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Minerva era considerata dalle donne di tutto il mondo la protettrice della tessitura. Tutte le fanciulle e le ancelle esperte di tessitura erano allieve della dea. La sola Aracne, una fanciulla Lidia, tesseva e ricamava con l'ago belle stoffe e mirabili abiti. Aracne aveva una grande fama tra le donne di tutta l'Asia, ma la fanciulla, per l'eccessiva superbia, non riconosceva Minerva come maestra. La fanciulla non viene turbata neppure dalla collera della dea, ma anzi, sfida Minerva ad una gara. A quel punto, dalla fanciulla viene vista una vecchietta canuta, la quale avanza con un bastone malsicuro, e pronuncia parole di biasimo: Non disprezzare il mio consiglio, fa' la lana tra le donne ed otterrai gloria, sottomettiti invece alla dea, e chiedi perdono a Minerva.
Versione tratta da: Ovidio
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Ego has prid. Non. Quint. proficiscens Athenis dedi cum ibi decem dies fuissem ...
Cicerone saluta Attico. Ho consegnato questa lettera (has = has litteras) il giorno prima delle None di Luglio, partendo da Atene, dopo che ero stato lì per dieci giorni. Era venuto Pontino, insieme con Cn. Volusio. Era presente il questore. Mancava il tuo Tullio solo. Avevo delle navi scoperte dei Rodiesi e delle navi a due ordini di remi degli abitanti di Mitilene. In merito ai Parti c'era silenzio. Possano gli dèi aiutare quel che resta! Fa' in modo che io sappia tutti i fatti, ma soprattutto fa' in modo di star bene.
Versione tratta da: Cicerone
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Irae adversus Veientes...
I rancori contro i Veienti furono rimandati. Ma, anche allora, la superstizione impedì che si dichiarasse immediatamente guerra, e che si inviassero gli eserciti. I consoli ritennero di dover prima mandare i feziali a chiedere soddisfazione. Coi Veienti ci si era scontrati poco tempo prima presso Nomento e presso Fidene, e dopo, a seguito di quei fatti, era stata fatta non una pace, ma una tregua, e da una parte, il termine di questa (tregua) era ormai scaduto, dall'altra, quelli avevano ripreso le ostilità già prima del termine. Ciononostante, vennero inviati i feziali, ma quando questi, dopo aver giurato secondo il costume degli antenati, chiesero soddisfazione, le loro parole non vennero nemmeno ascoltate. A quel punto ci fu un dibattito se la guerra andasse dichiarata su decisione del popolo, o se fosse sufficiente un decreto del senato. I tribuni, minacciando che avrebbero impedito gli arruolamenti, riuscirono a ottenere che il console Quinzio sottoponesse al popolo la questione della guerra. Votarono a favore tutte le centurie. La plebe vinse anche riguardo a ciò: ottenne che non fossero eletti consoli per l'anno successivo. Vennero nominati quattro tribuni dei soldati con potere consolare. Di costoro, uno solo fu a capo della città, tre, una volta tenuto l'arruolamento, partirono per Veio, e furono di dimostrazione di quanto fosse inutile ai fini della guerra il comando di più uomini. Col tendere ciascuno ai suoi propri piani, e poiché ad uno sembrava opportuna una cosa, e ad un altro un'altra, concessero spazio ad un'occasione favorevole al nemico.
Versione tratta da: Livio
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Puellae supplicatur et in humanis vultibus deae tantae numina placantur et in matutino progressu virginis victimis et epulis Veneris absentis nomen ...
Si rivolgono preghiere alla fanciulla, e le volontà di una dea tanto grande vengono placate nei volti umani, e durante la passeggiata mattutina della fanciulla, si placa il nome di Venere assente con vittime e banchetti, e quando poi ella si spostava per le piazze, le genti, in gran numero, le rivolgevano suppliche per mezzo di fiori intrecciati e sciolti. Questo incongruo trasferimento di onori divini al culto di una fanciulla mortale infiamma fortemente l'animo della vera Venere, e, incapace di sopportare l'indignazione, tremando mentre scuote la testa, (la dea) disse così tra sé e sé: Ecco che io, l'antica genitrice della Natura, Venere, la datrice di vita dell'intero universo, sono trascinata in compartecipazione con una fanciulla mortale nell'onore della maestà, e il mio nome, scritto dal cielo, viene profanato dalle sporcizie terrene! Invano quel celebre pastore, del quale il grande Giove garantì la giustizia e la lealtà, mi preferì, per lo straordinario aspetto, a dee tanto grandi. Ma costei, chiunque ella sia, non avrà usurpato i miei onori gioendo così: infatti farò in modo che ella si penta proprio di questa bellezza illegittima.
Versione tratta da: Apuleio
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Ubi Crassus animadvertit suas copias propter exiguitatem non facile diduci hostem et vagari et vias ...
Quando Crasso si rese conto che le sue truppe, a causa del numero esiguo, non si allargavano facilmente, e che il nemico andava di qua e di là, e bloccava le strade, e nell'accampamento lasciava sufficienti guarnigioni difensive (lett. : "lasciava abbastanza di protezione"), e che, per quella ragione, a sé arrivavano in maniera meno agevole il grano e le vettovaglie, e che il numero dei nemici aumentava di giorno in giorno, ritenne che non si dovesse attendere a scontrarsi in battaglia. Dopo che questa scelta venne demandata all'assemblea, quando comprese che tutti pensavano lo stesso, fissò per la battaglia il giorno successivo. All'alba, fatte avanzare tutte le truppe, disposto un doppio schieramento, mandate le truppe ausiliarie al centro del campo di battaglia, attendeva (sottinteso: "di vedere") che decisione prendessero i nemici. Quelli, sebbene, per via del gran numero, dell'antica gloria di guerra, dello scarso numero dei nostri, ritenevano che avrebbero combattuto in sicurezza, tuttavia, ritenevano che fosse più sicuro, una volta assediate le strade, e bloccato l'approvvigionamento, prendersi la vittoria senza nessuna perdita. E, nel caso in cui, a causa della penuria di approvvigionamenti, i Romani avessero cominciato a ritirarsi, pensavano di aggredirli comodamente, quando erano impacciati nella colonna di marcia e con le bisacce sulle spalle. Dato che questo piano era stato approvato dai comandanti, anche se le truppe dei Romani erano avanzate, essi si mantenevano all'interno dell'accampamento.
Versione tratta da: Cesare