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Caelum est hieme frigidum et gelidum; myrtos, oleas quaeque alia adsiduo tepore laetantur, aspernatur ac respuit …
Il clima d'inverno è freddo e gelido; rifiuta e disdegna i mirti, gli ulivi e tutte le altre piante che si rallegrano del tepore costante. D'estate, il clima è molto mite: l'aria viene sempre mossa da qualche brezza, ha, tuttavia, più di frequente soffi d'aria che venti. La configurazione naturale della zona è molto bella: immagina un anfiteatro smisurato, come la natura sola può crearlo. Un'ampia ed estesa pianura è cinta dai monti, i monti hanno foreste slanciate e vetuste. La villa, ubicata sul colle più basso, possiede una vista come dalla vetta. Alle spalle l'Appennino, ma piuttosto distante; col tempo sereno e calmo, accoglie da questo venticelli, comunque non forti ed esagerati, ma deboli e smorzati. In gran parte è rivolta a sud e dall'ora sesta invita, per così dire, il sole estivo nel porticato spazioso. Di fronte, pressappoco, alla metà del porticato, si discosta un poco un appartamento che rinchiude un cortiletto, che è ombreggiato dai platani. In questo appartamento c'è una camera da letto che non lascia entrare la luce del giorno, il chiasso, il rumore. C'è anche un'altra camera, resa verdeggiante e ombrosa (lett. : "verdeggiante e ombreggiata") dal platano più vicino, guarnita di marmo fino allo zoccolo. La stessa camera è molto calda d'inverno, perché è inondata da tantissima luce del sole.
Versione tratta da: Plinio il Giovane
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Athenae poetarum et athletarum patria sunt...
Atene è patria di poeti e di atleti. Gli atleti si dedicano alla palestra e gareggiano con temerarietà. Gli abitanti di Atene, insieme alle matrone e alle figlie, venerano molte dee: dedicano altari ad Era, regina delle dee, a Minerva, dea della saggezza, e a Diana, signora dei boschi. Le dee dell'antica Grecia sono care anche alle matrone Romane e agli abitanti della penisola Italica: molti altari vengono costruiti per le dee, e si richiede la benevolenza delle dee. Le storie di Atene sono gradite agli abitanti di Roma: infatti gli abitanti dell'antica Roma recitano con grande gioia, sui palcoscenici, le tragedie e le commedie Greche.
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Romani cum Tarentinis qui ultimae Italiae incolae sunt propter iniurias...
I Romani, a causa di torti subìti dagli ambasciatori dei Romani, conducevano una guerra con i Tarentini, che sono gli abitanti della parte estrema dell'Italia. I Tarentini, però, chiedo aiuto e sostegno a Pirro, il re dell'Epiro. Pirro era un giovane perspicace, di grande audacia, che era intenzionato a far crescere, per mezzo della guerra, la propria gloria e il proprio regno, e che, non senza ragione, definiva Achille il progenitore della sua stirpe. Attracca in Puglia con molte imbarcazioni, ed allora, per la prima volta, i soldati Romani vedono un nemico d'oltremare. Il comandante della guerra era il console P. Valerio Levino, che cattura le spie del re e le guida attraverso l'accampamento, mostra le truppe e le fortificazioni, e (poi) le lascia andare libere e senza violenze. L'autorevolezza, e al contempo la sicurezza del comandante Romano, agitano gli animi delle spie: infatti, (esse) vedono i fanti e i cavalieri, e anche gli artigiani in armi, dediti alle fortificazioni senza nessun timore e nessuna lagnanza. Nella prima battaglia Pirro esce vincitore, non soltanto grazie al valore dei suoi soldati, ma anche grazie all'aiuto degli elefanti, infatti le truppe Romane vengono spaventate dalle grandi bestie che non conoscevano. Tuttavia, conquista l'animo del re dell'Epiro l'ammirazione sia dell'onore, sia del valore dei soldati Romani. Il re così esclama: O dèi, concedete a Pirro soldati siffatti: sarò il padrone del mondo intero.
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Est maritimis urbibus corruptela ac demutatio morum...
La corruzione e l'alterazione dei costumi è propria delle città di mare; si mescolano infatti con altri idiomi e condotte di vita, e non vengono importate soltanto merci estere, ma anche costumi esteri: pertanto, niente rimane incorrotto nelle tradizioni degli antenati. Ormai coloro che abitano nelle città marittime non rimangono stabili nelle loro dimore, ma, incostanti, sono sempre trascinati via lontano da casa dall'immaginazione e, anche quando con il corpo restano, tuttavia con l'animo vanno in esilio, e vagano. I Cartaginesi e i Corinzi desideravano commerciare e navigare: abbandonarono perciò la pratica dei campi e delle armi. Questa inclinazione ai viaggi e alla dispersione dei cittadini, alla fine, mandò in rovina Cartagine e Corinto. Anche molti inviti alla dissolutezza, dannosi per le città, che vengono o accolti o importati, sono forniti in abbondanza dal mare; ed anche la piacevolezza delle località contiene numerose tentazioni dei desideri, vuoi lussuose vuoi oziose. Il Peloponneso si trova quasi per intero sul mare. Le isole greche nuotano circondate dai flutti, ed errano assieme agli ordinamenti e ai costumi. Le colonie, perfino, che dai Greci vennero fondate in Asia, in Tracia, in Sicilia, in Africa – fuorché la sola Magnesia, sono bagnate dal mare. I vizi delle città marittime sono le cause dei mali e dei mutamenti della Grecia.
Versione tratta da: Cicerone
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Marcus Aemilius, praetor urbanus, vatum antiquum librum invenerat in quo vaticinium continebatur Marci, qui clarus vates fuerat...
Marco Emilio, pretore urbano, aveva scoperto un antico libro di profeti in cui era contenuto un vaticinio di Marco, che era stato un celebre profeta. Marco Emilio aveva affidato immediatamente il libro a Silla, il nuovo pretore. Nel vaticinio di Marco è stata così profetizzata la sconfitta presso Canne: O Romano, fuggi verso il fiume Ofanto! Lì, da genti straniere, sarai obbligato a combattere nei campi di Diomede. Le forze armate romane verranno sconfitte. Macchierai il terreno con il tuo sangue, e l'acqua del fiume trasporterà dal suolo fertile al vasto mare i cadaveri di numerosi tuoi concittadini, che caddero in combattimento. I cadaveri dei soldati offriranno nutrimento ai pesci, ai volatili, alle bestie selvatiche che vivono nel mondo. Così ho letto, scritto nel libro di Giove. Il vaticinio fu reso noto a Roma dopo la battaglia presso Canne, e soldati e consoli compresero gli avvenimenti che erano stati preannunciati: il campo presso Canne e vicino al fiume Ofanto era il luogo dove i Romani avevano subito una violenta sconfitta.
Versione tratta da: Livio