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Alexander ad contionem milites vocavit et ad hunc maxime modum disseruit: «Testes adversus multitudinem invicti Macedonum roboris ...perque et mea in vos et in me vestra merita, quibus invicti contendimus quaeso, fortiter ac strenue pugnate».
Alessandro convocò i soldati per un’assemblea e dissertò all’incirca in questo modo: "Sono testimoni dell’imbattuta potenza dei Macedoni contro la moltitudine il fiume Granico la Cilicia, inondata dal sangue dei Persiani, ed Arbela, le campagne della quale furono da noi disseminate delle ossa dei vinti. Mentre navigavamo attraverso l’Ellesponto, avremmo dovuto preoccuparci della nostra scarsezza di numero: ora gli Sciti ci inseguono, le truppe ausiliarie battriane sono a disposizione, i Dahai e i Sogdiani militano fra di noi. Eppure non ho fiducia in quella massa di gente: ammiro le vostre forze, ho il vostro valore come garanzia e pegno delle imprese che sono in procinto di effettuare. Finché sarò sul campo di battaglia insieme a voi, non conto né il mio esercito, né quello dei nemici. Ora, voi rivolgete verso di me gli animi pieni di ardore e di fiducia! Non ci troviamo all'inizio delle nostre imprese e fatiche, ma al termine. Siamo giunti fino all’Oriente e all’Oceano; da qui ritorneremo in patria vittoriosi. I vantaggi sono maggiori dei rischi: la regione è ricca e innocua. Perciò, non vi guido tanto verso la gloria, quanto verso il bottino. Per voi e la vostra gloria, con cui vi elevate al di sopra della condizione umana, e per miei meriti nei vostri confronti, e per i vostri nei miei, in virtù dei quali lottiamo indomiti, vi prego, combattete vigorosamente e valorosamente! (Curzio Rufo)
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Livius cum duabus quinqueremibus Romanis et quattuor quadriremibus Rhodiis et duabus apertis Zmyrnaeis...in Graeciam transmisit atque inde in Italiam traiecit.
Livio, con due quinqueremi romane. quattro quadriremi rodiesi e due navi scoperte smirnee, fu mandato in Licia, con l'ordine di fermarsi prima a Rodi per prendere tutti gli accordi del caso con i Rodiesi. Non appena giunse a Rodi subito espose loro per quale motivo era stato inviato e li consultò. Approvando tutti, prese tre quadriremi da quella flotta che aveva, fece vela (lett presente) a Patara. In un primo momento il vento favorevole li sospingeva a quella stessa città; ma dopo che il mare cominciò a girare con venti incerti, si sforzarono con i remi per tenersi vicino alla terra. Tuttavia non c'era una posizione sicura attorno alla città, e non potevano stare davanti all'ingresso del porto in un mare agitato e con la notte che si avvicinava. Dopo aver oltrepassato le mura, si diressero al porto di Fenicunde, che distava meno di due miglia da lì, sicuro per le navi dalla forza del mare. Ma si elevavano al di sopra alti scogli che gli abitanti della città raggiunsero rapidamente. Livio, quando vide nemici armati che si trovavano in luoghi sfavorevoli e difficili per l'uscita, inviò contro di loro molti rinforzi e giovani di Smirne agili. La battaglia fu incerta, tuttavia alla fine i Lici furono sparpagliati, messi in fuga e spinti con la forza nella città e i Romani tornarono alle navi con una vittoria non proprio sanguinosa. Da lì, partiti verso il golfo di Telmessico, Livio, dopo aver oltrepassato l'Asia, passò in Grecia e da lì si trasferì Italia.
(By Vogue)
Parte 2
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Insequens annus Ausonum magis novo quam magno bello fuit insignis. Ausones Cales urbem incolebant; ... Et milites quidem scalis succedere ad muros cupiebant et eos ascendere; Corvus, quia id arduum erat, labore militum potius.
