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Cambise, il re dei Persiani era esaltato e turbato dai pensieri, molto più lo rendeva fiero e superbo la grandezza del regno e i felici successi delle imprese militari. Infatti dopo la conquista di Menfi non sopportando da uomo la buona fortuna, scavò il sepolcro quando prima Amasi era re di Egitto, avendo trovato nella cassa il cadavere imbalsamato maltrattava il corpo del morto e arrecato ogni insolenza verso lo stesso, infine ordinò di bruciare il cadavere. Non essendo abitudini patrie infatti consegnare al rogo i corpi dei morti, intendeva antica-mente anche in questo modo insolentire contro il morto. Egli stesso, essendo sul punto di fare una spedizione militare contro l’Etiopia, mandò una parte dell’esercito contro gli abitanti della Libia, avendo ordinato ai comandanti di bruciare quelli che spogliavano l’oracolo, che tutti quelli che abitavano vicino il tempio fossero ridotti in schiavitù.
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Ὁ δ´ Ἀγαθοκλῆς oρῶν δὲ τοὺς στρατιώτας καταπεπληγμένους τὸ πλῆθος τῆς βαρβαρικῆς ἵππου καὶ δυνάμεως ἀφῆκεν εἰς τὸ στρατόπεδον κατὰ πλείονας τόπους γλαῦκας, ἃς ἐκ χρόνου παρεσκεύαστο πρὸς τὰς ἀθυμίας τῶν πολλῶν· αὗται δὲ διὰ τῆς φάλαγγος πετόμεναι καὶ προσκαθίζουσαι ταῖς ἀσπίσι καὶ τοῖς κράνεσιν εὐθαρσεῖς ἐποίουν τοὺς στρατιώτας, ἑκάστων οἰωνιζομένων διὰ τὸ δοκεῖν ἱερὸν εἶναι τὸ ζῷον τῆς Ἀθηνᾶς. Ταῦτα δέ, καίπερ ἄν τισι δόξαντα κενὴν ἔχειν ἐπίνοιαν, πολλάκις αἴτια γίνεται μεγάλων προτερημάτων. Ὃ καὶ τότε συνέβη γενέσθαι· ἐμπεσόντος γὰρ εἰς τὰ πλήθη θάρσους καὶ διαδοθέντων λόγων ὡς τὸ θεῖον αὐτοῖς φανερῶς προσημαίνει νίκην, παραστατικώτερον τὸν κίνδυνον ὑπέμειναν.
Agatocle, osservando poi, che i soldati avevano apprensione per la grande moltitudine dei Barbari che aveano contro, e specialmente per la cavalleria, fece uscire da molle bande delle civette, appositamente preparate, per togliere la paura ai suoi. Tali uccelli svolazzando per quella gente, e posandosi alcuni sugli scudi, altri sugli elmi, andavano ad infondere coraggio ai soldati, poiché ognuno (di loro) li riteneva di buon augurio, poiché si sapeva che quell'uccello era consacrato ad Atena. Queste cose, quantunque per avventura vane, spesso hanno contribuito a grandi avvenimenti; e così vi contribuirono allora, poiché infusasi fiducia nella moltitudine, e corsa voce che il dio apertamente mostrasse vittoria, si presentavano con più coraggio al pericolo.
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Φασιν οι Πριηνεις ως ο Βιας παρα ληστων λυτρωσαμενος επισημους παρθενους, Μεσσηνιας το γενος, αυτας ηγεν ως ιδιας θυγατερας εντιμως. Μετα δε τινας χρονους, παραγεμενων των συγγενων κατα Ζητησιν, απεδωκεν (δα αποδιδωμι) αυτας ουτε τροφεια πραξαμενος ουτε λυτρα, τουναντιον δε των ιδιων πολλα δωρησαμενος. Ειχον ουν προς αυτον αι κοραι πατρικην ευνοιαν δια τε την συντροφιαν και το μεγεθος της ευεργεσιας, ωστε, επειδη, λιπουσαι Πριηνην, μετα των ιδιων συγγενων εις την πατριδα ανηλθον της υπεροριου χἁριτος ουκ επελαθοντο.
Gli abitanti di Priene dicono che Biante avendo riscattato dalle mani dei pirati insigni vergini, progenie di Messina, le onorava come figlie proprie. Dopo qualche tempo, essendo venuti i parenti alla ricerca, le consegnò non avendo esatto compenso per il nutrimento né riscatto, al contrario avendo regalato molte cose delle proprie ricchezze. Le fanciulle quindi avevano verso di lui affetto paterno per la familiarità e la grandezza del beneficio, al punto che, quando lasciarono Priene, andarono in patria con i loro parenti, non si dimenticarono della riconoscenza oltre confine.
