- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Raffinatezza e grossolanità Velleio Patercolo
Nello stesso tempo in cui P. Cornelio Scipione Emiliano distrusse Cartagine L. Mummio rase al suolo Corinto. Ad entrambi i condottieri fu tributato il soprannome del popolo sconfitto, l'uno fu detto "l'Africano", l'altro "l'Acaico". I due condottieri ebbero indoli diverse, e diversi interessi: Scipione fu un cultore ed un il ammiratore tanto raffinato degli studi liberali da tenere accanto a li sé in pace ed in guerra, Polibio e Panezio, uomini di non comune il intelletto. Coltivò sempre le arti il della guerra o della pace; il sempre impegnato a i combattere o a studiare, temprò sia il corpo nei pericoli, sia l'intelletto nelle elucubrazioni Mummio invece fu a tal punto poco raffinato che, espugnata Corinto, avendo ordinato che li fossero portati in Italia quadri e statue, opere delle mani di sommi artefici ingiunse agli appaltatori che, qualora essi le avessero smarrite, li il avrebbero sostituite con delle nuove.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Le prime fatiche di Ercole versione latino Igino
traduzione dal libro le ragioni del latino
Quando era neonato Ercole, uccise con le due mani due serpenti, che Giunone aveva mandato contro di lui. Uccise il leone che la Luna aveva nutrito nell'antro Amfisio, la pelle del quale portò con sè come rivestimento. Uccise l'Idra di Lernia, figlia di Tifone, con nove teste presso la fonte di Lernao. Questa aveva così tanta quantità del veleno da uccidere con il soffio gli uomini. Uccise, su indicazione di Minerva, questa e la sventrò e intinse con il suo veleno le frecce. E così tutti quelli che aveva trafitto con le frecce, non sfuggivano la morte. Condusse al cospetto del re Euristeo un cervo veloce in Arcadia vivo con le corna d'oro. Uccise gli uccelli Stinfalidi con le frecce nell'isola di Marte. Superò e uccise con le armi il figlio di Marte; ma essendo giunto lo stesso Marte e volendo (contendere in armi) combatterecon Ercole per vendicare il figlio, Giove mandò un fulmine tra loro e così li distolse (dal comattimento)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Siciliam ferunt angustis quondam faucibus Italiae adhaesisse diremptamque velut a corpore maiore impetu superi maris, quod toto undarum onere illuc vehitur. Est autem terra ipsa tenuis ac fragilis et cavernis quibusdam fistulisque ita penetrabilis, ut ventorum tota ferme flatibus pateat; nec non et ignibus generandis nutriendisque soli ipsius naturalis materia. Quippe intrinsecus stratum sulphure et bitumine traditur, quae res facit, ut spiritu cum igne in terra interiore luctante frequenter et conpluribus locis nunc flammas, nunc vaporem, nunc fumum eructet. Inde denique Aetnae montis per tot saecula durat incendium. Et ubi acrior per spiramenta cavernarum ventus incubuit, heranarum moles egeruntur. Proximum Italiae promuntorium Regium dicitur, ideo quia Graece abrupta hoc nomine pronuntiantur. Nec mirum, si fabulosa est loci huius antiquitas, in quem res tot coiere mirae.
Si narra che, un tempo, la Sicilia fosse legata all’Italia per mezzo di angusti passi e che venne staccata, per così dire, dal complesso più grande a causa della forte sollecitazione dell’Adriatico , ovvero viene trascinata via da lì dalla portata ininterrotta delle onde. Essa è, inoltre, una terra per sua natura friabile, contesta a tal punto di certe caverne e cunicoli da subire, praticamente nella sua intera estensione, le sfuriate dei venti, e inoltre la natura dello stesso suolo è atta a generare ed alimentare fiamme: difatti, s’attesta (la presenza di) uno strato interno di zolfo e bitume, la qual cosa comporta che, per la combinazione di ossigeno col fuoco sottoterra, si verifichino frequenti, e in più zone, eruzioni ora di fiamme, ora di vapore, ora di fumo. Ecco perché l’attività vulcanica dell’Etna dura da tanti secoli. Inoltre, quando una corrente d’aria più intensa s’è infiltrata attraverso le fessure dei cunicoli sotterranei, vengono smottate ed eruttate intere quantità di terra. Reggio, prospiciente all’Italia, viene detto “promontorio”, perché con tal termine, in greco, si designano le zone scoscese. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se l’antichità di questa regione affonda le sue radici nella leggenda, dato che vi si sono assembrati tanti e tali eventi strabilianti.
