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Missus in Germaniam Drusus primos domuit Usipetes. inde Tencteros percucurrit et Catthos. Inde in Cheruscos Suebosque et Sygambros pariter dedit ... sui latebras gerens in cruenta palude sic latuit
Mandato in Germania, Druso sottomise gli Usipeti per primi, poi assalì i Tenteri ed i Catti. Poi allo stesso modo si avventò contro i Cherusci, i Suebi ed i Sigambri. Inoltre per tutelare la provincia dispose ovunque presidi e guarnigioni lungo il fiume Mosa, l'Elba e il Visurgi (Weser). Inoltre sulla sponda del Reno dispose molte fortezze. Congiunse con ponti Bonna (Bonn) e Gesoriaco (fiume vicino all'odierna città francese di Boulogne) e li rafforzo con delle flotte. E così in Germania c'era la pace. Ma è arduo conquistare delle province: vengono acquisite con la forza bellica ma possedute in forza del diritto. Dunque il periodo di pace fu breve. Dopo che Druso morì, i Germani ebbero in odio la crudeltà e la superbia del luogotenente Varo Quintilio. Non appena avvertirono l'effetto dell'egemonia (delle toghe) romana e la crudeltà delle leggi, per timore della schiavitù sotto il comando di Arminio furono indotti con la paura a prendere le armi: di sorpresa sferrano l'attacco contro i Romani e li aggrediscono da ogni parte; vengono devastati gli accampamenti e distrutte tre legioni. I Germani privano alcuni degli occhi, ad altri amputano le mani, ad uno, recidono la lingua, dopo avergli cucito le labbra, e il barbaro tenendo in mano la lingua esclama: "Finalmente, serpe, hai smesso di emettere sibili". Il corpo del console, che i soldati pietosamente avevano (occultato sotto terra) sepolto, venne disseppellito. I barbari s'impadroniscono di due vessilli e di due insegne aquilifere, il vessillifero estrasse la terza che portava nascosta da entrambi i lati della sua cintura, e prima che fosse preda dei nemici, la occultò immergendola in una palude insanguinata.
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Inizio: Post multos deinde reges per ordinem successionis Mediae regnum ad Astyagen descendit. ... Fine: . Puer, deinde regno avum spoliaturus, Cyrum nomen habuit.
Dopo molti re, per ordine di successione il regno della Media pervenne ad Astiage. Questi vide in sogno che, dall'unica figlia che aveva, era nata una vite, dai cui tralci era ombreggiata l'intera Asia. Il re Medo, spaventato dal responso dei vati, diede in sposa sua figlia non ad un uomo famoso, né ad un concittadino, ma a Cambise, un uomo mediocre dello sconosciuto popolo dei Persiani. Ma neppure così abbandonò le preoccupazioni del sogno. Il bimbo, dopo che fu nato, viene consegnato da uccidere ad Arpago, amico del re. Costui consegnò al pastore del gregge del re il bimbo, il quale fu abbandonato in mezzo ad un oscuro bosco. Per caso nello stesso periodo anche al pastore era nato un figlio. Quindi la moglie del pastore venne a conoscenza dell'abbandono del bimbo reale e con moltissime preghiere chiese il bimbo per sé. Vinto dalle suppliche della moglie, il pastore ritornò nel bosco e trovò vicino al neonato una cagna che offriva le mammelle al piccino. Mosso a pietà, tanto quanto aveva visto intenerito anche l'animale, condusse il bambino all'ovile. La cagna camminava ansiosamente con il pastore. La moglie accolse con grandissima gioia il bambino e sul volto del neonato apparve vigore fisico e contentezza. Allora la moglie disse al marito: «Crescerò e nutrirò il bambino». In seguito il nome della nutrice fu Spargos, dato che i Persiani così chiamano il cane. Il fanciullo, che poi avrebbe privato del regno il nonno, ebbe il nome di Ciro.
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Inizio: Admiratio famaque Archiae, poetae haud parvi ingenii, in nonnullis Fine: auctoritate et gratia Luculli ab Heracliensibus civitatem impetravit.
