- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Giustino Le ragioni del latino
Inizio: Postquam Cyrus Asiam subegit et totum Orientem. . fine: cum reginae filio, vino temulentos interfecit.
Dopo che Ciro sottomise l'Asia e tutto l'oriente, Ciro, dopo aver sottomesso l'Asia, intraprese la guerra con gli Sciti. A quel tempo era regina degli Sciti Tamiris che, per nulla spaventata dall'arrivo dei nemici, consentì loro di attraversare il fiume Oaxen, ritenendo che la battaglia sarebbe stata più agevole nei confini del suo regno. Pertanto Ciro, essendo entrato nella Scizia, si accampò. Quindi, il giorno seguente, simulando timore, abbandonò l'accampamento e in quello abbandonò vino e tutto il cibo necessario per allestire un banchetto. Quando si venne a conoscenza di questo, la regina esortò il giovane figlio ad inseguire Ciro con un esercito consistente. Il giovane, inesperto di tattica militare, essendo giunto all'accampamento di Ciro, come se fosse venuto ad un banchetto, tralasciando l'inseguimento dei nemici, permise che i suoi soldati, non avvezzi al vino, si ubriacassero. Ma Oro, quando conobbe la cosa, tornato indietro durante la notte, uccise tutti gli Sciti insieme al figlio della regina che erano ubriachi di vino. p>
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Inizio: Acerrime cum Scipione Africano Macedonicus dissenseratsed tamen, cum interemptum esse scipionem audisset, metellus in publicum se proripuit maestoque vultu et voce confusa: "...
Il Macedonico Metello era stato in grandissima amicizia con Scipione l'Africano, e il loro scontro era degenerato da una semplice rivalità nell'ostentazione del loro valore, ad una grave e testata inimicizia: tuttavia, quando udì che si gridava che Scipione era morto', si precipitò in pubblico e disse, con volto mesto e con voce tremante: "Cittadini, accorrete, accorrete. Le mura di Roma sono crollate: infatti, un'infame forza ha colpito Scipione Africano, mentre riposava nella sua casa tra i suoi penati O repubblica, parimenti misera per la morte dell'Africano e felice per l'esclamazione di dolore di Metello, così piena di valore umano e civile Nello stesso istante, infatti, che grande condottiero hai perduto e che (altrettanto) grande (uomo e condottiero) hai riscontrato d'avere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Un antico elogio della Campania
Autore: sconosciuto
Il testo latino tradotto è stato preso dal'autore della traduzione dal libro Le ragioni del latino di calamaro/cardinale Ferraro editori
Titolo: Un antico elogio della Campania
Inizio: Omnium regionum non modo Italiae sed etiam totius
Fine: quondam non minius clara quam Roma et Carthago
Traduzione
La Campania è la più bella non solo fra tutte le regioni italiane (genitivo partitivo) ma anche fra le terre di tutto il mondo (sempre genitivo partitivo). nessun cielo è più mite (mollis, mollis) quanto il cielo della Campano, nessun sole è più rigoglioso del sole campano. In Campania ci sono dei porti rinomati: Gaeta, Miseno, Baia; dei Laghi Ameni: Lucrino e Averno: monti rigogliosi con viti: Gauro, Falerno, Massico e, più bello di tutti, il Vesuvio, simulatore del fuoco dell'Etna. famosissime e ricche sono le città marittime: Formia, Cuma, Pozzuoli, Napoli, Ercolano e Pompei. ma la più grande di tutte le città Campane è Capua, un tempo non meno famosa di Roma e Cartagine.
Questa versioneè stata tradotta dall'autore Anna Maria Di Leo che concede la sua traduzione solo ed esclusivamente al sito skuolasprint. it
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 0
Caloris ac frigoris patientia par; cibi potionisque desiderio naturali, non uoluptate modus finitus; uigiliarum somnique nec die nec nocte discriminata tempora; id quod gerendis rebus superesset quieti datum; ea neque molli strato neque silentio accersita; multi saepe militari sagulo opertum humi iacentem inter custodias stationesque militum conspexerunt. Vestitus nihil inter aequales excellens: arma atque equi conspiciebantur. Equitum peditumque idem longe primus erat; princeps in proelium ibat, ultimus conserto proelio excedebat. Has tantas uiri uirtutes ingentia uitia aequabant, inhumana crudelitas, perfidia plus quam Punica, nihil ueri, nihil sancti, nullus deum metus, nullum ius iurandum, nulla religio.
