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Lucius Sergius Catilina vir fuit magna vi et animi et corporis …
Lucio Sergio Catilina fu un uomo di grande forza, sia d'animo, sia di corpo, ma di indole malvagia e scellerata. A lui, sin dalla giovinezza, erano gradite le guerre civili, le ruberie, la discordia tra cittadini, e qui impegnava la sua giovinezza. Possedeva un corpo resistente alla fame, al freddo e alla veglia più di quanto è possibile credere, un animo temerario, subdolo, simulatore e dissimulatore. Il suo animo ambizioso desiderava continuamente cose smisurate, incredibili, eccessivamente alte. L'animo aggressivo era turbato di giorno in giorno di più dal bisogno di denaro e dalla consapevolezza dei misfatti.
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Romulus per Latium totum magnos ludos nuntiabat finitimosque populos....
Romolo proclamava grandi spettacoli per tutto il Lazio e convocava a Roma i confinanti popoli. Molti ci andavano senza remore e specialmente i Sabini con i figli e le figlie. Durante gli spettacoli, in base ad un piano astuto ma malvagio, Romolo dava un segnale alle sue truppe: subito le donne dei Sabini venivano rapite e consegnate controvoglia agli uomini Romani. Immediatamente i Sabini, per la mancanza delle donne e delle fanciulle a loro rapite, dichiaravano guerra ai Romani. Dopo molte battaglie Tarpea, fanciulla Romana, figlia di Spurio Tarpeo, tradiva vergognosamente la sua patria: infatti amava empiamente e scelleratamente Tazio, tiranno dei Sabini. Pertanto di nascosto rivela ai Sabini la via per la città. Ma gli stessi Sabini, adirati per la perfidia, uccidevano la sleale fanciulla.
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Tullus hostilius bonam operam contra sabinos navabat itaque rex ...
Tullo Ostilio agiva energicamente contro i Sabini; veniva perciò nominato re dei Romani. Dichiarava guerra agli Albani e, dopo molti scontri, infine vinceva con l'aiuto degli Orazi. Devastava Alba, a causa della slealtà del comandante Mezio Fufezio; allora gli Albani abbandonavano la terra degli avi e venivano dichiarati Romani pubblicamente e secondo i riti consueti. Tullo Ostilio istituiva la Curia Ostilia. Onorava molto spesso gli dei e le dee con vittime e riti sacrificali, ma non placava l'ira degli dei: a causa di un fulmine, infatti, bruciavano sia Tullo Ostilio, sia la reggia Romana.
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Neptunus Oceani et aquarum deus ventis et procellis imperat cum regnum Neptunus, Oceani et aquarum deus, ventis et procellis imperat; ...Si Neptunus preces exaudit, nautae navigium bene solvunt et bene appellunt.
Nettuno, dio dell'oceano e delle acque, comanda ai venti e alle tempeste; quando visita il proprio regno, sta seduto su una carrozza ed è trasportato dai cavalli attraverso le onde. Nettuno trasmette gli ordini non con lo scettro ma con il tridente: quando la divinità muove il tridente, si placano le tempeste, il mare appare tranquillo e sereno. Talvolta Nettuno discende anche sulle terre, dove spesso le famiglie dei marinai invocano aiuto alla divinità e presso gli altari sacrificano per lui i tori ed i vitelli. Infatti, senza l'aiuto di Nettuno, la vita dei marinai sarebbe continuamente in pericolo. Spesso i marinai edificano dei tempietti e dinanzi alle immagini della divinità pregano così Nettuno: "figlio di Rea e di Saturno, regola i venti, respingi le tempeste, preserva i marinai durante i pericoli, mostra il corretto percorso attraverso le tenebre". Se Nettuno esaudisce le preghiere, i marinai salpano e approdano bene. (By Maria D.)
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Magna fama Romanis et Graecis fuit, sed non eisdem causis. Antiqui ipsi saepe duas gentes inter se comparabant...propter illas divina suavitate cantus mentes ipsa educaverunt, bonos mores teneris animis puerorum inspiraverunt.
I romani ed i Greci ebbero (dativo di possesso) grande fama ma non per gli stessi motivi. Gli antichi stessi avevano messo a paragone i due popoli. Tutta l'Italia prima della seconda guerra punica in primo momento fu ricondotta sotto l'autorità dei Romani. La Grecia invece non fu mai sotto il dominio di un'unica città greca. Gli abitanti di questa terra furono la maggior parte marinai, di quei popoli (invece furono) soprattutto contadini e soltanto (tantum) dopo alcune generazioni, costruite le navi da trasporto (ablativo assoluto) ebbero origine, per tutti i mari, anche i mercanti. La stessa natura della Grecia offriva una grande abbondanza di porti. I Romani come altri popoli d'Italia avevano (dativo di possesso) terre feconde, pascoli rigogliosi, mandrie di straordinaria grandezza. L'aratro e il vomere, queste furono le prime armi dei Romani. Quel famoso (ille) Catone reputava soltanto l'agricoltura la professione degna dei cittadini romani. Invece le armi dei Greci furono la letteratura (litterae litterarum) e la sapienza: per questo motivo furono gli inventori di tutte le arti e (di tutte) le scienze. Per queste cose educarono le loro stesse menti con la sublime soavità della poesia, (e) infusero buoni costumi nei teneri animi del fanciulli.