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Cum Messenii, cuperent servitutis suae finem dare, bellum in Lacedaemonios …
Poiché i Messeni volevano porre fine alla loro servitù, cominciarono una guerra contro gli Spartani. Dagli Spartani furono mandati ambasciatori a Delfi per consultare l'oracolo. Per ordine di Apollo il comandante della guerra fu chiesto agli Ateniesi. Poiché disprezzavano gli Spartani, gli Ateniesi mandarono Tirteo, poeta zoppo ad un piede. Dopo che Tirteo fu sconfitto in tre battaglie, gli Spartani furono indotti dalla disperazione a liberare gli schiavi a rinforzo dell'esercito. Quindi i capi degli Spartani, per non infliggere danni maggiori alla cittadinanza, decisero di riportare indietro l'esercito. Allora Tirteo recitò delle poesie davanti all'assemblea, nelle quali aveva messo per iscritto le belezze della prodezza, le consolazioni delle perdite, i piani di guerra. Così Tirteo infuse un ardore tanto grande nei soldati da condurre gli Spartani ad una luminosa vittoria.
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Servorum Romanorum condicio tam gravis fuit ut hi saepe fugerent ex Urbe et quaererent …
La condizione degli schiavi dei Romani fu tanto grave che costoro spesso fuggivano dalla città e andavano in cerca di cibo nei campi. I prigionieri e la folla che era giunta dalle province avevano aumentato il loro numero. Spesso i padroni furono estremamente superbi, crudeli e dispotici verso di loro: imponevano loro grandissime fatiche, reprimevano con il bastone ogni sussurro. All'epoca di Nerone, il filosofo Seneca, colmo di umanità, esorta i padroni a non accanirsi contro gli schiavi, e così insegna: Vivi con il servo con clemenza, anche con amicizia, e accoglilo nella conversazione e nella decisione e nella vita comune. Gli schiavi di città vivevano meglio di quelli di campagna. A Roma capitava che gli schiavi forniti di intelligenza entrassero nella considerazione dei padroni. Ottenevano anche dei beni personali, al fine di ricevere più facilmente la libertà dal padrone, che talvolta li liberava spontaneamente. Il servo liberato prendeva il nome di liberto.
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Achilles ancillam pulcherrimam, Briseidem, diligebat, praemium pretiosissimum…
Achille amava una bellissima ancella, Briseide, preziosissima ricompensa di tante battaglie e di durissime fatiche. Agamennone, re più potente che accorto, portò via la ragazza ad Achille. L'eroe patì la gravissima ingiustizia e, a causa dell'ira e della sofferenza, si tenne lontano dal combattimento. Achille aveva un amico, Patroclo, il più caro tra i compagni più leali. Patroclo indossò le armi di Achille per condurre in battaglia i Mirmidoni. Ma poiché Ettore, il più illustre dei Troiani, era più forte di Patroclo, uccise il giovinetto in uno scontro molto violento. Achille, a causa della profondissima sofferenza, vagò a lungo vicino alle rive del mare, per invocare la madre divina. Teti emerse dalle onde turchine per alleviare la sofferenza dell'amatissimo figlio, e promise un risarcimento per l'offesa da parte di Agamennone e il castigo di Ettore.
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Dum Romae consul dilectum habet, Hannibal, cum iam ver appeteret, Appenninum …
Mentre a Roma il console eseguiva l'arruolamento, Annibale desiderava valicare l'Appennino, poiché ormai la primavera era imminente, ma rimase bloccato nell'accampamento invernale per il freddo intollerabile, con immenso rischio e timore. Infatti i Galli, dopo che erano stati indotti da Annibale alla speranza del bottino e all'odio nei confronti dei Romani, rivolsero indietro l'odio nei confronti di Annibale, poiché il comandante dei Cartaginesi faceva la guerra nel loro territorio. Alla fine, a causa di questo timore, il Cartaginese spostò alquanto per tempo l'accampamento e, poiché ormai il console Flaminio era arrivato ad Arezzo, prese la strada più breve attraverso le paludi. Per ordine di Annibale, i Numidi radunavano l'esercito e trattenevano i Galli.
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Vacca, capra, ovis, quod ab aliis bestiis magnas iniurias acceperant, ad leonem confugiunt …
Una mucca, una capra, una pecora, dato che avevano ricevuto molti torti dagli altri animali, si rifugiano presso un leone. Vogliono stringere un'alleanza con lui. Scorgono il leone davanti alla caverna e chiedono: Presso di te, o grande re, ci rifugiamo; fa' amicizia con noi! Infatti tutti ci disprezzano. Tu susciti timore in tutti, nessuno ti disprezza, nessuno ruba le tue cose; se con noi ci sarai tu, non riceveremo più danni e eviteremo tutti i mali. Fa' ciò che chiediamo e liberaci dai nostri affanni.