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Octavianus Augustus in pueritia et in adulescentia litteris imbuebatur: Homerum diligebat tragoediasque Euripidis. ... sed saepe ad convivia tua veniet: sine dubio erit bonus amicus, laetus conviva, aequi animi magister".
Ottaviano Augusto durante la fanciullezza e l'adolescenza venne avviato alle lettere: prediligeva Omero e le tragedie di Euripide. Egli stesso scriveva tragedie, ma non le divulgava mai: erano infatti acerbe e senza armonia. Coltivava le lettere latine e greche per tutta la vita. Era sempre amico e generoso verso i poeti, soprattutto verso Orazio e Virgilio. Infatti Orazio e Virgilio dopo la battaglia di Azio non solo cantavano le splendide vittorie di Ottaviano, ma consigliavano anche ai Romani la sobrietà l'abilità e la giustizia, inoltre, la costanza nei pericoli e nelle preoccupazioni della vita, Mecenate in punto di morte disse a Ottaviano, suo amico: "Il nostro Orazio rimarrà senza amicizia e senza i miei aiuti. Te lo affido. Non vivrà nella tua reggia, ma giungerà spesso ai tuoi banchetti: sarà senza dubbio un buon amico, un lieto commensale, maestro dell'animo sereno. (By Maria D.)
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Interfecto Indutiomaro, ad eius propinquos a Treveris imperium mandatur. Novi principes Germanos finitimos ...
Assassinato Induziomaro (ablativo assoluto), il comando viene affidato dai Treveri ai parenti di lui. I nuovi capi istigano i confinanti Germani contro i Romani e promettono denaro, ma non ottengono un'alleanza dai vicini Germani; quindi cercamp di corrompere gli altri Germani nei giorni successivi. Dopo aver trovato alcune civiltà, rafforzano i reciproci rapporti: i Treveri uniscono a loro con un'alleanza e un patto anche Ambiorige. Comprese queste cose, Cesare teme per la guerra imminenete: "Ovunque - pensa Cesare tra sé e sé - la guerra è preparata; i Nervii, gli Aduatuci e i Menapi, aggiunti a tutti i Germani Cisreani, sono in armi, inoltre i Senoni, chiamati, non solo non vengono al mio cospetto, ma comunicano anche con i Carnuti e le civiltà confinanti; inoltre i Germani sono sobillati dai Treveri con numerose ambascerie". Considerate e esaminate tutte queste cose, Cesare rifletteva sulla guerra e non vede nessun'altra via di scampo, degna del suo valore e del prestigio del popolo.
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Deductis orae maritimae praesidiis, Caesar, ut supra demonstratum est, aliquot cohortes ad praesidium Orici ...
Spostate le truppe della costa marittima (abl.ass.), Cesare, come è stato dimostrato sopra, lasciò alcune corti a difesa del porto di Orico e affidò al quelle stesse la custodia delle lunghe navi, che aveva portato in quel luogo dall'Italia. Cesare mise al comando di questo compito e della città il luogotenente Acilio Canino. Dopo aver assunto questo incarico, riportò le nostre navi nel porto interno dietro la città e le legò alla terra e mise davanti all'imboccatura del porto una nave da carico sommersa e la legò a un'altra nave. Sopra questa nave, edificò una torre e la collocò all'ingresso dello stesso porto. Inoltre riempì di soldati la torre stessa. Costoro protessero il porto in quei giorni, preparati a ogni problema immediato.
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Caesar ut omnes antiqui scriptores tradunt ad civiles...
Cesare, come tutti gli antichi scrittori tramandano, era adattissimo alle orazioni civili, Inoltre si adoperò molto nello studio assiduo, tanto che era considerato dai romani un oratore raffinato e elegante. Tuttavia a lui fu sufficiente arrivare al secondo posto tra gli oratori. "D'altra parte non deciderò mai il primo posto per essere considerato il primo di tutti i cittadini nella Potenza e nelle armi piuttosto che per la bellezza dei discorsi."
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Aquarum penuria in militibus sitim desideriumque haustus excitabat...
La scarsezza dell'acqua accendeva nei soldati la sete e il desiderio di bere. Tuttavia non c'era nessuna notizia riguardo a vicini laghi o a stagni stagni. La nebbia nascondeva la luce e l'aspetto delle distese era simile ad un mare vasto e profondo. Di notte la marcia era tollerabile perchè i corpi erano confortati dal freddo notturno e dalla rugiada, ma, all'alba, il calore e la siccità assorbivano ogni umore naturale. Le bocche e le viscere ardevano dall'interno e dapprima si infiacchivano gli animi, poi i corpi. Allora era grandissima la mancanza della lontana patria, un intenso desiderio dei ruscelli, dei laghi e delle selve della Macedonia. Tuttavia pochi nell'esercito avevano portato con sé acqua negli otri e con animo magnanimo la condividevano con i compagni: quell'acqua per un po' calmava la sete, ma presto gli otri venivano vuotati e a causa del grande caldo un forte desiderio di una fresca ombra e di acqua prendeva di nuovo i soldati.