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Nella terza guerra punica i Romani fecero guerra in Africa e assediarono Cartagine con truppe innumerevoli. P. Scipione Emiliano, nipote dell'Africano, uomo coraggioso ed espero di arte militare, ebbe il supremo comando dell'esercito. Emiliano impedì ai Cartaginesi gli approvvigionamenti, poi, dopo un breve assedio, conquistò e saccheggiò la città. I Cartaginesi non ebbero nessuno scampo. Quasi tutti persero la vita nella difesa della città. Per ordine di Scipione, i soldati romani depredarono l'intera città e incendiarono tutti gli edifici, sacri e profani. Dopo pochi giorni, Scipione partì da Cartagine, marciò verso la Grecia e in breve tempo raggiunse Corinto. L'esercito dei Romani espugnò anche Corinto: così Roma giunse al culmine della potenza.
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Marco, il figlio di Publio, possedeva una bella capretta bianca, che teneva in una stalla. La capretta procurava il formaggio alla famiglia, e dava gioia al padrone. Un giorno, una capretta libera e nera vede la bestiola nella stalla, si avvicina e dice: Sei prigioniera, e nella stalla trascorri una vita triste. Perché non scappi? La capretta nella stalla risponde: Io non ho una vita triste! Marco mi fornisce molti cibi e acqua limpida. Al contrario tu ricerchi il cibo nei campi e nei boschi: sei sempre preda delle bestie feroci, e vivi nel pericolo: molte caprette, infatti, vengono uccise dai lupi. Risponde la capretta libera: Tuttavia io non ho un padrone, e trascorro una vita serena: percorro i boschi e i campi, lodo la natura, vivo felice.
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Gli agricoltori abitano nelle fattorie, e lavorano nei campi. La vita degli agricoltori è dura. Gli agricoltori, infatti, arano la terra, spaccano le zolle, seminano le piante, con la falce ricurva tagliano le spighe, mungono le vacche e le capre, raccolgono le uve o anche le olive e le castagne, nei boschi danno la caccia agli animali selvatici, accomodano le capanne, scavano dei fossati. A mezzogiorno risposano all'ombra, di sera, invece, siedono nell'aia, ed attendono l'ora di cena. I campi, talvolta, vengono allagati dalle piogge eccessive e persistenti, talvolta il calore secca le verdure e distrugge le spighe. Ma la violenza della Sorte viene sopportata dagli agricoltori. I poeti celebrano spesso la vita felice degli agricoltori, e la definiscono maestra di diligenza, di parsimonia e di giustizia. Ma i poeti non conoscono il lavoro operoso degli agricoltori.
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Due muli avanzavano caricati con delle bisacce: uno portava dei sacchi con del denaro, l'altro dei due (portava) dei sacchi pieni di molto orzo. Uno avanzava lieto per la ricchezza e orgoglioso, e col collo emetteva uno squillante tintinnìo; l'altro dei due camminava calmo e pacifico. All'improvviso dei briganti si precipitano da un agguato, e con la spada feriscono un mulo, sottraggono le monete, non tengono in considerazione l'orzo. Il mulo depredato deplora la cattiva sorte; l'altro dei due invece: Per conto mio godo di essere stato trascurato; infatti io sono salvo e la bisaccia è intatta. La favola dichiara sicuri i poveri: una grande ricchezza è esposta al pericolo.
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I pirati delle isole Baleari tormentavano con scorrerie e rapine le navi e le città sulle coste. Infatti gli abitanti delle Baleari, predoni barbari e incivili, attraversavano i mari su rozze zattere e atterrivano i naviganti con un'aggressione improvvisa, cosicché tutti fuggivano. Avendo visto una volta una flotta romana che veniva da lontano, credendola una preda, (le) andarono incontro e subito ricoprirono con una pioggia di pietre e di sassi la nave dei Romani. Ma non per molto i Romani furono intimiditi dal lancio di sassi: infatti non appena i pirati sentirono la violenza dei nostri giavellotti, caddero in una tanto grande trepidazione e paura che scapparono per salvarsi verso i litorali nascosti delle isole; lì furono vinti in battaglia dai marinai romani.