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In Gallia viri in uxores, sicuti in liberos, vitae necisque habent potestatem; et cum paterfamiliae praeclaro loco natus decessit, propinqui conveniunt et, de morte …
Gli uomini, in Gallia, hanno diritto di vita e di morte sulle mogli, così come sui figli; e, nel momento in cui un padre di famiglia di stirpe nobile è venuto a mancare, i parenti si riuniscono e, se nasce un sospetto riguardo alla morte, fanno un'indagine sulle mogli e, se sono considerate colpevoli, le uccidono dopo essere state seviziate col fuoco e con mezzi di tortura. I funerali dei Galli sono grandiosi e sfarzosi; gettano nel fuoco tutte le cose che sono state a cuore ai vivi, anche gli animali; oltre a ciò, gli schiavi e i clienti che sono stati particolarmente amati, vengono cremati contemporaneamente ai funerali di rito. I Germani si differenziano molto dalla consuetudine dei Galli. Infatti, non hanno druidi che attendano ai riti religiosi, né si interessano ai sacrifici. Annoverano nel numero degli dei quelli soli che riconoscono chiaramente e dal cui aiuto traggono palesemente giovamento, il Sole, Vulcano e la Luna, dei rimanenti non conoscono nemmeno il nome. L'esistenza dei Germani consiste nella caccia e nelle guerre: fin da piccoli si dedicano alla fatica e alla vita dura. I giovani che saranno rimasti casti a lungo godranno di grande stima tra la loro gente. Non si dedicano alla coltivazione e mangiano latte, formaggio e carne.
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Sparta, Lacedaemoniorum oppidum, in Laconia Peloponnesi terra est …
Sparta, la città degli Spartani, si trova nella Laconia, una regione del Peloponneso. Gli schiavi degli Spartani si chiamano Iloti, e arrivano dalla Messenia, una regione limitrofa alla Laconia. Gli Iloti abitano nei campi, con grande pazienza coltivano i terreni, e riportano nella città i frutti della terra. Gli Spartani, viceversa, non si dedicano né agli affari, né alla coltivazione della terra, né al commercio, bensì alle armi. La letteratura e la ricchezza vengono disprezzate dagli Spartani, viene preferita la dura vita dell'accampamento, le guerre non vengono temute. Anche i giovinetti conducono una vita aspra: infatti gli Spartani educano i figli con una severa disciplina sin dalla prima fanciullezza. Non sono mai a riposo, non giocano a palla, si dedicano poco agli studi letterari, e molto ai giochi ginnici e alle armi. In questa maniera, imparano presto a sostenere pericoli e disagi. Anche le matrone e le fanciulle amano le guerra. Per questa ragione Sparta sconfigge Atene e abbatte i templi e le case di Atene.
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Daphne, rivi Penei filia, in frondosa silva feliciter vivit apud fluvii ripas...
Dafne, figlia del fiume Peneo, vive prosperamente in una frondosa foresta, presso le rive di un fiume. La ninfa è libera: corre attraverso i prati smisurati, e coglie molte rose e viole. Apollo giunge nella foresta, e vede la ninfa. Ma là c'è anche Cupido, figlio di Citerea e dio dell'amore: siede sui rami di un faggio, e scaglia contro Apollo delle frecce dorate. Le frecce dorate di Cupido suscitano l'amore, quelle di piombo suscitano l'odio. Così Apollo è ferito dalle frecce, e immediatamente ama intensamente la bella ninfa: (ne) elogia la capigliatura bionda e lunga, si rallegra della bellezza e dell'eleganza, e stabilisce di rapire la ninfa. Ma la bella Dafne disdegna Apollo e, impaurita, corre velocemente attraverso la foresta frondosa. Il vento soffia, e muove la bionda e lunga capigliatura della ninfa. Alla fine Dafne giunge al fiume Peneo, e osserva le spumeggianti acque del torrente: lacrime calde rigano le gote della ninfa, e cadono nelle acque del torrente. Allora gli dei delle foreste vengono spinti alla misericordia, e trasformano Dafne in alloro. Apollo ama anche l'albero: accarezza i rami dell'alloro, da baci al tronco. Perciò l'alloro è sacro al dio: una corona d'alloro abbellisce le chiome bionde del dio.