Latino a scuola latino a casa
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Post mortem viri sui Toxotii, Paula ita eum planxit ut (che) prope decede ret, et se(si) convertit ad Domini servitutem. Vidit deinde admirabiles viros Christique pontifices; virtus eorum Paulam accendit: per momenta patriam desere re cogitabat. Non domus, non liberorum, non possessionum memor, sola gestiebat pergere re ad heremum. Tandem descendit ad portum cum fratre, cognatis, affinibus, liberis. Filius parvulus supplices manus tendebat, filia fletibus obscrabat; mater tamen superabat pietatem in filios caritate in Deum, ut esset ancilla Christi. Cum dolore pugnabat, cunctis admirabilior quia maternum amorem vincebat. Navem denique conscendit tenebatque oculos aversos, ne filios magno cum tormento videret. Ante profectionem cuncta bona filiis donaverat: exheredavite se(si) in terra ut hereditatem in caelo.
Dopo la morte di suo marito Toxoto, Paola lo pianse a tal punto che per poco non morì e si convertì al servizio del Signore: Quindi vide ammirevoli uomini e pontefici consacrati a Cristo; la loro virtù accese d'entusiasmo Paola: di momento in momento pensava di lasciare la patria. Immemore della casa, dei figli e dei possedimenti, voleva solo proseguire verso l'eremo. Alla fine scese al porto, con il fratello, i figli, i cognati e gli amici. Il figlio piccolo tese supplichevole la mano, la figlia la scongiurò col pianto, la madre tuttavia vinse la pietà verso i figli con l'amore per Dio, per essere la serva di Cristo. Combattè contro il dolore più ammirevole per tutti perché vinceva l'amore materno. Alla fine si imbarcò sulla nave e tenne gli occhi rivolti altrove per non vedere i figli con grande tormento. Prima della partenza lasciò ai figli tutte le ricchezze: si diseredò in terra, per avere l'eredità in cielo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LE RAGIONI DEL LATINO - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Aesopus talem fabellam narrat: ranae magno clamore regem a Iove petiverunt; nam nimis iurgiosae erant et iudicem requirebant. Pater deorum risit et ...
Esopo narra tale favola: le rane con gran clamore chiesero un re a Giove; infatti erano troppo litigise e volevano un giudice. Il padre degli dei rise e volle soddisfare l'incredibile richiesta. Perciò buttò giù dal cielo un piccolo pezzo di legno che diede alle rane come re. All'inizio il fragore atterrì (quel) timoroso genere di animali e le rane temevano molto il nuovo re. Poi a poco a poco le rane misero da parte il timore e tutte a gara nuotarono fino al legno e si sederono sulla trave. Alla fine una turba di rane con grande petulanza offese il sovrano con ogni (tipo di) ingiuria e chiese un nuovo principe a Giove. Allora giove mandò alle rane un serpente che con i denti aguzzi afferrò e divorò un gran numero di |rane. Così il padre degli dei punì l'insolenza degli stolti animali.
- Strane cure dei capelli - LE RAGIONI DEL LATINO versione latino Prisciano
- L'interesse di Cicerone per la filosofia - LE RAGIONI DEL LATINO versione Cicerone
- La natura degli uomini - LE RAGIONI DEL LATINO - versione latino Cicerone
- La città di Roma gode della protezione divina - Cicerone versione latino