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De rebus gestis ab illustribus viris iam diu scripsi, nunc de locis Italiae peragam. Ceterum de ea re clari sciptores, ...a Sicilia ad oras totius Italiae naves onerariae et poma et olera et rem frumentariam ingentem vehunt.
Ormai ho scritto a lungo sulle imprese da parte degli uomini illustri, ora tratterò relativamente alle località dell'Italia. Del resto gli scrittori, particolarmente Catone e Virgilio, scrissero molte cose in merito a questo famoso argomento, celebrando la salubrità dei luoghi, la mitezza del clima, la fertilità del suolo, i colli esposti al sole, i boschi ombrosi, i passi innocui, le produzioni (la produttività) delle viti e degli olivi, gli armenti di straordinaria specie, i tanti fiumi, i tanti laghi, i fruttiferi campi di viole. Tra i meravigliosi spettacoli della Penisola ripenso all'immagine del vapore del Vesuvio e che emana bollori, la piacevole Baia, le numerose colonie, la grazia delle nuove città, il così grande famoso decoro delle antiche città. Ma cosa dirò in merito alla feconda pianura della Sicilia? tutti i giorni, in ogni periodo, le navi da carico trasportano frutti ed olive e ingenti provviste di grano dalla Sicilia alle coste di tutta l'Italia. (by Maria D.)
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Futura caedes Caesari evidentibus prodigiis denuntiata erat. Paucos ante menses Capuam coloni lege Iulia deducti erant.... at simul volucres varii generis ex proximo nemore evolaverant ibidem et eum discerpserant.
La futura uccisione era stata annunciata da chiari presagi a Cesare. Pochi mesi prima dei contadini erano stati condotti a Capua per la legge Iulia. Lì, mentre venivano costruite delle ville, da essi nel sepolcro di Capi, fondatore di Capua, era stata trovata una tavoletta di bronzo; in essa era stato scritto un terribile vaticinio con lettere e parole greche: "Quando le ossa di Capi verranno scoperte, poco dopo anche un'illustre e potente uomo, discendente dalla dea Venere e da Capi, sarà ucciso e sarà vendicato con grandi stragi, con molto sangue dei cittadini." Inoltre delle greggi, che Cesare aveva consacrato agli dei presso Rimini e aveva lasciato erranti e senza guardiano, alle none di Marzo, come molti autori scrivono, rifiutarono ostinatamente il cibo e piansero copiosamente. Il giorno prima delle medesime idi uno scricciolo con un ramoscello d'alloro si era avvicinato alla curia di Pompeo, ma contemporaneamente degli uccelli di varia specie si erano levati a volo da un bosco vicino e proprio lì lo avevano dilaniato.( versione inviata dall'utente Rorazz)
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Saepe Iuppiter Tantalum, Lydorum regem in Olympum vocabat atque admittebat ad epulas deorum. In divinis convivii... Iam deos Tantalus non videt, sed tantum aquas atrae paludis et saxum magni ponderis, impendens cervici suae.
Spesso Giove convocava sull'Olimpo Tantalo, re dei Lidi, e lo faceva partecipare (ammetteva) al banchetto degli dèi. Durante i banchetti divini Tantalo non solo osservava con occhi attenti gli ammirevoli cuscini e i soffitti d'oro e d'avorio, ma ascoltava i discorsi delle divinità. Ma una volta, mentre sedeva tra le divinità, compì il furto del nettare e dell'ambrosia. Subito Giove per un così grande misfatto fu smosso da una grande ira e non solo privò Tantalo del regno ma lo condannò anche con una eterna pena negli inferi. In quel luogo infatti Tantalo era tenuto in catene nella palude della Stigia, non venivano mai offerti piaceri al povero ladro: quando ardeva dalla sete e avvicinava la bocca all'acqua, l'acqua retrocedeva in fretta; quando desiderava di mangiare e sollevava il braccio verso i frutti dell'albero vicino, un vento improvviso sollevava i rami verso il cielo. Tantalo non vide più le divinità, ma soltanto l'acqua dell'oscura palude e un sasso di enorme peso, che pendeva sul suo collo.(by Maria D.)
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Post Ancum Martium regnum a Prisco Tarquinio accipitur. Tarquinius vero multa cum prudentia populum regebat:...altera fortuna et cum Sabrinis et cum Volsci et cum Aequis dimicabat armis; semper tamen boni di victoriam ultimam ac trimphum Romanis tribuebant.
Dopo Anco Marzio il regno fu preso da Tarquinio Prisco. Tarquinio in verità reggeva il popolo con molta prudenza: Anche ora dagli storici è ricordato per i molti benefici e le famose vittorie, ma particolarmente per gli edifici pubblici. Mentre Tarquinio regnava, veniva costruito a Roma il Circo tra il Palatino e l'Aventino, venivano posti intorno alla città le mura, venivano costruite le fogne; inoltre erano introdotte nuove isole con larghe strade e aree nello spazio della città; infine per la gioia del popolo venivano istituiti i giochi Romani. Allora Tarquinio mandava i legati di Veio e di Cuma per la pace, ma non sempre placava i popoli confinanti con parole positive e li conciliava con i Romani: combatteva con le armi secondo una diversa fortuna sia con i Sabini sia con i Volsci che con gli Equi; tuttavia gli dèi buoni attribuivano sempre l'ultima vittoria ed il trionfo ai Romani. (By Maria D. )
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Porsenna, Etruscorum tyrannus, totum agrum Romanum crebris proeliis vastabat; Romani cotidie infestas copia...."In nullo alio hoste tantum animum umquam videbam; non pubiam tam strenuum adversarium, sed beneficio meo liber Romam remeabit".
Porsenna, tiranno degli Etruschi, devastava tutto il campo Romano con frequenti battaglie; i Romani ogni giorno respingevano le truppe nemiche dal campo degli antenati, ma ormai erano stanchi per le continue battaglie: alcuni consigliavano la tregua, altri la pace con Porsenna, altri non vedevano alcuno scampo da un così grande pericolo. Solo C. Mucio non disperava in merito alla vittoria, ma preparava un'insidia al tiranno. Alla fine, fornito di spada, giunse all'altra riva del Tevere; tentò di uccidere Porsenna nell'accampamento Etrusco. Ma l'avversa fortuna non aiutò l'uomo valoroso: Mucio infatti non uccise Porsenna, ma ferì lo scriba del tiranno. Allora Mucio, irato con se stesso, mise sul focolare la sua destra, tuttavia Porsenna trattenne Mucio e per la generosa audacia lo lodò così: "in alcun’altro nemico non avevo mai visto tanto coraggio; farò tornare a Roma non punito un così valoroso avversario, ma grazie al mio privilegio libero. (By Maria D. )