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Olim garrula cicada in frondosa silva suaviter canebat, laboriosa formica contra alacriter per agros cursabat, ... Sed formica respondebat: "Antea canebas, nunc salta".
Un giorno una cicala canterina cantava in un bosco frondoso, invece e una formica laboriosa correva alacremente er i campi, lavorava assiduamente e trasportava e ammucchiava con grande solerzia una gran quantità di cibi. La cicala non solo conduceva una vita oziosa e senza preoccupazioni, ma criticava anche così la diligenza della formica: "Sciocca formica, perché consumi la vita nei lavori? Non faticare continuamente, smetti di correre qua e là! Io conduco una vita oziosa e diletto i contadini". La diligente formica non si curava della sfrontatezza della cicala e continuava il suo lavoro. Quando in seguito le burrasche sconvolsero l'intero bosco, le piante seccarono e arrivo l'inverno, la previdente formica, per la precedente diligenza, viveva tranquilla e lieta nella tana, la cicala invece non aveva cibo e implorava così la formica: "Amica mia, concedi poche briciole alla cicala affamata! Non essere avida!". Ma la formica rispondeva: "Prima cantavi, ora balla"
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Bacchus seu Dionysus iucundus beneficusque deus fuit; agricolis enim rubri vini ac flavi grani dona concessit …
Bacco, o Dioniso, fu un dio allegro e benevolo; infatti concesse agli agricoltori i doni del vino rosso e del grano biondo. Per le concessioni del dio i popoli della Grecia sacrificavano molte vittime davanti agli altari di Bacco. Al dio erano graditi i sacrifici dei cinghiali feroci e dei caproni cornuti. Dalla Grecia avanzò nell'Asia attraverso l'Egitto con un piccolo gruppo di uomini e di donne coraggiosi. Non cavalli, ma leopardi maculati tiravano il carro d'oro di Bacco. Gli uomini e le donne non impugnavano armi, ma tamburi e fiaccole. Condusse guerre sanguinose contro nemici sciocchi ed arroganti. Inoltre espugnò città fortificate e punì gli avversari con aspre pene. Giunse anche nei lontani luoghi dell'India, e concesse doni graditi anche ai popoli dell'India. Discese nei regni degli Inferi e riportò un amico sulla terra. Alla fine ascese al cielo, dove conduce una vita felice insieme agli dei e alle dee.
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Italia terra fecunda e pulchra in Europa est atque nostra patria est …
L'Italia, regione fertile e bella, si trova in Europa ed è la nostra patria. Grazie all'operosità degli agricoltori, l'Italia offre ed offrirà sempre grandi ricchezze agli abitanti: uve, olive, castagne, e una grande abbondanza di boschi e di verdure. Infatti nei boschi ci sono alte piante; rose e viole abbelliscono le fattorie degli agricoltori. Anche la Germania si trova in Europa. In Germania ci sono foreste immense, piene di animali selvatici. Gli abitanti della Germania venerano e adorano la Luna, e placano la dea con vittime umane. I Germani però non amano né la concordia, né la diligente e difficile vita degli agricoltori, ma (amano) la battaglia e la gloria, le lance e le frecce, e combattono con grande coraggio. Non temono gli animali selvatici nelle foreste, ma (temono) l'opulenza e la ricchezza, poiché il denaro e l'amore per il lusso sono spesso causa di debolezza.
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Italiae cultores primi Aborigines fuerunt, quorum rex Saturnus tantae iustitiae fuit Fine: quem Graeci Pana appellant, Romani Lupercum. I primi abitanti dell'italia furono gli Alborigeni.
Sono stati gli Alborigeni i primi abitanti dell'Italia, fra i quali il re Saturno fu di tanta giustizia che non sottomise mai nessuno sotto di lui né ebbe proprietà primata, ma tutte le cose furono comuni e indivisibili come un unico patrimonio. A ricordo del suo esempio sotto di lui si stabilì che durante i Saturnali, uguagliato il diritto di tutti, nei banchetti i servi si mettessero a tavola con i padroni. Perciò l'Italia fu chiamata Saturnia dal nome del re, e il monte, su cui abitava, Saturnio, sul quale ora, scacciato Saturno dalle sue sedi da Giove, c'è il Campidoglio. Tramandano che dopo questo regnò Fauno, sotto il quale Evandro giunse da Pallanteo, città dell'Arcadia, in Italia con un piccolo gruppo di concittadini; a costui Fauno assegnò generosamente i campi e il monte, che egli poi chiamò Palatino. Alle radici di questo costruì un tempio a Liceo, che i Greci chiamano Pan, i Romani Luperco
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Nuovo le ragioni del latino volume 2 pagina 193 numero 600
Sed cum plerique arbitrentur res bellicas maiores esse quam urbanas, minuenda est haec. .
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