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Mentre Cesare si trovava in Gallia con le legioni nei quartieri invernali, da una lettera di Labieno venne a sapere che tutti i Belgi congiuravano contro il popolo Romano e che (i nemici) si scambiavano tra loro ostaggi. Scosso da queste notizie e dalla lettera, immediatamente arruolò due nuove legioni e giunse nella Gallia interna con il legato Q. Pedio. In quel luogo i Senoni gli riferirono che dai Belgi veniva organizzata una truppa e che veniva radunato in un solo luogo un ingente esercito. Allora, in realtà, senza aver frapposto alcun indugio, Cesare, preparati i viveri, toglie l'accampamento e in breve tempo arriva nella regione dei Belgi. Dopo che era giunto in quel luogo i Remi, vicini ai Belgi, inviarono a lui i più importanti ambasciatori della città, affinché dicessero che consegnavano se stessi e tutte le loro cose sotto la protezione e il potere del popolo Romano, e che non si sarebbero accordati con i restanti Belgi e che non avrebbero congiurato contro il popolo Romano e che sarebbero stati pronti sia a fornire ostaggi sia ad aiutare con frumento e con altre cose. Quelli confermarono anche che tutti i Belgi erano in armi e che i Germani si erano alleati con loro, e che la rabbia di tutti loro contro i Romani era grande.
Versione tratta da: Cesare
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Quando Ercole indossò la veste, immediatamente iniziò a bruciare; straziato dal dolore, si gettò nel fiume affinché le fiamme venissero spente, ma dopo che si era immerso, il fuoco ardeva ancora più forte. Ma, mentre tentava di strappare la veste, si accorse che quella si era attaccata alle carni in una maniera così inestricabile che mentre solleva la stoffa, lacerava anche la pelle e le sue viscere. Allora Ercole gettò in mare Lica, che gli aveva offerto la veste e, nel luogo in cui cadde spuntò dai flutti una roccia, che viene chiamata Licade. Allora si narra che Filottete, figlio di Peante, abbia costruito una pira per Ercole sul monte Eeta e lo abbia posto su di essa: tutti gli déi, poiché erano toccati dalla pietà nei confronti dell'uomo che aveva reso favori così grandi agli uomini, con il suo valore e con le sue forze, lo tirarono fuori dalle fiamme e lo misero nell'ordine delle divinità immortali. Deianira, moglie di Ercole, con la coscienza sfinita dalle sofferenze, si uccise.
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Labieno sconfigge i Bellovaci
Fu lasciata una difesa per l'accampamento, e un piccolo esercito fu mandato a Metlosedo. A quel punto i Bellovaci guidarono le truppe rimanenti contro Labieno, il luogotenente di Cesare. All'alba, le truppe dei nemici si distinguevano da lontano sul campo. Poiché ormai si sentivano le grida dei nemici, Labieno, secondo il consiglio di Cesare, incoraggiò i fanti e i cavalieri dei Romani con parole risolute e rabbiose, e ricordò a tutte le truppe dell'antico valore; quindi dette il segnale di battaglia. Al primo scontro, dal fianco destro, dove si trovava la settima legione, i nemici furono respinti e messi in fuga; sull'altro fianco, invece, sebbene le prime file dei nemici furono trapassate dalle frecce e caddero, i rimanenti Galli resistevano accanitamente, contendevano con i nostri con altissimo valore, e non davano nessun segno di fuga. Si combatté accanitamente, e la battaglia fu a lungo incerta; ma, alla fine, i tribuni della settima legione schierarono le coorti dietro le spalle dei nemici, e aggredirono i nemici: così la vittoria fu conquistata dai Romani. Quasi tutti i Galli furono circondati e uccisi; pochi fuggono, ma furono abbattuti dai cavalieri. Alla fine Labieno tornò ad Agedinco, dove lasciò le salmerie di tutto l'esercito, e da lì raggiunse Cesare.
Versione tratta da: Cesare
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Tranquillus contubernalis meus vult emere agellum quem venditare amicus tuus dicitur ...
C. Plinio saluta il suo Bebio Ispano. Tranquillo, un mio amico, vuole acquistare un piccolo podere che si dice venda un amico tuo. Io ti prego di fare in modo che egli compri a quanto è giusto. Infatti, in questa maniera, egli si rallegrerà di aver comprato. Del resto, un cattivo acquisto è sempre spiacevole, soprattutto perché sembra dimostrare al padrone la (sua) stupidità. Peraltro, in quel podere, purché il prezzo piaccia, molte cose stuzzicano l'appetito del mio Tranquillo : la vicinanza di Roma, la comodità della strada, la modesta dimensione della fattoria, la misura (ossia "l'estensione") del terreno. Infatti, ai proprietari letterati, come è costui, è abbondantemente sufficiente una quantità di terreno tale che essi possano rilassarsi, rifarsi gli occhi, passeggiare lentamente lungo il confine, consumare un unico sentiero, conoscere tutte le loro pianticelle di vite, e contare gli arbusti. Ti ho illustrato queste cose, affinché tu sapessi meglio in che misura egli sarebbe debitore a me, ed io a te, se egli comprasse codesto piccolo podere, che viene raccomandato da queste caratteristiche, ad un prezzo che non lasci spazio al pentimento. Ti saluto.
Versione tratta da: Plinio il Giovane
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Una piccola volpe invita a cena una cicogna ed offre alla cicogna un brodo liquido in un piatto. Ma la cicogna non può assaporare il cibo con il suo becco. In seguito, la cicogna invita la piccola volpe, e offre alla piccola volpe il cibo all'interno di un'anfora. L'invitata lecca l'anfora, ma non può assaporare il cibo, poiché non ha il becco.
Versione tratta da: Fedro