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Helvetii per fines Sequanorum copias traducunt et in Haeduorum fines perveniunt Haeduorumque oppida et pagos vastant...
Gli Elvezi fanno passare le truppe attraverso il territorio dei Sequani, e giungono nel territorio degli Edui, e saccheggiano le città e i villaggi degli Edui. Per questa ragione, gli Edui inviano degli ambasciatori a Cesare, e chiedono aiuto. E così i Romani ingaggiano uno scontro con i valorosi Elvezi, ma, grazie all'esperienza delle armi, pochi Romani cadono nella battaglia. Gli Elvezi resistono con grande coraggio, e provocano alla battaglia i Romani. Gli Elvezi combattono a lungo e accanitamente con i Romani, alla fine non sostengono i giavellotti dei Romani, e arrivano alle loro salmerie e ai loro carri. Gli Elvezi combattono valorosamente nei pressi delle salmerie, e, da un luogo rialzato, scagliano dardi contro le truppe dei Romani, e feriscono i Romani. Ma, dagli alleati, vengono mandati ai Romani rinforzi con spade e corazze, e gli Elvezi vengono sconfitti. Perciò, tramite degli ambasciatori, gli Elvezi chiedono la pace.
Versione tratta da: Cesare
ANALISI GRAMMATICALE
VERBI
traducunt indicativo presente terza persona plurale (traduco) Paradigma: traduco, traducis, traduxi, traductum, traducĕre - verbo transitivo III coniugazione
perveniunt indicativo presente terza persona plurale (pervenio) Paradigma: pervenio, pervenis, perveni, perventum, pervenīre - verbo intransitivo IV coniugazione
vastant indicativo presente terza persona plurale (vasto) Paradigma: vasto, vastas, vastavi, vastatum, vastāre - verbo transitivo I coniugazione
mittunt indicativo presente terza persona plurale (mitto) Paradigma: mitto, mittis, misi, missum, mittĕre - verbo transitivo III coniugazione
committunt indicativo presente terza persona plurale (committo) Paradigma: committo, committis, commisi, commissum, committĕre - verbo transitivo III coniugazione
cadunt indicativo presente terza persona plurale (cado) Paradigma: cado, cadis, cecidi, casum, cadĕre - verbo intransitivo III coniugazione
subsistunt indicativo presente terza persona plurale (subsisto) Paradigma: subsisto, subsistis, substiti, subsistĕre - verbo intransitivo III coniugazione
lacessunt indicativo presente terza persona plurale (lacesso) Paradigma: lacesso, lacessis, lacessivi, lacessitum, lacessĕre - verbo transitivo III coniugazione
pugnant indicativo presente terza persona plurale (pugno) Paradigma: pugno, pugnas, pugnavi, pugnatum, pugnāre - verbo intransitivo I coniugazione
sustinent indicativo presente terza persona plurale (sustineo) Paradigma: sustineo, sustines, sustinui, sustentum, sustinēre - verbo transitivo II coniugazione
perveniunt indicativo presente terza persona plurale (pervenio) Paradigma: pervenio, pervenis, perveni, perventum, pervenīre - verbo intransitivo IV coniugazione
pugnant indicativo presente terza persona plurale (pugno) Paradigma: pugno, pugnas, pugnavi, pugnatum, pugnāre - verbo intransitivo I coniugazione
ingerunt indicativo presente terza persona plurale (ingero) Paradigma: ingero, ingeris, ingessi, ingestum, ingerĕre - verbo transitivo III coniugazione
vulnerant indicativo presente terza persona plurale (vulnero) Paradigma: vulnero, vulneras, vulneravi, vulneratum, vulnerāre - verbo transitivo I coniugazione
mittuntur indicativo presente terza persona plurale passivo (mitto) Paradigma: mitto, mittis, misi, missum, mittĕre - verbo transitivo III coniugazione
superantur indicativo presente terza persona plurale passivo (supero) Paradigma: supero, superas, superavi, superatum, superāre - verbo transitivo I coniugazione
petunt indicativo presente terza persona plurale (peto) Paradigma: peto, petis, petivi o petii, petitum, petĕre - verbo transitivo III coniugazione
SOSTANTIVI
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
fines accusativo maschile plurale (finis, finis)
Sequanorum genitivo maschile plurale (Sequani, Sequanorum)
copias accusativo femminile plurale (copia, copiae)
Haeduorum genitivo maschile plurale (Haedui, Haeduorum)
fines accusativo maschile plurale (finis, finis)
Haeduorumque genitivo maschile plurale (Haedui, Haeduorum)
oppida accusativo neutro plurale (oppidum, oppidi)