L'ammirazione e la fama del poeta Archia, poeta di elevata ispirazione, erano grandi in tutte le regioni dell'Asia ed in tutta la Grecia. L'Italia era allora piena delle arti e delle dottrine filosofiche Greche, e studi tanto importanti si coltivavano allora anche nel Lazio, ed essi non erano trascurati a Roma grazie al momento di pace della città. E così ad Archia e i Tarantini e i Reggini e i Napoletani conferirono la cittadinanza ed altri premi, perché è un poeta esimio; e uomini che erano capaci di giudicare le qualità intellettuali lo giudicarono degno di essere conosciuto e di essere ospitato. Noto per la celebrità della fama, giunse a Roma. Subito i Luculli invitarono a casa loro Archia ancora adolescente. Era caro a Metello Numidico e al figlio Pio; era ascoltato da M. Emilio; viveva con Q. Catulo e padre e figlio; era venerato da L. Crasso; teneva legata in intimità tutta la casa degli Ortensi, anche i Luculli e Druso e gli Ottavi e Catone, ed era oggetto di grandissimo onore. Nel frattempo giunse con M. Lucullo in Sicilia, dopo pochi mesi venne via dalla provincia con Lucullo e giunse ad Eraclea, che era una città con giusto diritto e alleanza; Archia, che era giustamente ritenuto degno della cittadinanza della città, ottenne per l'autorità ed il favore di Lucullo la cittadinanza dagli Eracleesi.
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Roma clara Italiae terra est ...Sed Fortuna non semper prospera est Romae incolis.
Roma è una famosa terra dell'Italia. A Roma molte dee sono gradite a ragazze e signore. Minerva, la dea della sapienza, è la patrona delle scuole, delle scienze e della letteratura. Iava-Negli altari dedicati a Minerva ci sono corone di rose e viole. L'olivo e la civetta sono consacrate a Minerva. Diana, figlia di Latona, è la dea delle foreste e regina delle ninfe. Nelle foreste ombrose d'Italia ci sono splendide statue insieme agli altari. Sono sacre a Diana anche la faretra, le frecce e le bestie selvagge. In tutela di Proserpina ci sono nascondigli e luoghi sotterranei nascosti. Era è straordinaria tra le dee, la regina delle dee, patrona delle nozze e delle donne sposate. La dea Fortuna è sovrana dei cieli e della terra, patrona del denaro; alla dea Fortuna sono sacre le spille preziose e i braccialetti d'oro delle matrone e delle figlie, ma Fortuna non è sempre favorevole agli abitanti di Roma.
QUI trovi la versione stesso titolo dal libro A SCUOLA DI LATINO 1
CON ANALISI GRAMMATICALE
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Le dodici fatiche di Ercole Versione latino Igino
traduzione dal libro latino a colori
Infans cum esset, dracones duos duabus manibus necavit, quos Iuno miserat. Leonem Nemeum, ...
Quando era bambino, uccise con le due mani due serpenti che Giunone aveva mandato. Uccise il leone Nemeo, che Luna aveva nutrito, del quale portò la pelle come veste. Alla fonte di Lerna uccise l'Idra di Lerna con nove teste, figlia di Tifone. Questa fu dotata di un veleno tanto potente da uccidere gli uomini con un soffio; la uccise, sotto la spinta di Minerva, la sventrò e bagnò con il suo veleno le proprie frecce; e così in seguito tutto quello che trafiggeva con le frecce non sfuggiva alla morte; per questo veleno alla fine anche lo stesso Ercole perì nella Frigia. Uccise il cinghiale dell'Erimanto. In Arcadia condusse il feroce cervo con le corna d'oro vivo al cospetto del re Euristeo. Annientò gli uccelli dello Stinfalo con le frecce nell'isola di Marta. Pulì il letame nella stalla del re Augia in un giorno, aiutato da Giove per la maggior parte; lasciato scorrere il fiume, pulì tutto il letame. Condusse vivo il toro che giacque con Pasifae dall'isola di Creta a Micene. Massacrò con il servo Abdero il re di Tracia Diomede e i suoi quattro cavalli che si nutrivano di carne umana; i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampo, Xanto, Dino. Uccise Ippolita, figlia della regina Otrea e Marte, alla quale tolse la cintura, quindi donò la prigioniera Antiope a Teseo. Uccise con una sola freccia Gerione, figlio di Criseide, dotato di tre corpi. Uccise l'immane drago, figlio di Tifone, che custodiva le mele d'oro delle Esperidi, sul monte Atlante e diede le mele al re Euristeo. Condusse il cane Cerbero, figlio di Tifone, dagli inferi al cospetto del re.