- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Da Era, regina degli dei e delle dee, è generato Efesto, dio del fuoco...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Laius, Labdaci filius, Thebis regnabat...
Laio, figlio di Labdaco, regnava a Tebe. A Laio, l'oracolo di Apollo predice: O sventurato Laio, tu sarai ucciso da tuo figlio. Successivamente Giocasta, figlia di Meneco e moglie di Laio, partorisce un figlio, e Laio decide di abbandonare il figlio. Peribea, moglie di Polibo, e regina di Corinto, lava un indumento presso il mare, e trova il bambino; Polibo e Peribea erano privi di figli, per questo motivo allevano lui come se fosse loro, e chiamano il bambino Edipo. Edipo, figlio di Laio e di Giocasta, era bello, e dal popolo veniva considerato giusto. Così, i coetanei, per invidia, dicevano ad Edipo: O Edipo, tu non sei figlio di Polibo. Così Edipo decide di recarsi a Delfi, e interroga l'oracolo riguardo ai suoi genitori. Nel frattempo Laio si reca a Delfi, ed Edipo giunge incontro a Laio. Le guardie del corpo di Laio ordinano che sia ceduto il passo al re, ma Edipo non obbedisce. Laio incita i cavalli, e una ruota schiaccia il piede di Edipo; l'ignaro Edipo, adirato, strappa Laio dal carro, e lo uccide. Così la premonizione dell'oracolo si verifica.
Versione tratta da: Igino
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Prometheus, Iapeti filius, primus viros ex luto fingit...
Prometeo, figlio di Giapeto, per primo plasma degli uomini dal fango. Successivamente Vulcano, dal fango, plasma la figura di una fanciulla. Minerva dà l'anima alla fanciulla, e tutti gli altri dèi dànno ciascuno un dono. Gli dèi e le dèe chiamano la fanciulla Pandora. Pandora viene data in matrimonio ad Epimeteo, il fratello di Prometeo. Precedentemente gli uomini chiedevano il fuoco dagli dèi, e non lo sapevano conservare nel tempo; successivamente, Prometeo nasconde il fuoco in un bastoncino e lo porta sulla terra. Per questa ragione Mercurio, messaggero degli dèi, giunge sulla terra e dice a Prometeo: O sciocco Prometeo, tu offendi gli dèi e le dèe, infatti rubi agli dèi e alle dèe il fuco divino; per via del tuo sacrilegio verrai legato ad una roccia sul Caucaso con catenacci di ferro, e un'aquila feroce divorerà ogni giorno il tuo cuore, ma, durante la notte, il tuo cuore ricrescerà. Mercurio dice parole dure, e con le calzature alate, vola via attraverso il cielo, verso l'Olimpo. Dopo molti anni, Ercole, figlio di Alcmene, uccide l'aquila feroce, e libera Prometeo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Scipio omnes copias Hiberum traiecit ...
Scipione trasferì tutte le truppe al di là dell'Ebro. Qui stabilì di assalire Cartagine Nuova, città opulenta per le proprie risorse e colma di ogni equipaggiamento militare dei nemici (là si trovavano le armi, là il denaro, là gli ostaggi della Spagna intera). L'accampamento fu posto attorno alla città; all'accampamento fu contrapposta, alle spalle, una palizzata (la parte anteriore, infatti, era difesa per natura). Scipione completò i lavori di fortificazione, e schierò anche le navi nel porto, come mostrando un assedio dal mare. Pertanto i Cartaginesi avanzarono fino all'accampamento romano. Si combatté aspramente: i rinforzi, ripetutamente inviati dall'accampamento, misero in fuga i nemici. Per tutta la città, in verità, ci fu scompiglio: numerose postazioni di guardia vennero disertate, a causa della paura e del fuggifuggi. Le mura vennero sguarnite di difensori in molti punti: pertanto Scipione avanza sotto la città con grande coraggio, e i Romani a gara si arrampicano sulle mura. I Cartaginesi avevano ormai subissato le mura di uomini armati, e un gran numero di dardi era a disposizione. I Romani erano trattenuti dall'altezza delle mura, perciò Scipione inviò numerosi soldati in un'altra area della città: difattinell'altra area fu semplice l'assedio e, successivamente, la salita sulle mura; il muro infatti non era stato dotato di un'opera di fortificazione, né vi era stata collocata nessuna postazione di soldati armati, o nessuna difesa. Nel luogo in cui penetrarono nella città senza combattere (lett. : "senza combattimento"), da lì i Romani proseguono verso la porta intorno alla quale era stata concentrata tutta la battaglia, si avventano sui nemici alle spalle e prendono la città.
Versione tratta da: Livio
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Lacedaemonius vir cuius ne nomine quidem futurae memoriae proditur...
Un uomo Spartano, del quale neppure il nome viene consegnato a futura memoria, disprezza talmente la morte, come raccontano gli amici. Condannato dagli Efori, veniva condotto a morte, e avanzava lieto; allora un tale, suo nemico, dice: Disprezzi così insolentemente le leggi della patria? Lo Spartano, risoluto, risponde: Per la verità, ho grande gratitudine nei confronti della patria, la quale condanna me, come colpevole, ad una pena che sto per pagare senza debiti. Era un uomo veramente degno di Sparta! Per questa ragione, egli veniva condannato privo di colpa, secondo me. Del resto, la città Greca possedeva molti uomini di questo tipo. Il comandante degli Spartani che alle Termopili erano in procinto di affrontare il massimo pericolo, Leonida, dice ai sui uomini parole che incitano alla battaglia: O uomini provvisti di grande coraggio, marciate: oggi forse ceneremo negli Inferi! Più tardi, un tale tra gli Spartani, ad un nemico Persiano che dichiarava minacciosamente: Non riuscirete a vedere il sole a causa dei giavellotti e delle frecce – risponde: E allora combatteremo all'ombra.
Versione tratta da: Cicerone