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Apud Romanos Vesta dea erat in cuius tutela lar domesticus positus erat. Romani cultum …
Presso i Romani c'era la dea Vesta, nella protezione della quale era stato posto il focolare domestico. I Romani le dedicavano ufficialmente un culto in quel tempio che avevano consacrato presso la Reggia: qui abitava il pontefice massimo, al quale affidavano il culto della dea. Le sacerdotesse del tempio erano le Vestali, che dovevano mantenere sempre acceso il fuoco sacro. Lo spegnimento di questo fuoco era un presagio rispetto al quale non poteva esistere nient'altro di più infausto per lo Stato. Chiunque aveva offeso una Vestale, per lui c'erano punizioni severissime. I Romani credevano il fuoco stesso un'immagine della dea, della quale non c'era nessun ritratto nel tempio.
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Cum anni tempore ad bellum vocaretur et ad hostem proficisci …
Quando era chiamato alla guerra dalla stagione, e aveva deciso di dirigersi verso il nemico, i capi degli Edui giunsero, quali ambasciatori, da Cesare, per pregare in maniera particolare che egli si recasse in aiuto alla popolazione nel difficile momento. Infatti la situazione era in pericolo estremo, poiché presso gli Edui due capi tenevano simultaneamente la magistratura e ciascuno dei due rivendicava per sé il potere. Tutta la popolazione era in armi, il senato diviso, il popolo diviso. Affinché una fazione non si scontrasse con l'altra fazione della popolazione, Cesare si recò presso gli Edui e fece venire a Decezia i rivali e tutto il senato, e giudicò della controversia.
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Cum ex Aegypto fugerent, Hebraei, postquam ultra mare Rubrum pervenerant, diu vastam …
Quando erano in fuga dall'Egitto, gli Ebrei, dopo che furono giunti al di là del Mar Rosso, percorsero per lungo tempo un vasto deserto. Mancava il pane, ma Dio stesso li nutrì; per giorni dal cielo cadde cibo, che chiamarono "manna". In questo cibo era presente un sapore di farina mista a miele. A volte mancò anche l'acqua, ma, per ordine di Dio, Mosè percuoteva la roccia con il bastone, ed immediatamente scaturivano sorgenti di acqua dolce. Al terzo mese riuscirono ad arrivare al monte Sinai.
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Xanthus, Aesopi dominus, discipulos suos ad cenam invitavit et iussit Aesopum emere omnia …
Xanto, il padrone di Esopo, invitò i suoi allievi a cena e ordinò a Esopo di comprare tutte le cose peggiori. Egli promette che farà così. Ma durante il banchetto Xanto e i suoi allievi notano che il cuoco serve sempre in tavola lingue di maiale. I commensali borbottano sommessamente: Ecco, mangiamo di nuovo lingue suine. La prima portata è stata di lingue; anche la seconda, di lingue; di lingue anche la terza. Costui non ci ha servito nulla se non lingue. Oh, che banchetto davvero poco piacevole!. Xanto crede che il servo si prenda gioco di lui, ed esclama: Così, o furfante, hai trascurato i miei ordini?. E assicura che punirà il cuoco con un severo castigo. Ed Esopo: Tu, o padrone, mi hai ordinato di servire ciò che ci fosse di peggio. Che cosa davvero c'è di peggiore della lingua? Che cosa di più ripugnante? Ti è noto, o uomo eccellente, che gli uomini pronunciano tutte le maledizioni, gli insulti, le bugie, i cattivi consigli con la lingua; e anche che essi, per mezzo della stessa, sovvertono principati, imperi. Codesta scellerata lingua è la causa principale di tutti i nostri mali e disgrazie. Si racconta che Xanto non rispose nulla.
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Olim Iuppiter vehementer capitis dolore laborabat. Quare Vulcanum, deorum fabrum …
Un giorno Giove soffriva violentemente di mal di testa. Per questa ragione chiamò a sé Vulcano, il fabbro degli dei, e gli chiese di trovare un rimedio utile. Ma quel medico improvvisato impugnò un'ascia e spaccò in due parti la testa di lui. Si narra che allora, dal cervello di Giove, uscì fuori Minerva, ricoperta di armi dalla testa ai piedi. Perciò gli antichi dissero che Minerva era la dea della conoscenza e (la) soprannominarono anche Pallade, perché con la mano brandiva una lancia. Si tramanda che Enea, da Troia, abbia portato in Italia il Palladio, cioè una piccola statua di legno di Minerva, che le Vestali custodivano a Roma, nel tempio della dea Vesta. I Romani celebravano in onore di Minerva le Quinquatrie nel mese di marzo, quando i maestri davano le vacanze agli scolari.