ragioni del latino 2 pag. 75 es. 75
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Frasi italiano-latino le ragioni del latino p. 38 n. 71 e 72
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Frasi Italiano latino
Le Ragioni Del Latino 2, n 80
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il vero amico ama l'amico come un fratello
verus amicus amicum tanquam fratrem amat
Catone ebbe come collega nel consolato e ella censura L valerio Flacco
Catoni collega in consulatu et censura L. Valerius Flaccus fuit
Ottaviano augusti portò a termine imprese cosi grandi ke il senato, l'ordine equestre e tutto il popolo lo chiamarono padre ndella patria
Octavianus Augustus tam praeclara perfecit ut senatus, ordo equestris et universus populus eum patrem patriae appellaverint
marco catone chiamava la sicilia dispensa della nostra repubblica e nutrice della plebe romana
Marcus Cato Siciliam nostrae rei publicae cellam plebisque romanae nutricem appellabat
gli edui fecero consapevole cesare che i nemici avevano devastato campi e villaggi
Aedui certiorem Caesarem fecerunt hostes agros atque pagos vastavisse
la fortuna è cieca e talvolta rende ciechi quella che essa abbraccia
caeca fortuna est et interdum caecos facit eos quos illa amplectitur.
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Nobiltà di carattere di Catone Uticense
Autore: Valerio Massimo Superni Gradus
e libro le ragioni del latino
Rivestito della toga pretesta Catone dopo esser andato da Silla a visitarlo e dopo aver visto le teste dei proscritti portate nell'atrio, inorridito da quell'atroce visione domandò al suo precettore Sarpedone perché non si trovava nessuno che uccidesse un tiranno così crudele. Il precettore avendo risposto che agli uomini mancava non la volontà bensì la possibilità poiché Silla era protetto da un forte presidio di soldati, Catone lo supplicò di porgergli una spada, dicendo che l'avrebbe ucciso molto facilmente dal momento che usava sedersi sul suo letto. Il precettore da un lato riconobbe l'animo di Catone e dall'altro inorridì davanti a tale proposito e in seguito lo portò da Silla.
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Cum bello acri et diutino Veientes, a Romanis intra moenia conpulsi, capi non possent eaque mora intolerabilis videretur, exoptatae victoriae iter miro prodigio dii inmortales patefecerunt. Subito enim Albanus lacus, neque caelestibus auctus imbribus neque inundatione ullius amnis adiutus, solitum stagni modum excessit. Ut eam rem explorarent, visum est Romanis legatos mitti ad Delphicum oraculum. Legati rettulerunt praecipi sortibus ut aquam eius lacus emissam per agros diffunderent: sic enim Veios venturos esse in potestatem populi Romani
Poiché i Veienti, spinti dai Romani entro le mura, non potevano essere presi con una guerra violenta e lunga e poiché sembrava che quell'indugio fosse insopportabile, gli dei immortali aprirono una strada per la vittoria vivamente desiderata con uno straordinario presagio. All'improvviso infatti il lago Albano, senza che fosse stato accresciuto dalle piogge del cielo, né favorito dall'inondazione di alcun fiume, oltrepassò la solita misura del suo bacino. Per esaminare quell'avvenimento, sembrò opportuno ai Romani che fossero mandati ambasciatori all'oracolo di Delfi. Gli inviati riferirono che dai responsi era ordinato che diffondessero attraverso i campi l'acqua di quel lago tracimata: così infatti Veio sarebbe caduta in potere del popolo romano.