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Tertio die descensum in campum omnibus copiis est. Cum instructae acies starent, cerva fugiens lupum...quocumque se inclinassent, accipienda clades fuerit
Nel terzo giorno si scese in campo con tutte le milizie. Mentre le truppe stavano schierate in ordine di battaglia, una cerva che fuggiva ad un lupo, scacciata dai monti, avanzò tra le due schiere; poi gli animali si divisero, la cerva deviò la corsa verso i Galli, il lupo (deviò la corsa) verso i Romani. Al lupo fu dato un passaggio tra le file; i Galli trafissero la cerva. Allora un soldato Romano degli antesignani disse: "La fuga e la strage stanno per di là, dove vedete distesa a terra l'animale sacro a Diana; da questa parte il lupo vincitore sacro a Marte, illeso e in forze, ci ha ricordato la nostra stirpe Marziale e il nostro fondatore". I Galli si arrestarono al fianco destro, i Sanniti al sinistro. Quinto Fabio schierò la prima e la terza legione a difesa del lato destro contro i Sanniti, Decio la quinta e la sesta (legione) a difesa del lato sinistro contro i Galli; la seconda e la quarta facevano la guerra nel Sannio con il proconsole L.Volumnio. Al primo scontro la battaglia fu combattuta con forze a tal punto pari che, se gli Etruschi e gli Umbri fossero stati presenti o sul campo di battaglia o all'accampamento, ovunque si fossero rivolti, si sarebbe subita una sconfitta. (da Livio)
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Cum primores civitatis similibus morbis eodemque ferme omnes eventu morerentur, ancilla quaedam ad Q. Fabium Maximum...ex quibus ad centum septuaginta damnatae sunt.
Essendo morti i principali cittadini della città per malattie simili e quasi tutte con lo stesso esito, una certa serva dichiarò all'edile curule Quinto Fabio Massimo che essa avrebbe rivelato la causa della comune pestilenza se da lui le fosse stata data assicurazione che non ne sarebbe derivata una denuncia a suo danno. Fabio riferì subito la cosa ai consoli, i consoli al senato e e col consenso del senato venne data la garanzia d'impunità alla delatrice. Allora si scoprì che la perfidia di alcune donne opprimeva la città e delle matrone preparavano quei veleni, e che potevano essere colte in flagrante, se decidevano di seguire subito l'ancella. Andarono dietro la denunciante e scoprirono alcune matrone che preparavano veleni al fuoco e altri nascosti. Condottele al foro, due di esse, Cornelia e Sergia, entrambe di famiglia patrizia, poiché dichiaravano fermamente che quei medicamenti erano salutari, furono costrette a berli dalla denunciatrice che le smentiva e, tracannato il veleno sotto gli occhi di tutti, morirono in conseguenza del loro stesso crimine. Le loro compagne, immediatamente arrestate, accusarono un gran numero di matrone; centosettanta delle quali vennero condannate. (da Livio)
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Cum olim in Lydia magnis imbribus terra discessisset, Gyges, pastor regius, in illum hiatum descendit. ...quisquam videre potuit. Sic repente anuli beneficio rex Lydiae exortus est.
Dopo che, una volta, in Lidia, la terra fu franata a causa di abbondanti piogge, Gige, il bovaro del re, scivolò in quella fossa. Qui notò un cavallo di bronzo, sui lati del quale si trovavano delle porte. Aperte le quali (porte) egli vide il corpo di un uomo morto, di altezza inconsueta e con un anello d'oro al dito. Gige, sfilato l'anello, se ne andò ad un'assemblea di pastori. In quel luogo sperimentò la straordinaria dote dell'anello: infatti, dopo aver rivolto verso il palmo della mano il castone del suo anello, egli non veniva visto da nessuno, egli stesso, al contrario, vedeva tutte le cose; dopo aver rigirato l'anello verso l'esterno, egli medesimo veniva visto nuovamente. Dunque, sfruttando questo vantaggio dell'anello, egli fece violenza alla regina e, con lei come complice, assassinò il re ed eliminò le guardie del corpo di lui, e nessuno fu in grado di vederlo mentre compiva questi delitti. Così, improvvisamente, per grazia dell'anello, egli si affermò come re di Lidia. .(da Cicerone)
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Xerxes bellum a patre coeptum adversus Graeciam quinquennium instruxit. Quod ubi primum didicit... Erasa igitur cera belli consilia deteguntur.
Serse organizzò la guerra cominciata dal padre contro i Greci per [un quinquennio] cinque anni. Appena lo venne a sapere Demarato, re degli Spartani, che viveva in esilio presso Serse, più amico alla patria dopo la fuga, che al re dopo i benefici, affinché (i Greci) non fossero sopraffatti da una guerra imprevista, scrisse tutto ai magistrati su tavolette di legno e lo cancellò con una cera spalmata sopra. Poi le affidò ad un servo fedele perché fossero recapitate. Una volta consegnate, a Sparta si discusse a lungo, perché non vedevano alcuno scritto né credevano che fossero state mandate senza un motivo, e pensavano che il messaggio fosse tanto più importante quanto più era segreto. Mentre gli uomini si erano arenati in congetture, la sorella di re Leonida scoprì lo stratagemma di colui che le aveva scritte. Quindi, tolta la cera, furono scoperti i progetti di guerra. (da Giustino)
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Praeterea in nostris annalibus scriptum legimus, qua tempestate ... et quasi ruina incidentis inopinati gaudii oppressa exanimataque est.
Leggiamo poi nei nostri annali, che, che nel momento in cui l'esercito del popolo romano fu sbaragliato presso Canne la vecchia madre una volta riferita la notizia della morte del figlio fu sconvolta dal dolore e dal pianto ma questo messaggio non fu vero e il giovane non molto dopo tornò in città da quella battaglia: improvvisamente la vecchia dopo aver visto il figlio fu schiacciata e uccisa dalla quantità e dal turbamento e per così dire dalla caduta repentina della gioia inattesa che le piombava addosso. (da Gellio)