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Petreius legatus consulis Antonii missus contra Catilinarios exploravit loca et tuba proelii signum...
Petreio, un luogotenente del console Antonio, inviato contro i Catilinari, perlustrò i luoghi e, con la tromba, dette il segnale di battaglia, e così le coorti furono spinte, poco alla volta, ad avanzare. Si giunse in quel punto da dove la battaglia veniva ingaggiata dai soldati armati alla leggera; cozzarono in formazione di combattimento con il più grande schiamazzo; misero da parte i giavellotti, e la battaglia fu combattuta con le spade. I veterani oppongono resistenza senza spaventarsi (lett. : "non intimoriti"): si lotta con grande impegno. Intanto, Catilina si trovava insieme ai soldati armati alla leggera, andava in aiuto agli stanchi, faceva venire i (soldati) illesi al posto dei feriti; combatté molto egli stesso, ferì spesso il nemico; i soldati valorosi obbedirono ai doveri del buon comandante. Quando Petreio vide Catilina, fece entrare la coorte pretoria nel mezzo dei nemici, e uccise i soldati scompigliati. Poi, da ambedue i lati, fece un assalto contro tutti gli altri. Manlio e Fiesolano, i comandanti dei soldati, fedeli a Catilina, morirono. Catilina, sbaragliato, e lasciato con pochi amici, memore della sua discendenza e della sua antica posizione sociale, si lanciò contro i nemici fitti, e venne abbattuto nello scontro.
Versione tratta da: Sallustio
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Caesar, postquam Pompeius ad Asparagium pervenit, ibi cum legionibus suis contendit atque in itinere expugnavit oppidum Parthinorum, in quo Pompeius praesidium habebat ...
Dopo che Pompeo giunse ad Asparagio, Cesare marciò là insieme alle proprie legioni e, nel corso della marcia, conquistò la città dei Parteni, nella quale Pompeo teneva una guarnigione. Quando giunse ad Asparagio, pose l'accampamento accanto a Pompeo e l'indomani portò fuori e schierò le truppe, perché aveva deciso di istigare Pompeo al combattimento. Ma, poiché il nemico non mosse i soldati dalle loro posizioni, ricondusse la legione nell'accampamento. L'indomani, pertanto, Cesare procedette insieme a numerose truppe in direzione di Durazzo, attraverso un percorso disagevole e angusto (Pompeo, infatti, aspettava rinforzi dal mare). Pompeo, quando non vide presso l'accampamento i soldati di Cesare, fu lieto, poiché i nemici erano partiti a causa della penuria di grano (così avevano detto gli abitanti di Asparagio), poi però, per mezzo degli esploratori, Pompeo intese la verità; gli esploratori, infatti, dissero: Cesare ha intenzione di occupare Durazzo e, nel momento in cui l'avrà occupata, schiaccerà le schiere pompeiane. Perciò, Pompeo rimosse l'accampamento con i suoi soldati, e si affrettò verso il mare. Cesare, che frattanto aveva rinvigorito le proprie truppe, interruppe la marcia per un breve momento della notte, e il mattino successivo arrivò a Durazzo, proprio quando si distingueva, da lontano, l'esercito di Pompeo, e pose l'accampamento presso le coste del mare. Pompeo, tenuto lontano da Durazzo, fortificò il proprio accampamento in una località elevata, che è detta Petra.
Versione tratta da: Cesare
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Timotheus Athenis gignitur ...
Timoteo viene messo al mondo ad Atene. Egli era eloquente ed esperto di guerra. Con la guerra sottomette gli Olinti e i Bizantini. Attacca Samo. Conduce la guerra contro Coto. Libera Cizico. Circumnaviga il Peloponneso, mette in fuga i soldati della flotta degli Spartani, riduce Corcira sotto l'egemonia degli abitanti di Atene e si guadagna come alleati gli Epiroti e gli Atamani. Per questa ragione gli Spartani desistono dalla duratura guerra e concedono agli abitanti di Atene il dominio del mare. Gli Attici rendono grazie a Timoteo e, a spese dello Stato, collocano nel foro una statua per Timoteo. Timoteo aveva molti amici ad Atene. Una volta Timoteo sosteneva un processo ad Atene; non soltanto gli amici, ma anche il tiranno della Tessaglia difendevano l'uomo. Tuttavia, successivamente, su decisione del popolo, Timoteo fa una guerra contro il tiranno della Tessaglia.
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Secundo bello Punico multae inimicitiae inter Romanos et Poenos fuerunt...
Nella seconda guerra Punica, tra i Romani e i Cartaginesi, vi furono molti attriti. Dai Romani vennero presi prigionieri degli ambasciatori dei Cartaginesi, ma, su decisione di Scipione, vennero lasciati andare. Addirittura, Annibale, sconfitto da Scipione in ripetuti scontri, chiede anche la pace. Si giunse ad un incontro, e venne concessa una tregua. Tuttavia, ai Cartaginesi le condizioni di pace non piacquero, e dichiararono guerra. Per giunta, da Massinissa, un altro re della Numidia, che era alleato con Scipione, venne dichiarata guerra a Cartagine. Annibale inviò tre spie all'accampamento di Scipione, e Scipione, dopo averle catturate, le portò in giro per l'accampamento. Infatti aveva intenzione di mostrare alle spie le sue truppe, poi dette loro anche il pranzo, e le lasciò andare. Gli incaricati riferirono ad Annibale le cose che avevano visto presso i Romani. Nel frattempo, da ciascuno dei due comandanti venne preparata una battaglia che fu degna di memoria: infatti uomini esperti condussero le loro truppe alla guerra. Scipione si ritirò vincitore, fu quasi catturato Annibale, che si mise in salvo dapprima con molti cavalieri, poi con venti, alla fine con quattro. Nell'accampamento di Annibale vennero trovati argento, oro, e numerosi vasi preziosi. Poi i Romani misero fine alla guerra con i Cartaginesi. Scipione, a Roma, celebrò il trionfo con grande gloria, e venne chiamato l'Africano.
Versione tratta da: Eutropio
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Labienus in Galliam missus Romanus legatus noctu obscura via Metiosedum pervenit...
Labieno, inviato in Gallia come luogotenente Romano, durante la notte, attraverso una via poco conosciuta, giunge a Metiosedo. Metiosedo è una città dei Galli, ubicata su un'isola della Senna, come poco fa dicevamo in merito a Lutezia, città dei Parisi. Rapidamente, da Labieno vengono prese molte navi equipaggiate, e lì vengono messi coraggiosi combattenti. I pochi cittadini lasciati in patria (infatti molti uomini venivano richiamati per la guerra), terrorizzati, e senza una battaglia, consegnano la città alle truppe Romane. Labieno ricostruisce il ponticello precedentemente interrotto dai Galli. Attraverso il ponticello trasferisce le sue truppe e assale Lutezia. I barbari, informati dai fuggiaschi circa l'iniziativa di Labieno, incendiano estesamente villaggi e campi, e, da Lutezia, fuggono verso le sponde della Senna, e poi si fermano di fronte all'accampamento di Labieno. Intanto i Bellovaci, un popolo valoroso e coraggioso, sono in procinto di radunare uomini armati, ed hanno intenzione di organizzare apertamente una guerra. Labieno, a causa di problemi tanto grandi, convoca immediatamente una riunione, e dice: Obbedite diligentemente e laboriosamente ai miei ordini, ci troviamo in grande pericolo.
Versione tratta da: Cesare