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Postquam Caesar interfectus est, civilia bella reparata sunt...secundo Brutum et infinitam nobilitatem, quae cum illis bellum gesserat, victam interfecerunt.
Dopo che Cesare fu ucciso, si rafforzarono le guerre civili. Il senato infatti proteggeva (faveo regge il dativo) gli uccisori di Cesare. Il Console Antonio, del partito di Cesare, cercava di opprimerli con le guerre civili. Per questo Antonio, commettendo molti delitti, fu giudicato un nemico dal senato. Furono inviati per punirlo (ut + congiuntivo = finale) i due consoli, Pansa e Irzio, e Ottaviano, nipote di Cesare, che quello aveva designato erede nel testamento. I tre condottieri partirono contro Antonio per sconfiggerlo. Tuttavia i due consoli vincitori morirono. Per questo i tre eserciti obbedirono al solo Ottaviano. Antonio perse l'esercito e si rifugiò presso Lepido, che era stato comandante dei cavalieri di Cesare e allora aveva numerose truppe, dal quale fu accolto. Subito, per l'intervento di Lepido, Ottaviano stipulò la pace con Antonio e, per vendicare la morte di Cesare, partì per Roma con l'esercito affinché gli venisse conferito il consolato. Bandì il senato, cominciò a controllare lo Stato con le armi insieme ad Antonio e a Lepido. Nel frattempo Bruto e Cassio, uccisori di Cesare, scatenarono una grande guerra. Infatti attraverso la Macedonia e l'Oriente c'erano molti eserciti, che li avevano occupati. ...(continua)
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Cum Iason Colchidem petivisset, vellus aureum quaerens, insulam Lemnum nactus est... qui quinto quoque anno fiunt, in quibus victores coronam accipiunt.
Quando Giasone si diresse verso la Colchide, cercando il vello d'oro, raggiunse ( nanciscor ) L'isola (di) Lemno. Qui simulòdi voler condurre in sposa Ipsipile, la figlia del re Toante, e la violentò. Ma poi fuggì, lasciando la donna sull'isola con Euneo e Deipilo, i due gemelli, che ella aveva partorito. Poi i pirati li catturarono e li vendettero a Lico, re di Nemea. Lico chiese a Ipsipile se poteva allevare anche suo figlio ed ella promise che l'avrebbe fatto. I Sette condottieri, ...(CONTINUA)
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Latino a colori 1 pagina 393 numero 25
Qui trovi la frode degli Allobrogeni dal libro A scuola di latino diversa
Inizio: Erant apud Caesarem in equitum numero Allobroges duo fratres, Roucillus et Aecus, Adbucilli filii,... Fine: et novum temptare fortunam novasque amicitias experiri constituerunt: nam ad Pompeium transierunt.
Vicino a Cesare, nel corpo dei cavalieri, c'erano due fratelli Allobrogi, Rucillo ed Eco, figli di Abducillo, il quale per molti anni aveva mantenuto il potere nel popolo, uomini di straordinario valore, della cui opera, eccellente e fortissima, Cesare si era servito in tutte le guerre Galliche. A costoro, in patria, per queste ragioni aveva affidato cariche molto importanti e aveva dato in Gallia terreni, tolti ai nemici, e grandi premi in denaro e li aveva resi ricchi da poveri. Costoro per il valore erano nel rispetto non solo presso Cesare, ma erano considerati cari anche presso l'esercito; ma, confidando nell'amicizia di Cesare, disdegnavano i loro e si appropriavano degli stipendi dei cavalieri e portavano a casa tutto il bottino. Tutti quelli si rivolsero Cesare e si lamentarono apertamente dei loro oltraggi. Cesare li punì in segreto e ricordò loro di attendere ogni cosa dalla sua amicizia e di sperare il resto dai loro passati servizi. Ma quelli decisero di allontanarsi da noi, tentare una nuova sorte e sperimentare nuove amicizie: infatti passarono dalla parte (di) Pompeo (passarono a Pompeo).
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Iphicrates Atheniensis non modo gestorum magnitudine, ..... Hoc modo valde expeditos milites reddidit, quod pondus detraxit et corpora leviter armata protexit.
Ificrate Ateniese fu eccelso non solo per l'importanza delle gesta, ma anche per l'arte militare. Combatté con i Traci e terminò con successo molte battaglie; in seguito annientò le schiere dei Lacedemoni e nuovamente mise in fuga le truppe nemiche. Mai per sua colpa guidò male una guerra, vinse sempre con intelligenza e fu molto valente. Addestrò infatti con colto zelo cura le sue truppe all'arte militare, perché voleva sempre vincere nelle guerre. Ificrate apportò anche novità negli usi militari e cambiò le armi della fanteria. Infatti prima che Ificrate diventasse un generale in capo i soldati combattevano con grandi scudi, lance corte e piccolissime spade, egli al contrario adottò la pelta al posto della parma - dalla pelta in seguito i fanti Ateniesi furono chiamati "peltasti" - raddoppiò la misura della lancia, allungò le spade, cambiò la foggia delle loriche e al posto degli intrecci e del bronzo fornì corazze di lino. In questo modo rese i soldati molto più liberi nei movimenti, perché tolse peso e protesse i corpi con armamenti leggeri.
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Il Latino a colori 1 pagina 466 numero 39
Procris Pandionis filia erat, quam Cephalus Deionis filius habuit in coniugio...... Sed Dianae Procris indicavit casus indicavit casus suos et se ab Aurora deceptam esse.
Procri, era figlia di Pandione, che Cefalo, figlio di Deione fece sua sposa. Ma quando Cefalo una mattina era andato su di una montagna, Aurora, moglie di Tifone lo vide s'innamorò di lui e gli chiese di giacere con lui. Dato che Cefalo si era rifiutato, dal momento che aveva dato la propria parola a Procro, Aurora lo avvertì che forse Procri non gli dimostrava la stessa fedeltà. Così Aurora lo strasformò nelle sembianze di un forestiero, e gli consegnò splendidi regali, (che donasse) per donarli a Procri. Essendosi recato Cefalo a casa sotto l'aspetto dello straniero, dapprima Procri fece resistenza, ma alla fine accettò i doni e giacque con lui. A quel punto Aurora lo privò delle sembianze del forestiero. Avendo Procri riconosciuto Cefalo, ammettendo il suo atto vergognoso, fuggì nell'isola di Creta, dove si trovava Diana. Avendola vista, Diana così si espresse: "Con me ci sono donne vergini, tu non sei vergine; va' via e allontanati dal gruppo". Ma Procri raccontò a Diana le proprie vicende e di essere stata ingannata da Aurora.