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Le tre fondamentali forme di costituzione
VERSIONE DI GRECO di Polibio
ὅτι δ' ἀληθές ἐστι τὸ λεγόμενον ἐκ τούτων συμφανές. οὔτε γὰρ πᾶσαν δήπου μοναρχίαν εὐθέως βασιλείαν ῥητέον, ἀλλὰ μόνην τὴν ἐξ ἑκόντων συγχωρουμένην καὶ τῇ γνώμῃ τὸ πλεῖον ἢ φόβῳ καὶ βίᾳ κυβερνωμένην· οὐδὲ μὴν πᾶσαν ὀλιγαρχίαν ἀριστοκρατίαν νομιστέον, ἀλλὰ ταύτην, ἥτις ἂν κατ' ἐκλογὴν ὑπὸ τῶν δικαιοτάτων καὶ φρονιμωτάτων ἀνδρῶν βραβεύηται. παραπλησίως οὐδὲ δημοκρατίαν, ἐν ᾗ πᾶν πλῆθος κύριόν ἐστι ποιεῖν ὅ, τι ποτ' ἂν αὐτὸ βουληθῇ καὶ πρόθηται παρὰ δ' ᾧ πάτριόν ἐστι καὶ σύνηθες θεοὺς σέβεσθαι, γονεῖς θεραπεύειν, πρεσβυτέρους αἰδεῖσθαι, νόμοις πείθεσθαι, παρὰ τοῖς τοιούτοις συστήμασιν ὅταν τὸ τοῖς πλείοσι δόξαν νικᾷ, τοῦτο καλεῖν δεῖ δημοκρατίαν. διὸ καὶ γένη μὲν ἓξ εἶναι ῥητέον πολιτειῶν, τρία μὲν ἃ πάντες θρυλοῦσι καὶ νῦν προείρηται, τρία δὲ τὰ τούτοις συμφυῆ, λέγω δὲ μοναρχίαν, ὀλιγαρχίαν, ὀχλοκρατίαν.
TRADUZIONE dal libro TaxisPag 331 n° 226
TRADUZIONE
Che sia vero ciò che dico risulta dimostrato da ciò che segue. Infatti non si deve dire senz'altro regno qualunque monarchia, ma solamente quella la quale è riconosciuta per comune volere del popolo (sudditi) e che governa più con la persuasione che col terrore e la violenza; né bisogna ritenere aristocrazia qualunque oligarchia, ma quella che è retta a seguito di elezioni dagli uomini più saggi e giusti. Similmente non si deve ritenre democrazia quella in cui il popolo sia arbitro di fare tutto ciò che voglia e proponga, ma dobbiamo chiamare democrazioa quella in cui sia patrio costume adorare le divinità, onorare i genitori, avere rispetto per i vecchi, obbedire alle leggi, quando appunto presso tali sistemi prevalga l'opinione della maggioranza. Perciò dobbiamo anche dire che ci sono sei forme di governo, tre che tutti ammettono e che ora sono state enumerate, e tre che sono affini a queste, ovvero la tirannide, l'oligarchia e l'oclocrazia.
