- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Caesar ad cohortandos milites decurrit et legionem decimam devenit. Milites hortatus ...
Cesare si precipitò ad incitare i soldati e si ritrovò presso la decima legione. Avendo esortato i soldati a ricordarsi del loro valore e a non agitarsi nell'animo e a sostenere coraggiosamente l'assalto dei nemici, poiché i nemici non erano lontani, diede il segnale di attaccare battaglia. E, partito in un'altra direzione, ugualmente per incitare, si imbatté in quelli che combattevano. Fu tanto grande la scarsezza di tempo e l'animo dei nemici tanto pronto a combattere, che mancò il tempo non solo per applicarsi i gradi, ma anche per indossare gli elmi e per togliere le custodie agli scudi. Ciascuno si fermò alle prime insegne che vide, per non perdere il tempo di combattere nel cercare i suoi. (Versione dal libro Donum)
STESSO TITOLO MA TESTO LATINO DIVERSO (Il latino di tutti)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Prima schola, in quam parentes Romani liberos septem annos natos mittebant, ludus …
La prima scuola nella quale i genitori romani mandavano i figli di sette anni, era detta scuola elementare. Qui i bambini e le bambine erano istruiti dal maestro elementare con il leggere, lo scrivere, e il calcolo. Il maestro di scuola chiedeva un compenso ai genitori. Nessuno veniva obbligato a mandare i figli a scuola; perciò molti Romani furono incapaci di leggere e di scrivere. Pochi ragazzi, dopo gli anni della scuola elementare, erano mandati in un'altra scuola, che si chiamava scuola di arti liberali. Qui imparavano la grammatica, l'arte retorica, la musica, la lingua greca. I ragazzi di condizione nobile non venivano mandati a scuola, ma venivano educati da uno schiavo erudito. Talvolta i giovani vivevano due o tre anni in Grecia e si affidavano all'insegnamento di famosi filosofi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Ditissimus omnium regum, qui in Asia antiquitus regnaverant, Croesus fuit. Huic quondam …
Creso fu il più ricco di tutti i re che anticamente avevano regnato nell'Asia. Costui una volta invitò presso di sé Solone, uno dei sette sapienti. Poi lo condusse attraverso la magnifica reggia e infine lo interrogò in questo modo: Chi mai, o Solone, è più felice di me? A qualcuno forse toccò in sorte una più grande abbondanza di mezzi? Tuttavia acquisirò una ricchezza maggiore ed amplierò i confini del mio regno. A queste parole Solone, davanti ai ministri di Creso, rispose così: Credimi, o re: la vita di tutti noi è soggetta alla Sorte. Essa, dunque, con un solo cenno del capo sovverte all'improvviso regni ed imperi. Felice è colui che non desidera le ricchezze di questa vita, e non dà nessuna fiducia alla Sorte. E infatti Creso, dopo che ebbe dichiarato guerra a Ciro, re dell'intera Persia, perse il regno e la libertà.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Eodem die ubi per exploratores resciit hostes sub monte consedisse milia passuum ab …
Nello stesso giorno, appena venne a sapere tramite gli esploratori che i nemici si erano accampati sotto il monte, a otto miglia dall'accampamento di lui stesso, mandò alcuni uomini per esaminare quale fosse la conformazione del monte e quale l'accesso nel perimetro. Fu riferito che era agevole. Ordina a T. Labieno, luogotenente propretore, di salire poco dopo il terzo turno di guardia sulla vetta del monte con due legioni e con quelle guide che avevano esaminato il percorso; espose quale fosse il suo piano. Egli stesso, subito dopo il quarto turno di guardia, per il medesimo percorso in cui erano passati i nemici, si mosse verso di loro e manda davanti a sé tutta la cavalleria. P. Considio, che era considerato molto esperto nell'arte militare e che era stato nell'esercito di L. Silla e poi in quello di M. Crasso, è inviato in avanscoperta con gli esploratori.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 2
Bassianus Caracalla imperator fratrem suum Getam, quem populus valde amabat, necavit. …
L'imperatore Bassiano Caracalla assassinò suo fratello Geta, che il popolo amava molto. A causa di questa uccisione, attirò a sé l'odio del popolo e diede l'incarico di difendere pubblicamente quel fratricidio a Papiniano, che per l'altissima conoscenza del diritto era in grande considerazione presso i Romani. Ma Papiniano rispose: È molto più facile compiere codesto delitto che difendere il medesimo. Quando un fratello uccide il fratello, la natura stessa inorridisce; infatti gli dèi puniscono con la massima pena qualunque delitto si opponga alla natura. Bassiano e Geta erano figli dei medesimi genitori: che cosa, dunque, più abominevole di questo crimine? Chi può difendere questo misfatto? Nessuno può difendere ciò che è contro natura e contro il volere degli dei. Con queste parole Papiano negò a Caracalla la propria difesa.