pagos accusativo maschile plurale (pagus, pagi)
Haedui nominativo maschile plurale (Haedui, Haeduorum)
legatos accusativo maschile plurale (legatus, legati)
Caesarem accusativo maschile singolare (Caesar, Caesaris)
auxilio ablativo neutro singolare (auxilium, auxilii)
Romani nominativo maschile plurale (Romanus, Romani)
Helvetiis ablativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
proelium accusativo neutro singolare (proelium, proelii)
Romani nominativo maschile plurale (Romanus, Romani)
armorum genitivo neutro plurale (arma, armorum)
pugna ablativo femminile singolare (pugna, pugnae)
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
audacia ablativo femminile singolare (audacia, audaciae)
proelio ablativo neutro singolare (proelium, proelii)
Romanos accusativo maschile plurale (Romanus, Romani)
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
Romanis dativo maschile plurale (Romanus, Romani)
Romanorum genitivo maschile plurale (Romanus, Romani)
pila accusativo neutro plurale (pilum, pili)
impedimenta accusativo neutro plurale (impedimentum, impedimenti)
carros accusativo maschile plurale (carrus, carri)
impedimenta ablativo neutro plurale (impedimentum, impedimenti)
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
loco ablativo neutro singolare (locus, loci)
Romanorum genitivo maschile plurale (Romanus, Romani)
copias accusativo femminile plurale (copia, copiae)
tela accusativo neutro plurale (telum, teli)
Romanosque accusativo maschile plurale (Romanus, Romani)
sociis ablativo maschile plurale (socius, socii)
auxilia nominativo neutro plurale (auxilium, auxilii)
gladiis ablativo maschile plurale (gladius, gladii)
loricis ablativo femminile plurale (lorica, loricae)
Romanis dativo maschile plurale (Romanus, Romani)
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
legatos accusativo maschile plurale (legatus, legati)
Helvetii nominativo maschile plurale (Helvetii, Helvetiorum)
pacem accusativo femminile singolare (pax, pacis)
AGGETTIVI
strenuis ablativo maschile plurale (strenuus, strenuă, strenuum - aggettivo I classe)
pauci nominativo maschile plurale (pauci, paucae, pauca - aggettivo I classe)
periti nominativo maschile plurale (peritus, perită, peritum - aggettivo I classe)
magna ablativo femminile singolare (magnus, magnă, magnum - aggettivo I classe)
strenue avverbio (da strenuus, strenuă, strenuum)
ALTRE FORME GRAMMATICALI
per preposizione
et congiunzione
Quare avverbio
ad preposizione
Itaque congiunzione
sed congiunzione
Diu avverbio
atque congiunzione
Apud preposizione
e preposizione
edito ablativo neutro singolare
Sed congiunzione
a preposizione
cum preposizione
ideo avverbio
Helvetii per fines Sequanorum copias traducunt et in Haeduorum fines perveniunt Haeduorumque
oppida et pagos vastant. Quare Haedui legatos ad Caesarem de auxilio mittunt. Itaque Romani cum strenuis
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Caesar, postquam ex Menapiis in Treveros venit, trans Rhenum copias ducere instituit, quia Germani auxilio Treveris vires contra Romanos milites miserant …
Cesare, dopo che, dai Menapi, arrivò dai Treveri, stabilì di portare le truppe oltre il Reno, poiché i Germani avevano mandato delle truppe ausiliarie in aiuto ai Treveri contro i soldati romani. Gli Ubii mandarono ambasciatori a Cesare, e spiegarono così: Dalla nostra popolazione non sono state inviate truppe ausiliare ai Treveri, accusiamo invece di tradimento gli Svevi, perché hanno infranto il patto coi Romani e, quando sarete arrivati nella regione dei Germani, vi uccideranno. Cesare rese grazie agli ambasciatori degli Ubii, e si diresse a marce forzate verso gli Svevi. Mentre i soldati romani collocano l'accampamento presso un piccolo bosco sacro, gli Svevi allestiscono molte truppe contro di loro; Cesare chiede supporto agli Ubii per mezzo di un messaggero. Gli Svevi, non appena videro legioni romane tanto numerose, insieme a molti soldati degli Ubii, misero al riparo le proprie truppe, quelle degli alleati e l'intera popolazione in una foresta dalla smisurata grandezza.
Versione tratta da: Cesare
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Titus natus est prope Septizonium sordidis aedibus, cubiculo vero parvo et obscuro...
