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La battaglia incombeva. Gli averi e le ricchezze vennero immediatamente nascosti nelle fattorie; le matrone si recarono insieme ai figli e alle figlie presso i templi, e per mezzo di corone di rose decorarono gli altari degli dei e delle dee, in questa maniera esse erano d'aiuto agli uomini, che rimasero sempre nell'accampamento. Poiché i Romani avevano una grande fiducia negli dei, non soltanto sugli altari vennero immolate delle vittime, ma inoltre vennero fatte molte offerte votive. Poi vennero preparate le armi: scudi, lance, spade. Il morale delle truppe dei Romani crebbe, perché arrivavano anche gli alleati. Nel frattempo le truppe dei nemici penetravano nella città: la sorte era avversa. La tromba suonò e venne dato il segnale: i Romani uscirono dall'accampamento, preparati alla battaglia. Si combatté a lungo.
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A Roma si venerano Diana e Minerva, dee conosciute anche in Grecia. Diana, la figlia di Latona, è la dea dei boschi e delle strade. Abita nei boschi, porta una faretra, per mezzo delle frecce uccide gli animali selvatici. Minerva, invece, è la dea della conoscenza e dei poeti, protettrice della cultura e della scuola. È anche la dea delle battaglie, infatti indossa un elmo e una corazza, e combatte per mezzo di una lancia.
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Così scrive un antico poeta: "O Romolo, uomo di altissima virtù, per merito tuo fu fondata Roma! Non soltanto avevi aumentato il numero dei cittadini con l'arrivo dei confinanti e con il ratto delle Sabine, avevi costruito nuove case, avevi creato il senato, avevi accresciuto i profitti con i prodotti dei campi, ma fosti anche un grande condottiero poiché riempisti di paura tutti i nemici. Infatti, quando inaspettatamente i Fidenati invasero il territorio dei Romani e al primo assalto occuparono molti luoghi, immediatamente conducesti fuori dalla città tutte le truppe. Dopo che avesti posizionato parte dell'esercito in un luogo adatto per un'imboscata, con la restante parte delle truppe e con l'intera cavalleria avanzasti contro il nemico; poi simulasti la fuga e attirasti i nemici sul luogo dell'imboscata. All'improvviso i fanti romani balzarono fuori, mentre le ali della cavalleria aggredivano i fianchi dei nemici. I Fidenati combatterono con grande vigore per mezzo di frecce e giavellotti, ma non sostennero la gran quantità di colpi; così con un breve combattimento avesti la meglio, o uomo abile e valoroso comandante!".
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Arione era un vecchio ed importante suonatore di cetra. Da fanciullo viveva in una città dell'isola di Lesbo, a Metimna; successivamente egli visse a lungo a Corinto, e lì fu caro al re Periandro, per l'eleganza della (sua) arte. Tuttavia egli andò via dal re, perché voleva visitare la rinomata terra di Sicilia. Quando giunse in Italia, egli deliziò le orecchie e le menti dei cittadini di tutte le città, con la dolcezza delle corde e, grazie all'arte, si procurò una grande ricchezza. Successivamente, ricco, decise di recarsi di nuovo a Corinto, e dunque scelse una nave e dei marinai Corinzi. Ma i compagni, quando ormai la nave si trovava in alto mare, desiderosi di bottino e di denaro, decisero di uccidere il suonatore di Cetra. Arione, prima che i compagni si macchiassero del crimine, consegnò tutto il denaro, ma i marinai spietati gettarono il suonatore di cetra sventurato nel mare profondo.
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L'acqua marina, come afferma Aristotele, è più densa dell'acqua dolce; quindi l'acqua marina è viscosa, invece l'acqua dolce è pura e fluida. Per questo motivo il mare sorregge più facilmente i meno capaci, l'acqua di fiume, invece, subito cede e manda a fondo i pesi. Perciò l'acqua dolce inzuppa più rapidamente gli indumenti e toglie le macchie delle sporcizie; l'acqua marina invece è più densa, e non penetra facilmente e non pulisce per via della densità e non toglie molto le macchie delle sporcizie.
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