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Fremebat enim Domitianus aestuabatque in ingenti invidia destitutus. Nam cum Corneliam Vestalium maximam ... Dixit donec ad supplicium, nescio an innocens, certe tamquam innocens ducta.
Ebbene Domiziano, deluso, fremeva e si agitava in un'immensa avversione. Infatti, poiché aveva intensamente desiderato seppellire viva Cornelia la più nobile delle Vestali, perchè riteneva che con esempi di siffatto genere fosse resa famosa la sua era, con l'autorità di pontefice massimo, o piuttosto con la ferocia di un tiranno, con l'abuso di un padrone, chiamò gli altri pontefici non nella Reggia [del pontefice masso sito sulla via sacra] ma nella villa di Albano. E con una malvagità (scelus, sceleris) non minore di quella che prevedeva di punire, la condannò per incesto mentre ella era assente ed inascoltata, quando egli stesso aveva non solo macchiato con l'incesto, ma in vero anche ucciso la figlia di suo fratello; giacchè la vedova morì con un aborto. Vennero subito mandati i pontefici per sotterrarla e per ucciderla. Quella, tendendo le mani ora a Vesta ora agli altri Dei, gridava molte cose, ma più ripetutamente questa: "Cesare mi reputa incestuosa, ma quando io celebravo le cerimonie sacre egli ha vinto e ha trionfato!". La disse fino all'esecuzione, io non so se [fosse] innocente, certamente (lo disse) tanto quanto una condotta (a morte) da innocente (da Plinio il Giovane)
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Cum omnibus copiis Tullus Hostilius Fidenas adgressus esset, Mettius Fufetius dux Albanorum, dubiam et suspectam...Quo imperatoriae artis artificio pro trepidatione alacritate suorum pectora replevit.
Avendo Tullo Ostilio con tutte le truppe attaccato Fidene, Mezio Fufezio, condottiero degli Albani, scoprì improvvisamente nella stessa battaglia la dubbipsa e sempre sospetta lealtà della sua alleanza. Infatti, dopo aver abbandonato il fianco dell'esercito Romano (ablativo assoluto), si schierò in un colle vicino, con l'intenzione di essere più un osservatore della battaglia che un collaboratore della battaglia, in modo da saltare addosso ai Romani vinti o aggredirli vincitori affaticati. Non c'era dubbio che quella cosa avrebbe indebolito gli animi dei nostri soldati, quando si fossero accorti che i nemici combattevano e che contemporaneamente gli aiuti venivano a mancare. Quindi, affinché ciò non accadesse, Tullo prese precauzioni: infatti, spronato il cavallo, corse attraverso tutto lo schieramento dei combattenti divulgando che Mezio si era ritirato per un suo comando, mentre quello aveva abbandonato gli alleati, e che, dopo aver dato il segnale, Mezio avrebbe assalito alle spalle i Fidenati. Con questa astuzia dell'arte di comando riempì i petti dei suoi di ardore invece che di trepidazione. (da Valerio Massimo)
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Dein Alexander non salutari sed adorari se iubet.Acerrimus inter recusantes Callisthenes fuit. Quae res et illi et multis principibus Macedonum...ut intellegeret parcendo se consulisse non tam oppidanis quam exercitui suo.
Poi Alessandro ordinò (presente storico) di non acclamarlo ma di venerarlo. Tra coloro che si opponevano fu più accanito Callistene. Questa cosa fu rovina sia per lui sia per molti nobili fra i macedoni (genitivo partitivo), perché sotto il pretesto di tradimento vennero tutti uccisi. Ciononostante i Macedoni, esecrato l'atto di adorazione, mantennero il vecchio modo di salutarlo. Dopo questi avvenimenti si diresse verso l'India, per portare i confini dell'impero sino all'Oceano e all'estremo Oriente. Affinché anche l'equipaggiamento dell'esercito fosse consono alla fama del suo regno, rivestì d'argento le falere dei cavalli e le armi dei soldati e chiamò il suo esercito "gli Argiraspidi" per gli scudi d'argento. Quando giunse alla città di Nisa, giacché i cittadini non lo contrastavano confidando nel suo timore religioso per Padre Libero, che aveva fondato la città, ordinò di risparmiarli. Allora condusse l'esercito allo spettacolo del monte sacro ricoperto di viti e di edera. Ma i suoi soldati, quando arrivarono davanti alla montagna, infiammati da un improvviso moto dell'animo, levando alte grida verso i luoghi sacri del Dio, corsero qua e là, senza farsi male, sotto lo sguardo stupito del re, sicché egli capì che risparmiandoli aveva avuto cura non tanto dei cittadini quanto del suo esercito.
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Solon, qui tam praeclaras tamque utiles Atheniensibus leges tulit, qui Salaminam recuperavit,...ut ad Xerxem, quem paulo ante destruxerat, perfugere necesse haberet.
Solone, colui che produsse leggi tanto eccellenti e tanto utili per gli Ateniesi, colui che riprese Salamina, colui che per primo vide la nascente tirannide di Pisistrato e (che) solo osò affermare apertamente che si doveva attaccarla con le armi, Trascorse a Cipro come profugo la vecchiaia, e non gli spettò la fortuna di essere sepolto in patria. Anche ad Aristide, esempio straordinario di temperanza, fu ordinato di andar via dalla patria. Fortunata Atene, che, dopo il suo esilio, potè trovare qualche uomo onesto o che amava i suoi concittadini! AncheTemistocle, è l'esempio più celebre di quelli che impararono a conoscere una patria ingrata; benchè egli l'avesse riconsegnata incolume e salva, illustre, ricca, sovrana della Grecia, (Atene) ebbe un atteggiamento contrario a lui al punto che si trovò nella condizione di rifugiarsi da Serse, che poco tempo prima aveva distrutto. (da Valerio Massimo)
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Cyrene condita est ab Aristaeo, cui nomen Battus propter linguae obligationem fuit. Huius pater Grinus,....Positis igitur castris, Battus urbem Cyrenem condidit.
Cirene fu fondata da Aristeo, a cui venne dato il soprannome Batto a causa del suo impedimento della lingua. Suo padre Grino, re dell'isola di Tera, dopo essersi recato dall'oracolo di Delfi a supplicare il dio, per il difetto dell'adolescente figlio che ancora non parlava, ottenne il responso con cui si comandava a suo figlio Batto di recarsi in Africa e fondare la città di Cirene: là avrebbe ricevuto l'uso della parola. Visto che il responso sembrava simile ad uno scherzo, a causa della desolazione dell'isola di Tera, da cui era stato ordinato ai coloni di recarsi in Africa per fondare una città, la cosa fu lasciata cadere. Trascorso quindi del tempo, furono costretti di mala vogliaed obbedire al dio a causa di una pestilenza; il loro numero fu tanto esiguoche a malapena riempirono una nave. Dopo essere giunti in Africa, respinte le genti indigene, a causa dell'amenità del luogo e dell'abbondanza delle sorgenti d'acqua occuparono il monte Cira. Là Batto, loro capo, scioltisi i nodi della lingua, cominciò a parlare perfettamente. Allora disposto l'accampamento, Batto fondò la città di Cirene.