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A causa della vita difficile, un povero schiavo lascia il padrone e, furtivamente, se ne va da Corinto. Dopo alcune ore arriva a Megara. Erra a lungo per le strade, chiede cibo inutilmente e soccorso a quelli che incontra; finalmente in una piazza, davanti alla statua di Crisippo, viene salutato cordialmente da un filosofo stoico: "O straniero", dice il filosofo, "vedo i tuoi molti affanni e mi addoloro per la tua povertà. Indossi una tunica trasandata, un abbigliamento degli schiavi, e i padroni non offrono agli schiavi né vino, né pietanze gustose, né alloggi confortevoli; conosci le catene e i duri lavori. Il tuo animo, però, è libero; se avanzi per le tante e diverse vie dell'animo, dalla terra sali al cielo". Ma lo schiavo ascolta poco attento le inconcludenti parole del filosofo, e infine avvampa di collera: "Vengo da Corinto, sono a Megara da poco. Sono assetato e affamato a causa del lungo viaggio. Offri del cibo, o uomo loquace, e non parole, ad un povero schiavo infelice e stanco!".
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Populi Graeciae Italiaeque colunt Bacchum, deum vini gaudiique...
I popoli della Grecia e dell'Italia onorano Bacco, il dio del vino e del piacere, e di notte celebrano i Baccanali. Il dio dona agli uomini e alle donne non solo il vino rosso, ma anche l'allegria ed i molti conforti per gli affanni di una difficile vita. A causa dei graditi benefici del dio vengono sacrificate diverse vittime agli altari di Bacco, o caproni neri o giumente bianche o capre delicate capre o capretti screziati. Bacco viene chiamato dai Greci "Dioniso"; percorre le terre dell'Asia e dell'Europa sopra un carro e viene salutato con liete parole da tutti i popoli: spesso dai Romani Bacco è detto "Libero", perché il vino, dono della divinità, libera gli animi dagli affanni. Il carro di Bacco è tirato non solo da cavalli belli e robusti, ma anche da feroci pantere o da leonesse superbe.
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Primo populus romanus exiguus erat, nec apud Romanos viros feminae erant. Tum Sabinos, populum propinquum, cum eorum feminis ad Romanos ludos invitat... soceros et leviros". Itaque Romulus Sabinos et Romanos unum populum reddit.
In un primo tempo (primo) il popolo romano era scarso, non vi erano donne presso gli uomini romani. Allora Romolo invita i Sabini, un popolo vicino, con le loro donne ai giochi pubblici romani. Durante i giochi i Romani rapiscono all'improvviso le ragazze sabine e scacciano i Sabini dal territorio romano. Ma subito i Sabini raccolgono le truppe per la guerra, assediano Roma, ma sono sconfitti dai Romani. Tuttavia Romolo, sovrano previdente, non elimina del tutto il popolo sabino, anzi ordina ai Romani: "Accogliete i Sabini nel nostro territorio: infatti non solo avremo le donne sabine come spose, ma anche gli uomini Sabini come suoceri e cognati". Quindi Romolo rese Sabini e Romani un unico popolo.
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Orbilius est magister vici, agricolarum et libertorum filios erudit. Horatius quoque discipulus est ...
Orbilio è il maestro del villaggio, egli educa i figli dei contadini e degli schiavi affrancati. Anche Orazio è un allievo di Orbilio: ogni giorno si reca a scuola per l'amore della letteratura e dei poeti. Orazio possiede delle tavolette, lo stilo e il libro di letteratura. I passi di molti poeti sono descritti nel libro di Orazio, ma a scuola il maestro legge sempre e solo Livio Andronico, un poeta pesante. Sia Orazio sia i compagni spesso chiedono a Orbilio: "Maestro, perché oggi non leggiamo Omero?". Orbilio non risponde mai, ma apre il libro di letteratura e indica con il dito i passi di Livio Andronico ai ragazzi. Se i ragazzi o mormorano o sbadigliano per il fastidio, il maestro colpisce i palmi (delle mani) degli allievi con un legnetto. Quindi Orbilio è chiamato dai fanciulli "l'uomo delle percosse".
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A Romanis matronis multae deae honorantur...
Molte dee sono onorate dalle matrone romane, ma soprattutto Giunone e Minerva. Giunone, la grande regina delle dee, fu presa in sposa da Giove; protegge soprattutto le partorienti: infatti le partorienti durante il parto invocano la dea e con l'aiuto della dea generano belle figlie o figli sani. Minerva, la dea della sapienza, non solo dona la prudenza, la moderazione e l'intelligenza, ma protegge anche i soldati in battaglia, consegna le olive giallastre e succulente agli agricoltori, insegna tutte le arti dell'ingegnosità umana. Le statue di Minerva sono ornate con la lancia e con l'elmo; e talvolta la civetta, l'uccello sacro alla dea, è ritratto nelle statue e nei ritratti di Minerva dagli artisti.