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Την δε Μηδειαν ιστορουσι καθηγησασθαι τοις Αργοναυταις προς το του Αρεως τεμενος. Προσελθουσαν δε ταις πυλαις κεκκειμεναις νυκτος τη Ταυρικη διαλεκτω προσφωνησαι τους φρουρους. Των δε στρατιωτων ανοιξαντων προθυμως ως αν βασιλεως θυγατρι φασι τους Αργοναυτας εισπεσοντας εσμπασμενοις τοις ξιφεσι πολλυς μεν φονευσαι των βαρβαρων, του δ'αλλους δια το παραδοξον καταπληξαμενους εξβαλειν εξ του τεμενους, και το δερος αναλαβοντας προς την ναυν επειγεσθαι κατα σπουδην. Παρλαπλησιως δε τουτοις και την Μηδειαν εν τω τεμενει τον μυθολογουμενον αυπνον δρακοντα περιεσπειραμενον το δερος τοις φαρμακοις αποκτειναι και μετα Ιασονος την επι θαλατταν καταβασιν ποιησασθαι
Tramandano che Medea portò gli Argonauti al sacro recinto di Ares. Avvicinandosi alle porte chiuse di notte, si rivolse alle guardie in lingua taurica. Quando i soldati velocemente le ebbero aperto poiché era figlia del re dicono che gli Argonauti piombati all'interno con le spade sguainate uccisero molti barbari, fecero uscire dal recinto gli altri atterriti per quel fatto inatteso, e, presa con sé la pelle, andarono alla nave in tutta fretta. Analogamente a questi anche Medea uccise con i suoi farmaci il drago che, secondo il racconto del mito, se ne stava insonne attorcigliato alla pelle nel recinto sacro, e con Giasone scese al mare
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Και γάρ Ήρακλέα τό γένος Αϊγύπτιον όντα, δι' άνδρείαν έπελθεΐν πολλήν της οικουμένης, και την έπι της Λιβύης θέσθαι στήλην υπέρ ου πειρώνται τάς αποδείξεις παρά των Ελλήνων λαμβάνειν. Όμολογουμένου γάρ δντος παρά πάσιν δτι τοϊςΌλυμπίοις θεοϊς Ηρακλής συνηγωνίσατο τον προς τούς γίγαντας πόλεμον, φασι τή γή μηδαμώς άρμόττειν γεγεννηκέναι τούς γίγαντας κατά την ήλικίαν ην οί Έλληνες φασιν Ήρακλέα γεγενήσθαι, γενεά πρότερον των Τρωικών, άλλά μάλλον, ώς αύτοϊ λέγουσι, κατά τήν έξ αρχής γένεσιν τών ανθρώπων άπ εκείνης μεν γάρ παρ' Αΐγυπτίοις έτη καταριθμεϊσθαι πλείω τών μυρίων, άπό δέ τών Τρωικών έλάττω τών χιλίων και διακοσίων. Όμοίως δέ τό τε ρόπαλον και τήν λεοντήν τω παλαίω πρέπειν Ήρακλεϊ διά τό κατ' εκείνους τούς χρόνους μήπω τών όπλων εϋρημένων τούς ανθρώπους τοϊς μέν ξύλοις άμύνεσθαι τούς άντιταττομένους, ταΐς δέ δοραϊς τών θηρίων σκεπαστηρίοις όπλοις χρήσθαι. Και Διός μέν υιόν αυτόν άναγορεύουσι, μητρός δέ ής έστιν ου φασι γινώσκειν.
Ed Eracle infatti che era egiziano d'origine, grazie al suo valore (si racconta) che visitò gran parte del mondo abitato, e che pose la sua colonna in Libia; (gli Egiziani) cercano di riprendere dai Greci le dimostrazioni di quest'affermazione. Infatti, sebbene da tutti sia condiviso che Eracle combatté insieme agli dei olimpici la guerra contro i Giganti, essi affermano che questo non si accorda in nessun modo con il fatto che i giganti furono generati dalla terra nell'età in cui i Greci sostengono sia vissuto Eracle, una generazione prima della guerra di Troia, ma, piuttosto, come essi stessi dicono, all'epoca della primordiale nascita degli uomini; a partire da questa, infatti, gli Egiziani contano più di diecimila anni, mentre dalla guerra di Troia meno di milleduecento. Così, la clava e la leontea si addicono all'Eracle più antico perché a quei tempi, non essendo state ancora inventate le armi, gli uomini si difendevano dai nemici con bastoni di legno, e usavano come armi da difesa le pelli degli animali selvatici. E lo proclamano figlio di Zeus ma dicono di non sapere chi fosse sua madre.