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Poiché, d'altra parte sono gemelli e non vale il rispetto dell'età, decidono di raccogliere i segnali dagli dei: Romolo sul Platino, Remo sull'Aventino, tracciano dei templi a cielo aperto, ed osservano il cielo. Remo per primo vede sei avvoltoi, ma a Romolo si manifesta un numero doppio (di avvoltoi). Poiché il presagio è giudicato propizio per Romolo, al contrario infausto per Remo, da Romolo vengono tracciati sul Palatino con un solco dell'aratro, i nuovi confini della città. Ma Remo è mosso da una grande invidia, per scherno del fratello scavalca il solco e immediatamente viene ucciso da Romolo. Così Romolo assume il potere come unico signore, e chiama la nuova città con il suo nome.
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Novum bellum a Sabinis in Romanos...
Una nuova guerra viene condotta dai Sabini contro i Romani, e non viene dichiarata prima di essere ingaggiata. Alla decisione, quindi, si aggiunge l'inganno. Sp. Tarpeio, comandante della guarnigione dei Romani, aveva come figlia Tarpea. Tazio, signore dei Sabini, corrompe con l'oro Tarpea, e, con uomini armati, attacca la rocca dei Romani. Tarpea chiede ai Sabini, come ricompensa, i bracciali d'oro e gli anelli ricoperti di gemme che (essi) avevano al braccio sinistro: ma i Sabini schiacciano e uccidono la fanciulla con gli scudi che (essi) portano col braccio sinistro. I Sabini occupano la rocca, i Romani sono costretti a combattere in una posizione sfavorevole. A quel punto il re Romolo, con un manipolo di uomini coraggiosi, assale ed uccide Mezio Curzio, comandante dei Sabini.
Versione tratta da: Livio
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Gli Spartani dopo la vittoria di Platea, inviarono il re Pausania con la flotta ordinaria a Cipro e in Ellesponto, affinché scacciasse le guarnigioni dei barbari da quei luoghi. Pausania, invece, dopo aver conquistato Bisanzio, trattò con il re dei Persiani l'alleanza, per la qual cosa cadde sotto il sospetto degli Spartani. Fu richiamato in patria dove, accusato di delitto capitale viene assolto, tuttavia viene multato in denaro. Però presto tornò in Troade e lì non cambiò solo le usanze patrie, ma anche il tenore di vita e il modo di vestire: indossava una veste regale, era circondato da guardie del corpo Medie ed Egiziane; venivano allestiti per lui banchetti secondo l'usanza dei Persiani più lussuosi di quanto coloro che partecipavano potessero tollerare; rispondeva a tutti superbamente, comandava duramente; non voleva tornare a Sparta. Dopo che gli Spartani seppero ciò, gli inviarono degli ambasciatori con un papiro, nel quale scrissero che se lui non fosse tornato in patria, loro lo avrebbero condannato a morte. Turbato da questa notizia, sperando che, anche allora grazie al denaro e al potere, avrebbe potuto allontanare il pericolo, tornò in patria.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Due strade portavano a Lucera, una oltre le coste del mare Adriatico, praticabile e aperta ma eccessivamente lunga, la seconda attraverso le Forche Caudine, breve ma adatta all'agguato: infatti ci sono due passi alti, stretti e boscosi, uniti tra loro da monti continui. Giace tra questi una pianura abbastanza aperta, inaccessibile nel mezzo, erbosa e abbondante d'acqua, dove in mezzo c'è un passaggio. Si decise di scegliere quella strada, affinché venisse rapidamente fornito aiuto ai Lucerini: questo fu l'inizio della disfatta e della rovina. Prima che tu giunga al percorso pianeggiante, ci sono delle strette gole e, se prosegui oltre, solo una strada attraversa l'altro passo stretto e impraticabile. Quando i Romani, dopo aver fatto scendere l'esercito, proseguono oltre verso le gole, le trovano chiuse per la caduta di una quantità enorme di alberi e sassi. Dopo aver scoperto l'inganno dei nemici, viene anche notata una guarnigione sulla cima del passo. Da quel luogo, precipitosi si volgono per percorrere la strada al contrario; trovano anche quella chiusa da uno sbarramento e da uomini armati.
Versione tratta da: Livio
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Sulle amene coste della Sicilia ci sono innumerevoli colonie Greche, come Messina e Catania, ma soprattutto Siracusa, patria di poeti e marinai, è considerata ricca e illustre. Presso Imera gli abitanti di Siracusa vincono i marinai della Fenicia con un duro scontro in favore dei coloni Greci e liberano l'isola dagli stranieri. Catania e Messina erano piccole e deboli : l'una (è spaventata) dagli abitanti di Reggio, l'altra è spesso spaventata dagli abitanti di Siracusa e dall'ira dell'Etna. Segesta, piccola e solitaria, ma anche bella e superba sorge sul suolo Fenicio. Le minacce di Siracusa spesso sono sgradite e moleste per Segesta, quindi gli abitanti richiedono le truppe di Atene. Atene invia molte barche e ingenti truppe, ma a causa dello scontro ostile, sono vinti dalle truppe di Sparta: i marinai di Atene, in parte vengono uccisi, in parte catturati e vengono chiusi nella latomia, orribile prigione di Siracusa.