- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 2
Neminem Thrasybulo Atheniensi praefero fide constantia magnitudine animi in patriam amore eum nemo anteiit ...
In fatto di lealtà, di tenacia, di magnanimità e di amore nei riguardi della patria, io non metto nessuno al di sopra dell'Ateniese Trasibulo. Nessuno superò lui in valore. A costui, in virtù degli enormi meriti – infatti aveva ucciso i tiranni di Atene – venne assegnata dal popolo una corona fatta di due rametti d'ulivo. Questa (corona), poiché l'aveva determinata l'affetto dei cittadini e non la forza, non ebbe nessuna invidia, e per lui fu di grande gloria. Dunque, disse bene il grande Pittaco, il quale è stato considerato nel gruppo dei sette saggi, mentre gli abitanti di Mitilene gli donavano molte migliaia di iugeri di terra: Vi prego, non datemi ciò che molti potrebbero invidiare, e che più ancora potrebbero inoltre bramare. Perciò, di codesti (iugeri), io non voglio più di cento iugeri, i quali mostrino sia il mio senso della misura, sia il vostro volere. Infatti i doni piccoli hanno l'abitudine d'essere duraturi, i doni sontuosi hanno l'abitudine di essere effimeri. Dunque Trasibulo, dopo che fu stato omaggiato di quella corona, né chiese di più, né ritenne di essere stato superato da qualcuno in fatto d'onore.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 2
All'alba tutti i nostri soldati erano pronti allo scontro e, non lontano, si distingueva l'esercito dei nemici. All'improvviso Labieno, per ordine di Cesare, dà il segnale di battaglia. Nel primo scontro vengono respinti i nemici e vengono messi in fuga dall'ala destra, dove aveva collocato la settima legione; dall'ala sinistra si ritirano le prime file dei nemici dopo essere stati trapassati dalle frecce, tuttavia i rimanenti resistevano audacemente, e non davano segno di fuga. Il comandante dei nemici, Camulogeno, incitava i suoi soldati. Ma ora, a causa dell'esito incerto della vittoria, i tribuni della settima legione, spiegarono una legione dietro le spalle dei nemici e fecero un assalto contro quelli. I nemici non si ritirarono dal luogo e furono tutti accerchiati e uccisi dai Romani. Camulogeno ebbe la stessa sorte. Anche quei nemici che erano stati lasciati in difesa davanti all'accampamento di Labieno, giunsero in suo soccorso e conquistarono il colle, ma non sostennero l'impeto dei nostri soldati vincitori. Così, mescolati ai loro che fuggivano, molti furono uccisi dalla cavalleria.
Versione tratta da: Cesare
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 2
Attilio Regolo, mentre diffondeva ampiamente terrore con la sua fama, e mentre uccideva o imprigionava una gran quantità di giovani nemici e gli stessi comandanti, mentre mandava una flotta carica con un ingente bottino verso la città, già stringeva d'assedio la stessa Cartagine, origine della guerra, e incalzava alle sue stesse porte. A questo punto però si ribaltò la sorte, essendo più evidenti i segni della virtù romana, l'influenza della quale è generalmente confermata dalle calamità. Infatti, dopo che Sparta aveva inviato loro come generale Santippo, veniamo sconfitti da un uomo più esperto di strategia militare, e per i Romani ci fu disfatta orribile ed estranea alla loro consuetudine. Regolo giunse nelle mani dei nemici vivo. Ma egli fu certamente all'altezza di una tale calamità; infatti non fu piegato dalla prigione Cartaginese e dalle torture, né, incaricato dai nemici di un'ambasceria per convincere il senato circa la pace, volle riferire degli ordini nemici, ma in realtà decise, alla presenza dei senatori, che non fosse stabilita la pace e che non venisse accettato lo scambio dei prigionieri. Ma la (sua) dignità non fu danneggiata né da quel suo volontario ritorno ai nemici, né dal supplizio della croce, anzi (fu) ancora più ammirevole per queste cose.
Versione tratta da: Floro
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 2
Si combatté aspramente presso il fiume Axona. I nostri, dopo aver assalito nel fiume i nemici impacciati, uccisero un gran numero di essi; con un gran numero di frecce respinsero i restanti che tentavano molto coraggiosamente di passare attraverso i loro cadaveri e uccisero i primi che erano passati. I nemici, quando capirono che loro avevano assalito invano sia la città che il ponte e, quando iniziò a scarseggiare il rifornimento, dopo aver indetto un'assemblea, decisero di tornare in patria, per combattere meglio nel loro territorio che in quello altrui e per sfruttare l'abbondanza di viveri della loro terra. Presa questa decisione, dopo essere usciti dall'accampamento con grande schiamazzo e tumulto, si affrettano a ritornare a casa senza uno schieramento certo, né un ordine. Cesare, dopo aver immediatamente saputo questa cosa grazie agli esploratori, poiché temeva imboscate, trattenne l'esercito e la cavalleria nell'accampamento. All'alba, dopo che la notizia fu confermata dalle spie, mandò avanti tutta la cavalleria affinché attendesse la retroguardia. A questi mise a capo i luogotenenti Q. Pedio e L. Aurunculeio Cotta; ordinò che il luogotenente T. Labieno li seguisse. Questi, dopo aver aggredito la retroguardia, uccisero una grande moltitudine di quelli che fuggivano.
Versione tratta da: Cesare
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A SCUOLA LATINO A CASA versioni tradotte
- Visite: 2
Solet a despectis par referri...
Da parte di coloro che vengono maltrattati suole essere reso un ringraziamento uguale. Una pantera sprovveduta, un giorno, cadde in una fossa. La videro i contadini: alcuni buttano dentro bastoni, altri la ricoprono di sassi, certi tali, al contrario, avendo compassione di quella, destinata senz'altro a morire anche se nessuno le avesse fatto del male, le gettarono del pane per tenersi in vita. Giunse la notte: se ne vanno tranquilli a casa, pensando che il giorno seguente l'avrebbero trovata morta. Ma quella, appena ha rinfrancato le deboli forze, con un balzo rapido si libera dalla fossa, e si affretta a passo svelto verso la tana. Passati pochi giorni, balza fuori, massacra il gregge, uccide gli stessi pastori, e, distruggendo ogni cosa, infierisce con impeto rabbioso. Allora, temendo per sé, quelli che avevano risparmiato la bestia feroce non rifiutano il castigo, pregano soltanto per la salvezza della vita. Ma quella: Mi ricordo bene chi mi ha aggredita con la pietra, e chi mi ha dato del pane; voi smettete di aver paura. Io mi rivolgo come un nemico a quelli che mi hanno fatto del male.
Versione tratta da: Fedro