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Sexcentesimo octogesimo primo anno Urbis conditae, P. Cornelio Lentulo et Cn. Aufidio Oreste consulibus, ...qui tum ingenti gloria imperabat. da Eutropio
Nel 681 a partire dalla fondazione di Roma, sotto i consoli P. Cornelio Lentulo e Cn. Aufidio Oreste, a proposito dell'impero Romano c'erano soltanto due pesanti guerre, Mitridatica e Macedonica. I luculli svolgevano queste due, L. Lucullo e M. Lucullo. L. Lucullo dunque dopo la battaglia di Cizico, in cui aveva sconfitto Mitridate, e quella navale, in cui aveva ucciso i condottieri di costui, lo perseguitò e, ricevuta la Paflagonia e la Bitinia, invase anche il suo regno, conquistò Sinope e Amison, famosissime città del Ponto. Nella seconda battaglia presso la città di Cabera, in cui Mitridate aveva tratto da ogni regno ingenti milizie, essendo stati distrutti trentamila eccellentissimi soldati del re dai cinquemila soldati Romani, Mitridate fu messo in fuga, depredato il suo accampamento. Anche l'Armenia minore, che era stata occupata fu sottratta allo stesso. Tuttavia Mitridate dopo la fuga venne sostenuto da Tigrane, re dell'Armenia, che a quel tempo governava con ingente gloria. (by Maria D.)
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Sine ullo dubio, Flavio Vespasiano multa alia merita erant, sed praecipue peritus dux erat. Post multas claras victorias ... indignus et saevus princeps, ubique invisus erat: sica in regia a coniuratis tollebatur.
Sicuramente Flavio Vespasiano aveva molti meriti (dativo di possesso), ma era soprattutto un esperto comandante. Dopo molte vittorie in Britannia fu acclamato dalle sue legioni principe di tutto l'impero romano e succedeva all'indegno Vitellio. Solo Vespasiano, dopo tanti feroci tiranni, rendeva Roma sicura, con giuste imposte raccoglieva denaro nell'erario, amministrava bene le provincie, respingeva lontano i popoli barbari dalle città romane. Regnava per circa dieci anni con straordinaria giustizia e parsimonia. Vespasiano aveva due figli, Tito e Domiziano: uno era valoroso e munifico, l'altro perfido, spendaccione, amante della vana gloria. Tito succedette a Vespasiano; regnava per poco tempo, ma santamente e rettamente: infatti per l'encomiabile clemenza fu detto da tutte quante le genti "delizia del genere umano". Dopo Tito anche Domiziano regnava per quindici anni, ma, indegno e crudele principe, era inviso in ogni luogo; nella reggia fu eliminato con una pugnalata dai congiurati. (by Geppetto)
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In Latio, sicut deorum responsa imperabant pio viro, primum Aeneas fidos socios quaerit inter Latinos: ...Ascanius autem Lavinii non manebit: Consilio oraculi Albam Longam, futuram patriam Romuli et Remi, in Latio condet.
Prima di tutto Enea cercò i fedeli compagni tra i Latini nel Lazio, come i responsi degli dèi comandavano all'uomo pio: si diresse a Laurento e giunse al cospetto del re Latino che promise ad Enea in matrimonio Lavinia, sua figlia, già fidanzata di Turno, re dei Rutuli. Ma Turno, molto arrabbiato, dichiarò guerra ai Troiani con gli altri popoli del Lazio. soltanto gli Arcadi, che dimoravano la città di Pallanteo sul Palatino, unirono le loro armi con le milizie Troiane. Per molti anni si combatté una dura guerra; durante lo scontro tra i Troiani ed i Latini, persero la vita uomini famosi, giovinetti valorosi. Alla fine gli dèi affidarono l'esito della Guerra a Turno e a Enea: Enea infatti si scontrò con Turno in una singolare gara. Turno in verità fu ucciso da Enea sotto gli occhi dei Rutuli. Dopo la vittoria Enea sposò Lavinia e fondò la città di Lavinio. Da quel momento i Troiani ed i Latini, sotto il potere di Enea, saranno un unico popolo. Ascanio invece non rimarrà a Lavinio: sotto consiglio dell'oracolo fonderà nel Lazio Alba Longa, futura patria di Romolo e Remo.
(By Maria D. )
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Propter sollertiam Marcii Coriolani, Corioli, Volscorum oppidum, post multos annos tandem a Romanis capiebantur...sed Romanorum inimicitiam non effugit, immo etiam in odium Volscis venit. Paulo post dolo conficitur.
Grazie all'abilità di Marcio Coriolano, Corioli, la città dei Volsci, dopo molti anni alla fine veniva occupata dai Romani. Ma dopo una vittoria tanto grande Coriolano si presentava superbamente: strappava il frumento dai campi degli alleati, disprezzava ed opprimeva i plebei, trascurava le divinità né praticava le cerimonie sacre. Pertanto a Roma molti Coriolani desideravano e chiedevano l'esilio. Alla fine Coriolano fu cacciato da Roma, Lo stratega fu catturato dai Volsci. Poi intraprese una guerra con le milizie dei Volsci contro i Romani: vinse e mise in fuga con molte battaglie i cittadini ed i suoi consanguinei. Attaccò anche il campidoglio e dinanzi alle mura preparò l'incendio della patria. Inutilmente i legati Romani chiesero scusa e consegnarono le molte ricchezze ai volsci per la salvezza della città. Coriolano non si piegò alle parole degli uomini, si mosse tuttavia da Veturia con lacrime e lamentele di Volumnia. Allora mesto perturbato mosse l'accampamento e lasciò il suolo paterno; ma non evitò l'inimicizia del popolo Romano. anzi risultò anche odioso ai Volsci. Poco dopo si concluse con lì'inganno.
(By Maria D. )
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Anchises, filius Assaraci, inter Teucros eximia forma eminebat; praeterea propter sapientiam et facundiam...Anchisae appellabat; itaque Iuppiter sine mora virum fulguriebat.
Anchise, figlio di Assarace, spiccava tra i Teucri per l'eccezionale bellezza; inoltre per la saggezza e la sua eloquenza era celebrato non solo tra le popolazioni dell'Asia ma anche tra gli dèi e le dee. Una volta venne notato durante i giochi dei Teucri dalla dea Venere. La dea fu subito incantata dal notevole fascino dell'uomo e non evitò l'unione: giacque di nascosto nel talamo con Anchise, generò un meraviglioso e splendido figlio, Enea che diede alla luce con l'aiuto delle ninfe nei boschi dell'Ida. Poi tuttavia la dea si vergognava del coniuge mortale ed avvertì Anchise con minacce: "O figlio di Assarico, se la nostra unione fosse degna di approvazione da parte delle popolazioni della terra, pagheresti con una gran pena." Invece una volta Anchise in un banchetto, ubriaco a causa del molto vino, trascurò la minaccia della divinità: a chiare parole chiamò Enea figlio di Venere e di Anchise; pertanto Giove senza indugio folgorò l'uomo con un fulmine.
(By Maria D. )