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Aequi, antiquus Latii populus, ingenti manu Romae moenia obsederant. Grave igitur periculum …
Gli Equi, un'antica popolazione del Lazio, avevano assediato le mura di Roma con un immenso esercito. Pertanto un grave pericolo incombeva sulla libertà dei Romani. Per questo motivo dagli aristocratici fu affidata la dittatura a Cincinnato. Cincinnato, infatti, era già stato console, e più volte aveva condotto alla vittoria gli eserciti romani. A quel tempo, però, per la scarsezza del patrimonio familiare, egli coltivava un campicello fuori dalle mura della città. Quindi, per ordine del senato, lasciò a casa i figli e la moglie, e si affrettò a Roma. Assunse immediatamente i gradi di dittatore e il comando delle legioni, e si avventò contro i nemici della patria. La schiera degli Equi non resistette all'attacco dei Romani e si affrettò verso il territorio patrio.
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Poenus, ubi vidit hostem clausum lacu ac montibus, proelii signum dedit: omnes …
Il Cartaginese, quando vide il nemico chiuso dal lago e dai monti, diede il segnale di combattimento: tutti i Cartaginesi sferrarono simultaneamente l'attacco verso il nemico. Ma una nebbia fitta e improvvisa ricoprì ogni luogo tutt'intorno e per i Romani, i quali sul davanti, sul lato sinistro e alle spalle erano aggrediti dai nemici e sul lato destro erano chiusi dal lago, non ci fu nessuna speranza di salvezza, poiché per giunta la nebbia impediva l'utilizzo delle armi. Nel grande scompiglio la strage fu immensa: anche il console cadde per i colpi dei nemici, gran parte dei soldati fu uccisa nell'atroce combattimento, pochi scamparono attraverso le gole dei monti.
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Poenus Hannibal, dux magnae calliditatis, postquam per Etruriam ad Trasumenum …
Il cartaginese Annibale, comandante di grande astuzia, dopo che era giunto al lago Trasimeno attraverso l'Etruria, depredò tutti i campi tra la città di Cortona e il lago Trasimeno, poi collocò l'accampamento in un luogo indifeso e prominente tra il lago ed i monti. A quel punto condusse i soldati con equipaggiamento leggero dietro il monte, e nascose la cavalleria in una gola tra i monti; la restante parte dell'esercito fu schierata in campo davanti all'accampamento. Nel frattempo, il giorno prima, al tramonto del sole, l'esercito dei Romani era giunto al lago dalla parte opposta, su comando del console Flaminio. Il comandante dei Romani, quando vide l'accampamento e le truppe dei Cartaginesi, avanzò in direzione del nemico con l'intero esercito, perché l'imboscata di Annibale non era stata scoperta da Flaminio.
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Bella civilia magnae cladis causa Romanorum rei publicae magistratuum iussis, sed fidem …
Le guerre civili furono causa di grande rovina per lo stato dei Romani. Dopo il consolato di Mario, l'esercito oramai non obbediva all'autorità del senato e agli ordini dei magistrati dello Stato, ma prestava fedeltà solamente al generale, esperto di arte militare, con la speranza di guadagno e di bottino. Silla aveva realizzato molte opere pubbliche e aveva alleviato la miseria della plebe, ma aveva ridotto il potere dei tribuni della plebe: abolì infatti il diritto di intercessione e di inchiesta senza l'autorizzazione del senato. Per mezzo di nuove leggi punì la violenza e i crimini contro lo Stato, ma da Silla furono emanate anche le liste di proscrizione. Nella guerra civile molti uomini onesti persero il patrimonio familiare, molti scellerati invece accrebbero i propri beni. I cittadini onesti disperavano della salvezza dello Stato; i disonesti aspiravano agli onori e alla ricchezza, commettevano una lunga serie di delitti, corrompevano i costumi dei giovani. Non c'era nessuna speranza di rimedio a mali tanto grandi. Nelle circostanze avverse la lealtà degli amici era incerta e fragile, poiché per la speranza di guadagno venivano denunciati anche parenti da parenti. Furono giorni infelici per lo Stato dei Romani.
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Plebs Romana, iniussu consulum, in sacrum montem secessit, trans Anienem amnem …
La plebe romana, senza l'autorizzazione dei consoli, si ritirò sul monte sacro, al di là del fiume Aniene. Lì, senza guida, per un certo numero di giorni non si occupò di nulla se non delle cose necessarie alla sussistenza. A Roma il timore dei patrizi era grande, perché c'era poca speranza in una riconciliazione. Allora inviarono come ambasciatore Menenio Agrippa, uomo eloquente e caro alla plebe, il quale (raccontò) una storia sulla ribellione delle membra contro la pancia: in tal modo fu ristabilita la pace tra i patrizi e la plebe, e fu evitato il disastro di una guerra civile.