Tito nacque nei pressi di Settizonio, in una casa cenciosa, in una cameretta davvero piccola e buia. Le doti fisiche e morali (lett. : "del corpo e dello spirito") splendettero subito nel bambino, e poi sempre di più con l'avanzare dell'età: di straordinaria bellezza, di forza singolare, non fu tuttavia di statura elevata e con la pancia un poco prominente; di memoria stupefacente, fu dotato dell'attitudine ad imparare pressoché tutte le arti, tanto militari quanto di pace. Alquanto esperto delle armi e del cavalcare, fu inoltre ancor più profondamente erudito negli studi greci e latini. Ma neppure (ere) ignaro di musica: cantava, difatti, e suonava la cetra in maniera amabile e con maestria. Tribuno militare sia in Germania sia in Britannia, prestò servizio militare con grandissimo zelo, né con minor fama di moderazione. Dopo gli anni di servizio militare, si dedicò all'attività forense, più onesta che assidua. Allestì banchetti più divertenti che lauti. E, tuttavia, non fu meno liberale degli imperatori precedenti: inaugurò un anfiteatro e, accanto, realizzò le terme. Piuttosto bonario per natura, trattò durante ogni circostanza tutto quanto il popolo con affabilità piuttosto grande.
Versione tratta da: Svetonio
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Fons erat limpidus, nitidis undis argenteus; gramen erat circa, silvaque densa...
La sorgente era limpida, argentea di acque splendenti; c'era l'erba intorno, e una fitta foresta. Narciso, spossato per il caldo, arriva alla sorgente e vuole calmare la sete. Mentre beve, rapito dall'immagine riflessa, si innamora del volto senza corpo. Il ragazzo si stupisce davanti a sé stesso e, fisso, contempla il bellissimo viso. Distesosi a terra, osserva i propri occhi e i capelli, degni di Apollo, e le gote imberbi e il collo bianco come l'avorio e la grazia della bocca e rossore mescolato al candore niveo, e ammira tutte insieme le cose per le quali è mirabile: desidera, inconsapevole, sé stesso, e ama ardentemente la propria immagine. Immerge le sue braccia nell'acqua e abbraccia il collo intravisto. O ingenuo, perché abbracci invano effimeri fantasmi? Il ragazzo che scorgi è l'ombra dell'immagine riflessa: viene e si ferma con te; con te se ne va. Narciso, però, guarda con occhio insaziabile l'ingannevole figura e, sollevatosi un poco, grida: Perché, o ragazzo senza pari, mi inganni, dove fuggi? Di certo non fuggi il mio aspetto. Quando io ti ho offerto le braccia, tu mi hai offerto le braccia, quando io ti ho sorriso, tu mi sorridi. Io sono un giovane! Ho compreso, e la mia immagine non mi tradisce; ardo per l'amore di me stesso. Quello che bramo, sta con me. E la sofferenza, ormai, toglie le forze, e la morte è vicina. Parlò, e con le lacrime increspò le acque e colpì il petto nudo con le bianche mani. Chinò la testa stanca tra l'erba verde, e la morte chiuse gli occhi del bellissimo Narciso.
Versione tratta da: Ovidio
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Saturnus sationum deus fuit praetereaque temporis dominus et priscus Italiae rex...
Saturno fu il dio delle seminagioni, ed inoltre il signore del tempo, ed un antico re dell'Italia. Infatti, fuggitivo dal regno del cielo, giunse in Italia, e si nascose nel Lazio; poi Giano, il re del Lazio, ebbe Saturno in alleanza, e gli concesse il regno. In Lazio, Saturno, in qualità di re, addomesticò per mezzo dell'agricoltura le abitudini selvagge degli uomini. All'epoca tutti vivevano con grande prosperità: gli alberi fornivano spontaneamente il cibo agli uomini, i fiori davano il miele, i capi di bestiame offrivano le mammelle piene di latte. All'epoca non vi furono soldati, né collera, né guerre. Quell'età fu dorata. Successivamente vennero le età dell'argento e del bronzo: gli uomini smuovevano la terra per mezzo dell'aratro, e vivevano con fatica. Però, dopo l'età del bronzo venne un periodo spaventoso: atroci calamità devastarono il mondo, gli uomini erano spaventati dalle malattie e dalle guerre, e le donne partorivano con grande dolore pochi bambini. Questa fu l'età "del ferro", oppure "di Marte": infatti Marte, il dio della guerra, ebbe il potere, e sparse la distruzione nelle città degli uomini.