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Cynegiri, militis Atheniensis, gloria magnis scriptorum laudibus celebrata est; qui post …
La gloria di Cinegiro, soldato ateniese, è stata celebrata dalle grandi lodi degli scrittori; costui, dopo le innumerevoli stragi della battaglia, dopo che ebbe inseguito i nemici persiani fuggitivi fino alla nave, trattenne con la mano destra la nave carica e non la lasciò andare prima di perdere la mano; anche allora, essendo stata troncata la mano destra, prese la nave con la sinistra; e, dopo che ebbe perso questa stessa, trattenne infine la nave con il morso, affinché gli Ateniesi potessero catturare i nemici.
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Inde Alexander pervenit in regionem, cui Oxyartes satrapes nobilis praeerat, qui se …
Da lì Alessandro arrivò nella regione, alla quale era a capo il nobile satrapo Oxiarte, che si consegnò all'autorità e alla protezione del re. Oxiarte imbandì un magnifico banchetto per i vincitori. Mentre veniva celebrato il banchetto, furono introdotte trenta nobili fanciulle, tra le quali c'era la figlia di Oxiarte, di nome Rossane, splendida per l'aspetto del corpo e per il grande contegno del portamento. Mentre ella avanzava nel banchetto tra le fanciulle scelte, attirava verso di sé gli sguardi di tutti i commensali, e soprattutto del re Alessandro. Egli arse subito di intenso amore per la fanciulla e desiderò sposarla. Allora disse ai suoi soldati: Si celebrino dunque matrimoni tra noi vincitori Macedoni e i Persiani, affinché siano utili alla concordia e all'amicizia! E, al padre della fanciulla, aggiunse: Ti prego di promettermi ufficialmente tua figlia, che io sposerò. Dopo che Oxiarte aveva accolto lieto le parole di lui, senza indugio il re, secondo il costume della patria, chiese il pane, lo tagliò con la spada, offrì una parte al padre della fanciulla e con lui fece una libagione a Giunone Lucina, fatto che presso i Macedoni è un sacro impegno di matrimonio.
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Midas, avidissimus Phrygiae rex, a deis incredibilem facultatem obtinuit: quae tangebat, in …
Mida, avidissimo re della Frigia, ottenne dagli dei un'incredibile capacità: tramutava in oro le cose che toccava. Contento per questa capacità, tramutò molte cose in oro e accumulò un'immensa ricchezza. Tramutava però in oro anche i cibi; per questa ragione non solo era privo di nutrimento, ma perse presto la sua felicità. Ciò lo rese il più infelice di tutti. Allora desiderò recuperare la precedente condizione di vita e pregò gli dei. Su esortazione degli dei, si immerse nel fiume Pattolo e si liberò da quella terribile capacità. Quelli che cercano sempre la ricchezza, sono preda di grandissima infelicità.
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Pausanias primum est reprehensus, quod ex praeda tripodem aureum Delphis posuisset …
Pausania innanzitutto fu rimproverato per il fatto che a Delfi aveva posto un tripode d'oro dal bottino con un'iscrizione, nella quale c'era questa frase: (che) sotto la sua guida i barbari erano stati annientati presso Platea, e per la sua vittoria dunque aveva offerto quel dono ad Apollo. Gli Spartani, raschiando, cancellarono questi versi e non scrissero altro che i nomi delle città con l'ausilio delle quali i Persiani erano stati sconfitti. Dopo quella battaglia, mandarono il medesimo Pausania con una flotta comune a Cipro e in Ellesponto, affinché scacciasse le postazioni dei barbari da quelle regioni. Eseguì quell'impresa con uguale successo e di nuovo cominciò ad aspirare a un potere maggiore.
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Pausanias Lacedaemonius magnum se praebuit hominem, sed ita ut non solum virtutibus …
Lo spartano Pausania si dimostrò un grande uomo, ma in una maniera tale che non si distinse soltanto per le virtù, ma fu anche dedito ai vizi. Di costui fu celeberrima la battaglia presso Platea, in cui i Persiani sconfissero le truppe di Ateniesi e Spartani. E infatti, quando Pausania era comandante, quattrocentomila soldati dall'armatura pesante, che alla maniera greca definiamo opliti, combatterono con centomila fanti e ventimila cavalieri – dei quali Mardonio fu comandante supremo – e li sbaragliarono. Il satrapo regio, uomo sia forte di mano che pieno di acume, non si diede alla fuga, ma cadde sul campo. Quella battaglia però esaltò fino ad un'insopportabile superbia l'animo di Pausania, che cominciò a sconvolgere molte cose e a desiderare successi maggiori.