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Psyche videt lucum proceris et vastis arboribus consitum, videt fontem vitreo latice perlucidum …
Psiche vede un boschetto fitto di alberi alti ed immensi, vede una sorgente trasparente con acqua limpida; nel mezzo del boschetto sacro, accanto allo sgorgare della sorgente, c'è un'abitazione regale, costruita non da mani umane, ma dalle arti divine. È l'abitazione, sontuosa e incantevole, di un dio. Colonne d'oro, infatti, sorreggono elevatissimi soffitti a cassettoni, finemente intarsiati di cedro e d'avorio, le pareti sono tutte rivestite da un bassorilievo d'argento. Di sicuro un uomo eccezionale, o meglio un semidio, anzi, indubbiamente un dio è stato colui che ha modellato l'argento con tanta maestria. E per giunta i pregiati pavimenti si distinguono in diversi stili di pittura: davvero felici, quelli che camminano sulle gemme e i gioielli. D'altra parte tutte le altre zone della dimora, preziose in maniera inestimabile, e i muri interi, formati da blocchi d'oro, brillano di luce propria: l'abitazione, infatti, risplende d'oro; così risplendono le camere, così i porticati, così le porte. Psiche, attratta dalla delizia di simili luoghi, fa ingresso nell'abitazione. In casa c'è una notevole ricchezza, eppure quel tesoro del mondo intero non è difeso da nessun catenaccio, da nessuna serratura, da nessun custode.
Versione tratta da: Apuleio
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Miles nomine Sabinus cum tribunis militum ad Ambiorigem, Gallorum ducem, accederat...
Un soldato di nome Sabino era andato da Ambiorige, il comandante dei Galli, insieme ai tribuni militari. Ambiorige aveva ordinato a Sabino: Mentre parliamo, gettate le armi! Il Romano ubbidì, e ordinò ai suoi di fare la stessa cosa. Vennero quindi al discorso, e il Gallo con molti discorsi trattò a lungo delle condizioni di pace con Sabino. Sabino, poco a poco accerchiato dai Galli da ogni lato, fu sgozzato di colpo con un pugnale. Poi a quel punto i Galli, secondo la loro abitudine, avevano gridato vittoria e avevano innalzato grida di gioia, avevano improvvisamente assalito e avevano scompaginato i nostri ranghi. In questa situazione, L. Cotta, uomo d'indole fiera, lotta strenuamente, alla fine però viene ucciso insieme alla gran parte dei nostri soldati. I rimanenti cercano la fuga in direzione dell'accampamento. Lucio Petrosidio, l'aquilifero (colui che porta le insegne), poiché era stato incalzato da parecchi nemici, gettò l'aquila all'interno della palizzata, quindi combatté valorosamente dinanzi all'accampamento, e venne ucciso. I nostri difesero fino a sera l'accampamento con grande coraggio, ma tanti vennero trucidati nel corso della notte. Solamente in pochi scamparono al combattimento e, per vie malsicure attraverso i boschi, raggiunsero il luogotenente T. Labieno negli accampamenti invernali. Qui, in poche parole, riferirono l'accaduto a T. Labieno.
Versione tratta da: Cesare
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In Odyssea multae fabulae de praeclaro Graeco viro narrantur...
Nell'Odissea vengono narrate molte storie su un illustrissimo eroe Greco. Ulisse, da Troia, si dirige attraverso il mare verso la patria Itaca, ma, da una violenta tempesta, viene portato pressi i Ciconi. Lì espugna la città di Ismaro, e distribuisce il bottino ai compagni. Da lì giunge presso i Lotofagi, uomini per niente malvagi, che mangiano foglie di loto. Gli amici assaporano con grande gioia le erbe, e rimuovono dalla memoria sia la patria, sia la casa, sia i figli, sia i parenti. Subito due compagni vengono inviati da Ulisse presso i Lotofagi: afferrano gli amici, li legano con dei lacci, e li riportano alle imbarcazioni. Da lì giungono nell'isola della Trinacria, presso Polifemo, il figlio di Nettuno. Il mostro vive come una bestia e insieme alle bestie, ha un solo occhio, di mattina pascola mandrie e caprette e agnelli, e successivamente, di sera, li riporta nella sua caverna, e appoggia una roccia vicino alla porta. Il mostro rinchiude Ulisse, insieme ai suoi compagni, all'interno della grotta, e comincia a mangiare ferocemente i compagni. Allora Ulisse, con un tranello, ubriaca Polifemo con del vino e, per mezzo di un tronco di legno, gli brucia l'unico occhio. Allora il mostro, a causa del tormento, chiama gli abitanti dell'isola e dice: Nessuno mi acceca! Infatti Ulisse aveva detto al mostro di chiamarsi "Utis", che in lingua Greca significa "Nessuno". Gli abitanti deridono Polifemo per la follia, e abbandonano il compagno nella grotta senza aiuto. Ulisse lega i suoi amici alle caprette, e così esce fuori dalla grotta e, attraverso le acque del mare, fugge via dall'isola di Polifemo.
Versione tratta da: Igino
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De poetae Phaedri vita paucas notitias scimus vivit in Macedonia vel in Thracia...
I merito alla vita del poeta Fedro conosciamo poche notizie: vive in Macedonia, oppure in Tracia, ancora giovinetto giunge a Roma, dapprima come schiavo del padrone Augusto, poi come liberto. L'intelligenza e la saggezza di Fedro sono conosciute ed elogiate sia da Augusto, sia dai figli e dalle figlie dei Romani. Augusto apprezza sempre il poeta per la conoscenza della letteratura latina, e lo invita spesso in ospitalità : il poeta, infatti, scrive belle favole sui vizi della vita umana. Gli scolari Romani, nella scuola, tramite le maestre leggono le favole e le memorizzano. Nelle favole di Fedro degli animali offrono degli esempi di vita proba alle matrone, alle fanciulle, alle schiave, alle ancelle, e anche ai padroni, insegnano la giustizia e la concordia, pronunciano parole severe contro gli ingiusti. Poi, Tiberio succede ad Augusto, e Fedro, per via dell'arroganza di Tiberio, a quel punto vive a Roma in maniera infelice, a causa della mancanza di mezzi.
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Italia, Romae provinciarum regina, magna et clara paeninsula est...
L'Italia, la regina delle province di Roma, è una penisola grande e illustre. La Sicilia e la Sardegna sono isole dell'Italia. L'isola di Sicilia, patria di graziose fanciulle, è grande. Gli abitanti della Sicilia sono agricoltori, marinai e poeti. Claudia, figlia di un marinaio, e Giulia, figlia di un agricoltore, sono amiche e alunne diligenti. Nell'isola di Sardegna ci sono agricoltori e marinai, non poeti; le fanciulle sono poche, le ancelle sono molte. I pirati sono causa di molte lacrime per gli abitanti della Sicilia e della Sardegna, per via della ricchezza dell'isola.