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Personam tragicam forte vulpecula invenit et cum huc illuc semel atque iterum eam vertit …corvus stupore attonitus.
Una piccola volpe trova per caso una maschera tragica, e, quando la gira da una parte e dall'altra, una volta e poi di nuovo, esclama: Oh! Una bellezza tanto grande non ha un cervello! Le parole della piccola volpe astuta sono appropriate per gli uomini ai quali la sorte concede gloria e ricchezza, ma toglie l'intelligenza. Anche coloro che vengono sedotti dalle lusinghe e, felici, vengono elogiati con parole ingannatrici, non soltanto dimostrano la loro stupidità, ma inoltre scontano una pena tardiva tramite una disonorevole punizione, come insegna la piccola volpe in un'altra favola. Infatti, un corvo ruba un pezzo di formaggio da una finestra, e si dispone a mangiare il suo bottino su un alto platano. La piccola volpe vede per caso la scena, e stuzzica il corvo con parole dolci: O corvo, quale splendore è (quello) delle tue piume! Sei bello, amico mio! Nessun animale selvatico supera lo splendore delle tue ali! Se emettessi un verso, non avresti nessun rivale! Ma il corvo, mentre si accinge ad emettere anche un verso, con il becco allargato, lascia cadere il pezzo di formaggio, che la piccola volpe ingannatrice sottrae avidamente. Allora, alla fine, il corvo, attonito per lo stupore, si rammarica.
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Famelicus lupus praedam nimis avide devorat et tandem non sine damno dum pabula …
Un lupo famelico divora una preda in maniera troppo ingorda, e, alla fine, non senza danno: mentre mangia gli alimenti vivi, un piccolo osso appuntito si conficca profondamente nella gola del lupo. Il lupo ulula per il grande tormento, e non trova un sollievo del dolore. Così ora il lupo, con parole dolci e una ricompensa, cerca di corrompere una per una, le bestie che poco prima spaventava con la minaccia di una morte orrenda, affinché estraggano il piccolo osso; ma invano, perché tutte temono l'inganno. Alla fine, una gru viene convinta da un solenne giuramento: presta il lungo collo alla profonda gola dell'animale feroce, e pratica al lupo la rischiosa operazione. A quel punto, chiede la ricompensa, secondo il patto, ma il lupo dice: Sei irriconoscente, o gru, perché estrai il collo illeso dalla nostra gola, e, non soddisfatta, chiedi una ricompensa. Colui che desidera dai disonesti la ricompensa di un merito, sbaglia due volte: innanzitutto, perché aiuta individui non degni, poi, perché non può uscirne senza danno.
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Tantalus Lydus vir bonus ac pius non solum inter viros magnis divitiis clarus erat ...
Il Lidio Tantalo, un uomo giusto e devoto, non soltanto era celebre tra gli uomini per la grande ricchezza, ma era anche caro agli dèi e alle dèe. Perciò Giove, il signore degli dèi, non soltanto chiamava spesso Tantalo nell'Olimpo, ma lo ammetteva anche al banchetto degli dèi del cielo, e, spesso, confidava a Tantalo le proprie decisioni. Un giorno, Tantalo, da irriconoscente, riferisce agli uomini, sulla Terra, le parole degli dèi. Per giunta, (egli) porta via agli dèi l'ambrosia divina, e la dona agli uomini. Allora Giove, adirato, dice: A causa di cattive azioni tanto grandi, o Tantalo, verrai cacciato dall'Olimpo e verrai mandato agli Inferi, e verrai punito con una pena feroce e spaventosa. Starai fermo tra i flutti dello Stige, e sarai eternamente assetato; infatti, se accosterai la bocca alle acque, l'acqua immediatamente si ritirerà; alla stessa maniera, di fronte ai tuoi occhi penderanno rami con frutti numerosi e maturi, ma, se solleverai le braccia, il vento solleverà i rami verso le stelle. Così, Tantalo è torturato da un supplizio eterno; per giunta, un enorme macigno sta sospeso sopra la testa di Tantalo.
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Aurea aetas prima evenit cum Saturnus mundum regebat …
L'età dell'oro ebbe luogo per prima, quando Saturno governava il mondo. All'epoca l'onestà e la correttezza venivano rispettate spontaneamente, senza un giudice della giustizia. E non esistevano né l'aspra condanna, né il difficile processo: i decemviri non scrivevano ancora le dodici tavole, né la massa timorosa attendeva i verdetti nei processi, al contrario, (essa) era sicura senza un avvocato. Gli alti pini nelle foreste di montagna non venivano ancora tagliati, né (essi) scendevano nei limpidi flutti del mare, poiché la razza umana detestava il mare insidioso, e non esplorava luoghi sconosciuti al di là delle coste marittime. I profondi fossati non circondavano ancora le città, non esistevano (ancora) la tromba di bronzo, lo spaventoso elmo, né la spada affilata: i popoli, privi di servizio militare, vivevano sicuri nella pace. Persino i campi, non toccati dall'aratro, né graffiati dal rastrello, davano di loro spontanea volontà doni numerosi, vari e abbondanti. C'era una perpetua primavera, e gli Zefiri tranquilli, con tiepide brezze, accarezzavano i prati rigogliosi: nel giro di poco tempo, anche i campi non arati biondeggiavano di spighe cariche (di chicchi).
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Iustitia, temperantia, concordia et amicitia a poetis in epulis canuntur …
Qui trovi consigli dei poeti da A SCUOLA DI LATINO
Nei banchetti, dai poeti vengono celebrate la giustizia, la temperanza, la concordia e l'amicizia. A Roma, e anche nelle isole e nelle colonie, sotto la sorveglianza delle truppe Romane, la saggezza dei poeti viene elogiata dagli abitanti. Infatti i poeti custodiscono l'antica gloria della grande Roma, celebrano l'assennatezza degli agricoltori e dei marinai e degli operai, elogiano la laboriosità delle ancelle e la pudicizia delle matrone. La collera e la malvagità vengono rimproverate dai poeti: infatti procurano agli abitanti colpa e disonore agli abitanti, sono causa di dissolutezza e di pigrizia, distruggono la patria. Nelle poesie dei poeti leggiamo così: o abitante, evita le battaglie sanguinose, metti da parte il pugnale e le frecce, conduci una vita diligente e rispettabile, ama le caprette, coltiva la terra scura e fertile con grande premura! La Natura offre averi e delizie, non tristezza.