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Clemenza verso i sudditi
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Triakonta
μετὰ γὰρ τὸ νικῆσαι μὲν τὰς Ῥωμαίων δυνάμεις, ἀποκτεῖναι δὲ τοὺς στρατηγοὺς ἀμφοτέρους, Πόπλιον καὶ Γνάϊον, ὑπολαβόντες ἀδήριτον αὐτοῖς ὑπάρχειν τὴν Ἰβηρίαν, ὑπερηφάνως ἐχρῶντο τοῖς κατὰ τὴν χώραν. τοιγαροῦν ἀντὶ συμμάχων καὶ φίλων πολεμίους ἔσχον τοὺς ὑποταττομένους. καὶ τοῦτ' εἰκότως ἔπαθον· ἄλλως μὲν γὰρ ἐπειδήπερ ὑπέλαβον δεῖν κτᾶσθαι τὰς ἀρχάς, ἄλλως δὲ τηρεῖν, οὐκ ἔμαθον διότι κάλλιστα φυλάττουσι τὰς ὑπεροχὰς οἱ κάλλιστα διαμείναντες ἐπὶ τῶν αὐτῶν προαιρέσεων, αἷς ἐξ ἀρχῆς κατεκτήσαντο τὰς δυναστείας, καίτοι γε προφανοῦς ὄντος καὶ ἐπὶ πολλῶν ἤδη τεθεωρημένου διότι κτῶνται μὲν ἄνθρωποι τὰς εὐκαιρίας εὖ ποιοῦντες καὶ προτεινόμενοι τὴν ἀγαθὴν ἐλπίδα τοῖς πέλας, ἐπειδὰν δὲ τῶν ἐπιθυμουμένων τυχόντες κακῶς ποιῶσι καὶ δεσποτικῶς ἄρχωσι τῶν ὑποτεταγμένων, εἰκότως ἅμα ταῖς τῶν προεστώτων μεταβολαῖς συμμεταπίπτουσι καὶ τῶν ὑποταττομένων αἱ προαιρέσεις. ὃ καὶ τότε συνέβη τοῖς Καρχηδονίοις
TRADUZIONE
Infatti, dopo aver battuto l'esercito romano e aver ucciso entrambi i generali, Publio e Gneo, ritenendo di avere saldamente in mano l'Iberia, trattarono in modo arrogante gli abitanti della regione. Perciò si resero nemici gli uomini a loro sottoposti invece che alleati e amici. E fu ovvio che subissero questo: dal momento che essi pensarono che dovevano impadronirsi del potere in un modo e in un altro mantenerlo, non capirono che conservano nel modo migliore la loro posizione di superiorità coloro che nel modo migliore rimangono coerenti ai princìpi grazie ai quali all'inizio hanno acquisito il Loro potere, anche se è evidente ed è stato ormai appurato in molte circostanze che gli uomini acquisiscono una posizione favorevole se trattano bene i vicini e prospettano a loro una vantaggiosa speranza; quando, dopo aver ottenuto quanto avevano desiderato, trattano male e governano despoticamente coloro che hanno assoggettato, è ovvio che insieme al cambiamento di chi governa cambi anche il modo di agire di chi è governato. Questo accadde anche ai Cartaginesi.
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Crudeltà di Nabide, tiranno di Sparta
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Phrasis
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L'educazione dei giovani al coraggio
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro np
Καλῶς δὲ καὶ τοὺς νέους ἐκκαλοῦνται πρὸς τὸ κινδυνεύειν. ἐπειδὰν γὰρ γένηταί τις χρεία καί τινες αὐτῶν ἀνδραγαθήσωσι, συναγαγὼν ὁ στρατηγὸς ἐκκλησίαν τοῦ στρατοπέδου, καὶ παραστησάμενος τοὺς δόξαντάς τι πεπραχέναι διαφέρον, πρῶτον μὲν ἐγκώμιον ὑπὲρ ἑκάστου λέγει περί τε τῆς ἀνδραγαθίας, κἄν τι κατὰ τὸν βίον αὐτοῖς ἄλλο συνυπάρχῃ τῆς ἐπ' ἀγαθῷ μνήμης ἄξιον, μετὰ δὲ ταῦτα τῷ μὲν τρώσαντι πολέμιον γαῖσον δωρεῖται, τῷ δὲ καταβαλόντι καὶ σκυλεύσαντι, τῷ μὲν πεζῷ φιάλην, τῷ δ' ἱππεῖ φάλαρ', ἐξ ἀρχῆς δὲ γαῖσον μόνον. τυγχάνει δὲ τούτων οὐκ ἐὰν ἐν παρατάξει τις ἢ πόλεως καταλήψει τρώσῃ τινὰς ἢ σκυλεύσῃ τῶν πολεμίων, ἀλλ' ἐὰν ἐν ἀκροβολισμοῖς ἤ τισιν ἄλλοις τοιούτοις καιροῖς, ἐν οἷς μηδεμιᾶς ἀνάγκης οὔσης κατ' ἄνδρα κινδυνεύειν αὐτοί τινες ἑκουσίως καὶ κατὰ προαίρεσιν αὑτοὺς εἰς τοῦτο διδόασι. τοῖς δὲ πόλεως καταλαμβανομένης πρώτοις ἐπὶ τὸ τεῖχος ἀναβᾶσι χρυσοῦν δίδωσι στέφανον. ὁμοίως δὲ καὶ τοὺς ὑπερασπίσαντας καὶ σώσαντάς τινας τῶν πολιτῶν ἢ συμμάχων ὅ τε στρατηγὸς ἐπισημαίνεται δώροις, οἵ τε χιλίαρχοι τοὺς σωθέντας, ἐὰν μὲν ἑκόντες ποιήσωσιν, εἰ δὲ μή, κρίναντες συναναγκάζουσι τὸν σώσαντα στεφανοῦν.