DA ALTRO LIBRO DI TESTO SCOLASTICO
Hannibal, Hamilcaris filius, puer novem annorum, a patre sacrificante ad aras admotus, odium perenne in Romanus iuravit. Exinde miles in castris per nonnullos annos cum patre fuit in Hispania. Mortuo patre, causam belli quaerens, Saguntum, erbem romanis foederatam, oppugnavit et evertit. Tum, Alpibus cum copiis et elephantis superatis, in Italiam venit. Publium Scipionem apud Ticinum, Sempronium Longum apud Trebiam, Paulum et Varronem apud Cannas profligavit. Et, cum apud Urbem castra posuisset, tempestatibus repulsus, primum a Fabio Maximo frustratus, deinde a Valerio Flacco repulsus et a Marcello fugatus, in Africam a Carthaginiensibus revocatus est et ibi a Scipione in acie devictus est. Tum ad Antiochum, Bityniae regem, concessit, hospitium quaerens. Cum ad eundem regem legati senatus venissent et petissent ut Romanis traderetur, ille, hausto veneno, mortuus est et positus in arca lapidea, in qua hodie scriptum legimus: "Hannibal hic situs est". Annibale, figlio di Amilcare, ragazzo di nove anni, condotto verso gli altari dal padre sacrificante, giurò odio perenne contro i Romani.
Annibale versione latino di Autore: sconosciuto dal libro Le ragioni del latino
La sopportazione del caldo e del freddo(era) pari; la misura del cibo e del bere definita dalla natura non dal piacere, i tempi delle veglie e del sonno distinti non dal giorno dalla notte; molti lo videro spesso mentre giaceva a terra coperto da un mantello militare tra sentinelle e corpi di guardia. Il medesimo era di gran lunga il primo dei cavalieri e dei fanti, per primo andava in battaglia, per ultimo, entrato in combattimento, se ne andava. Enormi vizi eguagliavano queste tanto grandi virtù dell'uomo: una crudeltà disumana, una slealtà più che punica, niente si santo nessun timore degli dei nessun giuramento, nessun rispetto. (Livio)
DA ALTRO LIBRO DI TESTO SCOLASTICO
Successivamente soldato fu soldato per qualche anno con il padre negli accampamenti in Spagna. . Morto il padre, cercando motivo di guerra, assalì e distruse Sagunto, città alleata con i Romani. Allora, dopo che furono superate le Alpi con le truppe e gli elefanti, arrivò in Italia. (Annibale) Sconfisse Publio Scipione presso Ticione, Sempronio il Longo presso Trebia, Paolo e Varrone presso Canne. E, avendo posto l'accampamento presso Roma, scacciato dalle tempeste, per primo (frustatus) da Fabio Massimo infine cacciato da Valerio Flacco e da Marcello, fu chiamato dai Cartaginesi in Africa e qui da Scipione fu sconfitto in battaglia. Allora andò da Antioco, re della Bitinia, chiedendo ospitalità. Essendo giunti dallo stesso re i luogotenenti del senato e avendo chiesto che fosse consegnato ai Romani, quello, ingerito un veleno, morì e fu posto in una (arca) di pietra, nella quale leggiamo scritto: "Qui è posto Annibale".
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 0
Decadenza di Roma dopo la seconda guerra punica
versione di latino e traduzione dal libro Le ragioni del latino
Gli uomini che avevano sopportato le fatiche, i pericoli, i dubbi e le difficoltà, nella pace trascorrevano il tempo nell'ozio, aspiravano soltanto alle ricchezze, vivevano tristiAllora crebbe in primo luogo la bramosia della ricchezza, poi del comando; l'avidità ed il desiderio del comando in un certo qualmodo furono le cause di tutti i maliInfatti l'avidità abbattè la fiducia, l'onestà e tutte le buone qualità, condusse gli uomini alla superbia, alla crudeltà, all'empietà; gli uomini che erano onesti consideravano tutte le cose venaliL'ambizione rendeva molti uomini ingannatori, i cittadini valutavano l'amicizia e l'inimicizia non in base alla realtà, ma in base al profitto