L'anno seguente fu famoso per una guerra degli Ausoni piuttosto nuova/singolare che ragguardevoleGli Ausoni abitavano la città di Cales e avevano unito le armi con i confinanti Sidicini; l'esercito dei due popoli, sbaragliato in una sola battaglia per la vicinanza delle città fu più favorevole alla fuga e più sicuro durante la fuga. Peròi senatori non smisero di aver cura di quella guerra, dato che tante volte già i Sidicini avevano intrapreso la guerra o avevano portato soccorso a coloro che l'avevano intrapresa oppure erano stati causa delle armi. Dunquei senatori si adoperarono con ogni mezzo, soprattutto in quei frangenti, affinché facessero comandante supremo per la quarta volta M. Valerio Corvo; come compagno a Corvo fu affiancato M. Attlilio Regolo; E affinché la sorte non sbagliasse si domandò ai consoli che quella provincia appartenesse a Corvo fuor dalla sorte. Egli stesso prese dai consoli precedenti l'esercito vincitore e alla città di Cale, dove la guerra era nata, era sorta la guerra, avendo sconfitti al primo impeto i nemici già pavidi per la memoria della rotta precedente, si diede a battere le stesse mura. E tale era l'ardore dei soldati che già volevano mettere le scale muri e superarle. Corvo poiché ciò era difficile volle eseguirlo piuttosto con fatica dei soldati.
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Thrasibulus, Lyci filius, Athenis vivit. Post Peloponnesi bellum Athenae Lacedaemoniorum... Thrasybulus cum classariis ad Ciliciam pervenit atque a barbaris in tabernaculo necatur.
Trasibulo, figlio di Licio, vive ad Atene. dopo la guerra del Peloponneso Atene, su suggerimento degli Spartani, viene governata dai Trenta Tiranni, ma i tiranni sono odiati dagli abitanti di Atene perché mandano via dalla patria una parte degli abitanti di Atene e una parte ne uccidono, confiscano le ricchezze degli abitanti e le danno ai parenti e ai consanguinei ed ai loro figli. Per questo Trasibulo con l'ingegno e con il coraggio libera Atene dai tiranni: infatti proclama guerra ai tiranni e perciò è amato ed è stimato dagli abitanti. Trasibulo in un primo momento arriva all'accampamento a Filene in Attica, quindi al Pireo e, con l'aiuto degli abitanti, fortifica Munichia. Munichia è assediata due volte dalle milizie dei tiranni, ma con gli aiuti degli alleati di Atene i tiranni sono respinti vergognosamente, perdono le armi ed le vettovaglie, vengono costretti a tornare ad Atene, dove poi sono scacciati da Trasibulo. A Trasibulo viene data una corona d'oro dal popolo per i suoi meriti e l'uomo rende grazie con le parole (a voce). Trasibulo giunge in Cilicia con i soldati imbarcati e viene ucciso dai barbari nella sua tenda/dimora.
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Caesar in Helvetios proficiscitur. Mons Cebenna, qui Avernos ab Helviis discludit, durissimo tempore anni altissima nive iter impediebat ... deinde quam maximis itineribus Viennam pervenit.
Cesare parte in direzione degli Elvezi. La catena delle Cevenne, che separa gli Arverni dagli Elvezi, a causa dell’altissima neve della stagione rigidissima dell’anno ostacolava la marcia, tuttavia, sciolta la neve, rese grazie all’elevato impegno dei soldati accessibili i percorsi e giunse nei confini degli Arverni. Gli Arverni presi alla sprovvista furono oppressi, perché pensavano che sarebbero stati protetti dalla Cevenna come da un muro, infatti in quel periodo dell’anno non era accessibile alcun sentiero. Allora Cesare ordina ai cavalieri, di spargersi il più largamente possibile e d’incutere il più possibile terrore nei nemici. Gli Arverni informano velocemente attraverso i messi Vercingetorige dell’arrivo di Cesare. Tutti gli Arverni lo accerchiano impauriti e lo scongiurano di salvaguardare le loro fortune, e di non permettere che vengano catturati dai nemici. Vercingetorige commosso dalle loro preghiere spostò l’accampamento dai Biturigi verso gli Arverni. Ma Cesare dopo aver indugiato per due giorni nei confini degli Arverni, si allontanò dall’esercito e pose a capo delle milizie il giovane Bruto; lo esorta a spargere i cavalieri il più largamente possibile in tutte le direzioni; poi giunse a marce il più possibile forzate a Vienna.(by Maria D.)