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Epaminondas natus patre genere honesto sed pauper iam a maioribus ...
Epaminonda, nato da un padre di famiglia aristocratica, ma rimasto povero già dagli antenati, fu acculturato al punto che nessun Tebano lo fu di più. Infatti, da Dionisio gli fu insegnato a suonare la cetra e a cantare al suono delle corde; da Olimpiodoro (gli fu insegnato) a suonare il flauto, da Callifrone (gli fu insegnato) a danzare. Invece, come insegnante di filosofia, ebbe il Tarentino Liside, un Pitagorico. A costui egli fu a tal punto legato, che, quando era un giovinetto, egli, nell'amicizia, antepose il vecchio accigliato e severo, a tutti i propri coetanei, e non lo lasciò allontanarsi da sé prima di aver superato di tanto tutti gli altri compagni di studi nelle teorie filosofiche, che si poteva capire facilmente che alla stessa maniera avrebbe superato tutti in tutti gli altri ambiti. E questi studi, in base alla nostra tradizione, sono futili e meritevoli di biasimo, ma in Grecia, un tempo, erano oggetto di grande stima. Dopo che divenne giovinetto, e cominciò a dedicarsi alla palestra, mirò non tanto alla grandezza delle forze, quanto alla velocità. Riteneva, infatti, che la prima avesse come scopo l'attività degli atleti, la seconda il profitto di guerra. però, impiegava il massimo dello studio nell'esercizio delle armi.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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L'agricoltura è attività poco redditizia, ma sicura.
In Italia, vasta penisola, e in Sicilia, isola molto vicina alle coste dell'Italia, c'è sia terra fertile, sia una grande moltitudine di contadini. Una gran quantità di uve e olive e di altre primizie è fornita agli abitanti dall'operosità dei contadini. Ma l'Italia e la Sicilia talvolta sono afflitte dalla penuria dei raccolti annuali: dunque per i contadini il pasto è frugale e non c'è abbondanza di cibo nelle anfore. Non vengono servite né uve, né olive nell'antipasto, né focaccia, né garo (salsa) nei banchetti; sia la famiglia, sia la padrona assumono ogni giorno, con grande vergogna, polenta oppure farinata di grano. Ma il contadino giammai distrugge la sua terra, e presto viene prodotta nuova abbondanza di cibo e vengono riempite di nuovo le anfore. Il lavoro dei campi è duro e faticoso, ma il contadino con grande pazienza e moderazione respinge l'infelice indigenza e conduce una vita sicura.
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Marcus Quinto fratri salutem. Mi frater, mi frater, mi frater, tune id veritus es, ne ego iracundia aliqua adductus ...
Marco dice salve al fratello Quinto. Fratello mio, fratello mio, fratello mio, forse tu hai temuto ciò: che io, spinto da qualche sdegno, ti avrei inviato degli schiavi senza una lettera, o che non avrei neppure voluto vederti? Io ce l'avrei con te? Potrei io avercela con te? Quel mio famoso, celebrato consolato mi ha portato via te, i figli, la patria, gli averi; ed io voglio che a te non abbia portato via nient'altro all'infuori di me. Io non vorrei vedere te? Per la verità io non ho voluto essere visto da te! Infatti tu non avresti visto tuo fratello, non quello che avevi lasciato, non quello che avevi conosciuto, neppure una traccia avresti visto di lui, neppure la sagoma, bensì una certa figura di un morto che respira. E magari tu mi avessi visto o saputo morto prima, magari io avessi lasciato te come testimone non solo della mia vita, ma anche del mio ruolo! Fratello mio, perché ti dovrei raccomandare la figlia mia e tua, ed il nostro caro Cicerone (nel senso: "non è necessario che io ti raccomandi ...")? Per le cose che rimangono, possa essermi concesso un pò di serenità e la possibilità di morire in patria. Vorrei che tu proteggessi anche Terenzia, e che mi rispondessi in merito a tutte le questioni. Alle Idi di Giugno, Tessalonica.
Versione tratta da: Cicerone
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Scontro tra Masinissa e Siface.
Durante la seconda guerra Punica Massinissa, re della Numidia, distruggeva i popoli alleati dei Cartaginesi e il regno di Siface. Quindi Siface, provocato alla guerra, si stabilì sulle vette dei monti tra Cirta e Ippona. Allora Siface inviò il suo giovane figlio Vermina con parte dell'esercito conto i nemici con l'intenzione di combattere. Nella notte, Vermina, avvicinatosi all'accampamento dei nemici, di nascosto era sul punto di combattere contro questi. Intanto Siface in persona, dopo aver preparato gli agguati da dietro, condusse le truppe attraverso il monte opposto. Massinissa, che stava per combattere in un luogo a lui favorevole, egli pure schiera i suoi. Lo scontro fu atroce e a lungo incerto, poiché il luogo e il valore dei soldati aiutava Massinissa, il numero (dei soldati) Siface. Infine il gran numero dei soldati garantì una non dubbia vittoria a Siface e, per i nemici non era disponibile neppure una via di scampo, chiusi e bloccati da una parte di fronte, da una parte alle spalle. E così un gran numero di fanti e di cavalieri dei Numidi furono uccisi o catturati. Ma Massinissa scappò tra le frecce dei nemici e, dopo aver schivato Vermina giunse a Sirti minore.
Versione tratta da: Livio
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Ad Alessandria c'era una biblioteca straordinaria e grande. Demetrio Falereo, ambasciatore del primo Tolomeo, per primo raccoglie dei libri e fonda una biblioteca. Tolomeo Filadelfo, figlio di Tolomeo, occupa il regno dell'Egitto, e grazie a una grande dedizione alla letteratura, e a una grande quantità di ricchezze, accresce la biblioteca, fonda una scuola di uomini colti, e dalle Muse, le dèe delle lettere e delle arti, la chiama "Museo". Filadelfo emana un mirabile editto: I libri che saranno nella stiva delle imbarcazioni che approderanno ad Alessandria, saranno confiscati e saranno copiati dai bibliotecari all'interno della biblioteca su fogli di papiro. I libri copiati saranno restituiti ai marinai delle imbarcazioni, i modelli, invece, saranno conservati nella biblioteca, poiché sono privi di difetti. Ad Alessandria vengono anche tradotti libri dalle lingue degli stranieri, soprattutto dalla (lingua) Ebraica: così i libri sacri dei Giudei vengono tradotti in lingua Greca da settanta eruditi bibliotecari.