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Così come raccontano gli scrittori antichi, ad Atene, il tiranno Pisistrato offrì per primo ai suoi concittadini dei libri in forma pubblica; i cittadini Ateniesi entravano nella biblioteca pubblica di Pisistrato, e leggevano i libri del tiranno. Da allora in poi, gli Ateniesi stessi accrebbero i libri in maniera appassionata e accurata; nel giro di breve il numero dei libri fu cospicuo. Poi, però, Serse, il re dei Persiani, dopo che aveva preso Atene e aveva dato alle fiamme la città con la sola eccezione della rocca, portò tra i Persiani tutta la quantità dei libri di Atene. In seguito, dopo molte vicissitudini, il re Seleuco, che ebbe il soprannome di Nicatore, riportò tutti i libri ad Atene. Successivamente un notevole numero di libri venne in parte acquisito e in parte confezionato in Egitto, dai re Tolomei. Nella biblioteca di Alessandria, una città dell'Egitto, venivano custoditi mille e settecento volumi; ma, durante la guerra Alessandrina, mentre i nemici danneggiavano la città, essi vennero tutti dati alle fiamme dai soldati ausiliari, per caso, non di proposito.
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Immediatamente l'uomo fu appoggiato sopra il dorso di un delfino, e il corpo venne trasportato illeso dall'animale a Tenaro, nella regione della Laconia. A quel punto Arione, dopo essersi diretto a Corinto, giunse presso il re Periandro, e raccontò il fatto, così come il delfino l'aveva trasportato. Il re considerò Arione un bugiardo, e lo mandò in carcere. Ma il re, senza destare sospetti, interrogò i marinai, poiché nel frattempo avevano attraccato a Corinto: Forse che nelle città dalle quali siete partiti avete sentito (parlare) di Arione? Risposero: Si trova nella regione dell'Italia, è ricco e prospero. A quel punto apparve Arione con gli indumenti sporchi e laceri. Prima che i marinai si opponessero, vennero catturati, e per volontà del re scontarono il misfatto con la vita.
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Un agricoltore aveva già acquistato un asino, ma si procurò anche un cane. Il cane trascorreva la vita nell'inattività, ed era amato dal padrone. L'asino, invece, trascorreva il tempo nella fatica, e non riceveva la gratitudine del padrone; l'asino sventurato pensava: Il padrone e i servitori amano un animale sporco e svogliato, dunque anch'io sarò gradito al padrone, se mi sarò comportato così come il cane e, per mezzo delle lusinghe, mi sarò guadagnato l'affetto di tutta la servitù; io, infatti, merito un grande rispetto, e non il cane; sono un animale diligente (trasporto grossi pesi, nei campi trascino l'aratro insieme al cavallo, giro la mola nel mulino), bevo l'acqua dalle sorgenti sacre, e a me viene dato cibo pulito. Il giorno seguente il padrone si avvicinò, e l'asino agitò la coda, appoggiò le zampe sulle spalle del padrone, ne leccò il viso, ne impiastricciò di macchie l'abito. Ma, per le grida del padrone, si era messa in agitazione tutta la servitù: i servitori afferrarono bastoni e sassi, e gettarono l'animale stremato e mezzo morto presso le mangiatoie.
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Un agricoltore aveva già acquistato un asino, ma si procurò anche un cane. Il cane trascorreva la vita nell'inattività, ed era amato dal padrone. L'asino, invece, trascorreva il tempo nella fatica, e non riceveva la gratitudine del padrone; l'asino sventurato pensava: Il padrone e i servitori amano un animale sporco e svogliato, dunque anch'io sarò gradito al padrone, se mi sarò comportato così come il cane e, per mezzo delle lusinghe, mi sarò guadagnato l'affetto di tutta la servitù; io, infatti, merito un grande rispetto, e non il cane; sono un animale diligente (trasporto grossi pesi, nei campi trascino l'aratro insieme al cavallo, giro la mola nel mulino), bevo l'acqua dalle sorgenti sacre, e a me viene dato cibo pulito. Il giorno seguente il padrone si avvicinò, e l'asino agitò la coda, appoggiò le zampe sulle spalle del padrone, ne leccò il viso, ne impiastricciò di macchie l'abito. Ma, per le grida del padrone, si era messa in agitazione tutta la servitù: i servitori afferrarono bastoni e sassi, e gettarono l'animale stremato e mezzo morto presso le mangiatoie.
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Una donna sconosciuta e anziana giunse presso il re Tarquinio il Superbo; offrì al re nove libri, e chiese un prezzo cospicuo, poiché essi contenevano delle profezie. Il re non giudicava i libri così di valore, e dunque non concesse il denaro. Anche quando la donna prese tre libri, appiccò ad essi il fuoco, e chiese il medesimo prezzo, il re non li comprò. Perciò la donna immediatamente mise fuoco ad altri tre libri e chiese il medesimo prezzo. A quel punto il re venne sconfitto da una insistenza tanto grande, ed obbedì alla donna: aveva compreso l'utilità delle profezie, e dunque comprò i tre libri rimanenti al prezzo a cui (lett. : a tanto quanto) la donna aveva desiderato vendergliene nove.
- Iphicrates Atheniensis non solum magnitudine rerum gestarum sed etiam ...
- Horae nocturnae erant et insulae incolae saeva procella turbabantur. Nautae timebant vitae ...
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- In Romae scholis pueri magna cum scrupulositate in ceris litteras sculpebant: puer stilum ...