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Theseus Aegei filius Athenis ad insulam Cretam venit et ab Ariadna venusta Minois filia adamatur....
Teseo, figlio di Egeo, da Atene giunge nell’isola di Creta, e viene amato da Arianna, l’avvenente figlia di Minosse. Sull’isola c’è un labirinto: nel labirinto vive il Minotauro. Il mostro divora i giovinetti e le fanciulle. Teseo uccide il Minotauro, ed Arianna mostra a Teseo l’uscita del labirinto. Alla fine la fanciulla abbandona insieme a Teseo la patria Creta, ma successivamente, mentre dorme, viene abbandonata a Nasso dall’eroe. La fanciulla triste osserva il mare e piange: non vede l’imbarcazione di Teseo. Poi corre per la spiaggia dell’isola, ma la sabbia profonda rallenta i piedi della fanciulla. Arianna cade sulla spiaggia deserta e la sabbia bagnata sporca il manto di porpora. Arianna invoca l’amato: Teseo! L’uomo non risponde: Arianna è sola sull’isola. La fanciulla, impaurita, perlustra l’isola: ci sono ovunque mare e scogli. Nel cielo splende una luna candida, chiare stelle illuminano il cielo. Lontano dall’isola, gavie bianche e libere volano verso il cielo. Intanto Teseo naviga velocemente, lontano dall’isola: infatti ha deciso di tonare ad Atene. Allora Arianna vede la vela, e piange con grande tristezza: il mare circonda l’intera isola. Ma successivamente Bacco, dio del vino, sente i lamenti di Arianna, e decide di giungere in soccorso della fanciulla. Elogia la bellezza della fanciulla e prende in moglie la fanciulla. Quindi Arianna vive insieme agli dei e alle dee.
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Labienus legatus cum quattuor legionibus Luteciam proficiscitur. Id est oppidum Parisiorum, positum in insula fluminis Sequanae... ipsi profecti a palude in ripa Sequanae e regione Luteciae contra Labieni castra considunt.
Il luogotenente Labieno partì con quattro legioni per Lutezia. Questa è la città dei Parisii, situata nell'isola del fiume Senna. Saputo il suo arrivo dai nemici (dopo che i nemici furono informati del suo arrivo), giunse insieme una gran folla dalle città più vicine. La supremazia del comando fu consegnata all'aulerco Camulogeno, che, nonostante fosse quasi sfinito a causa dell'età, tuttavia per la singolare esperienza in campo militare fu richiamato a quell'onore. Egli, quando si accorse che c'era una palude ininterrotta, per scorrere nella Sequana ed ostacolare molto tutto quel luogo, si stabilì lì. Labieno inizialmente tentava di spingere le vinee, colmare la palude con i graticci ed il terrapieno e fortificare il percorso. Dopo che si rese conto che ciò si realizzava più difficilmente, uscito in silenzio dall'accampamento alla terza veglia, giunse a Metiosedo, per la stessa via, da dove era venuto. Questa è la città dei Senoni posta nell'isola della Senna. Catturate all'incirca cinquanta navi e i cittadini impauriti a causa della novità dell'evento, la maggior parte di questi era stata richiamata alla guerra, s'impadronì della città senza sforzo. Ricostruito il ponte, che i nemici avevano tagliato nei giorni precedenti, trasportò l'esercito e seguendo il fiume cominciò a marciare verso Lutezia. I nemici, saputa la notizia da coloro che erano fuggiti da Metiosedo, ordinarono d'incendiare Lutezia e tagliare i ponti di quella città; questi stessi partendo dalla palude sulla riva della Senna dalla regione di Lutezia si accamparono di fronte all'accampamento di Labieno. (by Maria D.)