TRADUZIONE
(I Romani), inoltre, incitano molto bene i giovani ad affrontare il pericolo. Quando infatti c'è un'azione militare e alcuni di essi compiono atti di valore, il comandante raduna la legione in assemblea, presenta coloro che risultano aver compiuto qualcosa di notevole, e come prima cosa fa un elogio di ciascuno, parlando sia dell'atto di valore sia di qualche altra impresa, degna di memoria per coraggio, che essi abbiano eventualmente compiuto nella loro vita. Quindi, a chi ha ferito un nemico consegna un gheso, mentre a chi lo ha ucciso e spogliato delle armi dona una pàtera se è fante, e delle fàlere se è cavaliere (ma in origine si dava solo il gheso). Questi onori li conseguono coloro che hanno ferito o spogliato dei nemici non in battaglia o nella presa di una città, ma nel corso di scaramucce o in qualche altra occasione del genere, in cui, pur non essendoci alcuna necessità di combattere corpo a corpo, essi vi si sono prestati lo stesso, di propria volontà e scelta. A quelli che salgono per primi sulle mura nel corso della conquista di una città da una corona d'oro.
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Una degna consorte
VERSIONE DI GRECO di Polibio
TRADUZIONE dal libro Agon
Νάβις ὁ τύραννος ἀπολιπὼν ἐπὶ τῆς τῶν Ἀργείων πόλεως Τιμοκράτην τὸν Πελληνέα διὰ τὸ μάλιστα τούτῳ πιστεύειν καὶ χρῆσθαι πρὸς τὰς ἐπιφανεστάτας πράξεις, ἐπανῆλθεν εἰς τὴν Σπάρτην, καὶ μετά τινας ἡμέρας ἐξέπεμψε τὴν γυναῖκα, δοὺς ἐντολὰς παραγενομένην εἰς Ἄργος περὶ πόρον γίνεσθαι χρημάτων. ἡ δ' ἀφικομένη πολὺ κατὰ τὴν ὠμότητα Νάβιν ὑπερέθετο· ἀνακαλεσαμένη γὰρ τῶν γυναικῶν τινὰς μὲν κατ' ἰδίαν, τινὰς δὲ κατὰ συγγένειαν, πᾶν γένος αἰκίας καὶ βίας προσέφερε, μέχρι σχεδὸν ἁπασῶν οὐ μόνον τὸν χρυσοῦν ἀφείλετο κόσμον, ἀλλὰ καὶ τὸν ἱματισμὸν τὸν πολυτελέστατον.
TRADUZIONE n. 1
Il tiranno Nabite lasciando Timocrate di Pellene nella città di Argo, di cui si fidava ciecamente e si serviva per le iniziative più notevoli, tornò a Sparta e dopo alcuni giorni mandò la moglie ad Argo con l'ordine di raccogliere denaro. E costei una volta arrivata superò di gran lunga la crudeltà di Nabide: convocò a se diverse donne alcune singolarmente, altre con i loro parenti e usò nei loro confronti ogni sorta di maltrattamento e violenza finchè non riuscì ad estorce a quasi tutte non solo ogni monile d'oro ma anche le vesti più preziose
TRADUZIONE n.
Il tiranno Nabide lasciando nella città degli Argivi Timocrate il Pellene perché si fidava moltissimo di lui e perché si adoperava per faccende molto importanti, partì per Sparta, e dopo alcuni giorni mandò via la moglie, avendo dato ordini che arrivasse ad Argo per avere denaro. Essa si irritava molto per il crudele Nabide; infatti avendo mandato a chiamare alcune delle donne in privato altre per parentela, offrì tutto degli averi familiari e del mantenimento, fin quasi tutto quanto, non solo si tolse l’ornamento d’oro, ma anche il vestiario più prezioso