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Anco regnante Lucius Tarquinius ab Etruria profectus est, Romaeque domicilium constituit ....
Sotto il regno di Anco, Lucio Tarquinio partì dall'Etruria e fissò il domicilio a Roma. Dopo aver ottenuto l'amicizia del re Anco, fu nominato tutore dei figli di lui. In questo incarico si comportò così saggiamente che (prop. Consecutiva )tutti lo ammiravano e lo apprezzavano. Morto Anco, a Roma bisognava tenere comizi per eleggere un nuovo re. Il giorno prima dei comizi Tarquinio allontanò i giovani degni di diventare re. Egli, inoltre, ricordando fino a che punto avesse goduto della benevolenza di Anco, chiese il regno. I Romani sapevano che i figli di Anco erano in vita, tuttavia nominarono Tarquinio re.
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Androclus servus rem mirifìcam narrat: "Cum provinciae Africa proconsulare imperium meus dominus obtinuisset, ego ibi perveni..."Ecce leo hospes hominis, ecce homo medicus leonis.
Il servo Androclo narra una storia magnifica: il mio padrone avendo ottenuto il potere proconsolare nella provincia dell'Africa, io giunsi lì, ma fui costretto alla fuga a causa delle ingiuste e quotidiane bastonate del padrone. Cercando un nascondiglio, trovai nel torrido deserto una spelonca e, spinto dal sole che bruciava, vi entrai. Poco dopo mezzogiorno giunse alla spelonca un leone con una zampa ferita e debilitata, emettendo lamenti e mormorii di dolore e gemendo per lo strazio della ferita. Spaventato alla vista del leone che sopraggiungeva, nel momento in cui la fiera mi si avvicinò mite e mansueta e mi pose il piede in grembo, per ottenere soccorso, rimasi senza parole. Allora staccai l'ingente spina, che stava attaccata alla pianta del piede, e feci uscire premendo il pus assorbito dalla ferita e lavai il sangue. Il leone si sdraiò e si riposò, e da quel giorno io vissi con il leone per un intero triennio. avendo poi Androclo abbandonato il deserto, fu catturato subito dai soldati. Da lì condotto a Roma dal padrone, fu condannato a morte e fu dedito alle bestie. ma, nel circo, quando vide il leone che veniva proprio contro di lui riconobbe immediatamente le sembianze della fiera solidale. Il leone, memore del beneficio, pose il piede sul grembo di Androclo, offrendogli fiducia e riconoscenza. Così furono liberati sia il servo che il leone e la gente comune vedendoli diceva: "Ecco il leone ospite dell'uomo, ecco l'uomo medico del leone".
(By Maria D. )
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Antiqui poetae Proserpinae fabulam narrant.... Ita Proserpina regina est inferorum, mortuorumque animas regit.
Gli antichi poeti narrano la storia di Proserpina. Presso Enna, in Sicilia, c'è uno stagno limpido; le acque sono circondate dal bosco e i raggi del sole sono tenuti a distanza da rami frondosi. L'ombra del luogo è di refrigerio per gli agricoltori. Arriva qui una bella fanciulla. La giovinetta ha nome Proserpina: raccoglie viole purpuree e candidi gigli, riempie i panieri e gioca con gli amici. Ma la fanciulla viene avvistata da Plutone, il signore degli Inferi. Plutone viene scosso dalla bellezza della fanciulla, e rapisce Proserpina. Da Proserpina viene invocato invano l'aiuto degli amici: la fanciulla sventurata viene trasportata nel Tartaro con la carrozza di Plutone. E così Proserpina è la regina degli Inferi e governa le anime dei morti.
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Romanis bella grata erant. Itaque magna cura in armis collocabantur...
Le guerre erano care ai Romani. Perciò si poneva molta attenzione nelle armi. Gli equipaggiamenti dei Romani erano: l'elmo, la corazza, lo scudo. Le armi erano il giavellotto, la spada e le frecce. I Romani per lo più scagliavano da lontano i giavellotti e le lance; con le spade combattevano corpo a corpo. Gli elmi, i giavellotti, le corazze, gli scudi erano di grande impaccio ai Romani nelle battaglie; tuttavia combattevano con grande audacia e riportavano molte vittorie.
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Antiquitus Romani industrii agricolae et nautae periti stellarum et pelagi ...
Anticamente i Romani erano contadini operosi e marinai esperti delle stelle e del mare. Erano note ai Romani molte località dell'Europa e le coste di molte isole. Combattevano con le armi molte battaglie e, riconoscenti per le vittorie, decoravano con le spoglie di guerra le statue degli dei e delle dee. Anche tori, capri e agnelli venivano sacrificati alle divinità celesti e infernali. La fama degli antichi Romani è e sarà grande; la storia delle loro guerre e battaglie è raccontata agli scolari. O figlio mio, l'operosità, la diligenza, l'audacia degli antichi Romani offrono molti esempi agli abitanti d'Italia che amano la patria.