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ONORE AI CADUTI
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca 2
προσήκει τούτους εὐδαιμονεστάτους ἡγεῖσθαι, οἵτινες ὑπὲρ μεγίστων καὶ καλλίστων κινδυνεύσαντες οὕτω τὸν βίον ἐτελεύτησαν, οὐκ ἐπιτρέψαντες περὶ αὑτῶν τῇ τύχῃ οὐδ' ἀναμείναντες τὸν αὐτόματον θάνατον, ἀλλ' ἐκλεξάμενοι τὸν κάλλιστον. Καὶ γάρ τοι ἀγήρατοι μὲν αὐτῶν αἱ μνῆμαι, ζηλωταὶ δὲ ὑπὸ πάντων ἀνθρώπων αἱ τιμαί· Οἳ πενθοῦνται μὲν διὰ τὴν φύσιν ὡς θνητοί, ὑμνοῦνται δὲ ὡς ἀθάνατοι διὰ τὴν ἀρετήν. Καὶ γάρ τοι θάπτονται δημοσίᾳ, καὶ ἀγῶνες τίθενται ἐπ' αὐτοῖς ῥώμης καὶ σοφίας καὶ πλούτου, ὡς ἀξίους ὄντας τοὺς ἐν τῷ πολέμῳ τετελευτηκότας ταῖς αὐταῖς τιμαῖς καὶ τοὺς ἀθανάτους τιμᾶσθαι. Ἐγὼ μὲν οὖν αὐτοὺς καὶ μακαρίζω τοῦ θανάτου καὶ ζηλῶ, καὶ μόνοις τούτοις ἀνθρώπων οἶμαι κρεῖττον εἶναι γενέσθαι, οἵτινες, ἐπειδὴ θνητῶν σωμάτων ἔτυχον, ἀθάνατον μνήμην διὰ τὴν ἀρετὴν αὑτῶν κατέλιπον·
Bisogna dunque ritenere fortunatissimi questi uomini i quali sono morti così, lottando per gli ideali più alti e nobili non avendo affidato la loro sorte al caso, né avendo atteso la morte naturale, ma essendosi scelti personalmente la migliore. Perciò il loro ricordo sarà eterno ed i loro onori invidiati da tutti gli uomini; costoro sono pianti come mortali per la loro natura, ma come immortali sono celebrati per il valore. Ed infatti viene celebrato in loro onore un funerale di stato, ed in loro onore vengono bandite gare di forza, saggezza e di ricchezza, poiché si ritiene che coloro che sono morti in guerra siano degni di essere onorati con i medesimi onori che vengono tributati agli immortali. Io li ritengo fortunati per la loro morte e li invidio e penso che fra i mortali valga la pena si essere venuti al mondo solo per coloro i quali, dopo aver avuto in sorte un corpo mortale, lasciarono per il loro valore un ricordo immortale di sè.
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I ROMANI SOTTOMETTONO LATINI E ALBANI
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
Inizio: οι λατινοι κατ' αρχας μεν ησαν ολιγοι...
Fine: ...τινες δε και ηυξηθησαν δια την ευνονιαν.
TRADUZIONE
I latini all'inizio erano pochi e i più non tenevano conto dei Romani: successivamente, spaventati per la virtù di Romolo e, dopo di quello, dei re, furono tutti sudditi. Abbattuti gli Equi, i Volsci e gli Ernici e, ancora dopo, i Rutuli e gli Aborigeni, fu attribuita (ai romani) tutta la terra di questi. Gli Albani e i Latini all'inizio erano d'accordo con i Romani, in quanto avevano la stessa lingua. Per caso ciascuno dei due (popoli) era governato differentemente: c'erano nozze tra gli uni e gli altri e ad Albalonga, c'erano gli stessi templi, ma anche la stessa politica: poi Albalonga fu (completamente) distrutta, eccetto il tempio, i cittadini Albani furono contati tra i Romani. E alcuni delle altre città dipendenti furono uccisi, altri, se avevano disobbedito, furono umiliati, alcuni furono esaltati per un' affezione particolare
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Verso Itaca pagina 42 numero 20
Inizio: Άκρας εσπέρας οί τοΰ θεοΰ οίκέται έναγίζουσι και θύουσιν. ... Fine: σύμβουλοι τοις άνθρίόποις έν τοις τοΰ βίου κινδύνοις.
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UN BEL GIARDINO DEVASTATO
VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
Inizio: λαμων ο νομευς παρελθων εις το κηπον... Fine: ...αλλα ταδε ουδενα στεφανωσει

TRADUZIONE
Il pastore Lamone essendo giunto all'orto stava per portare l'acqua dalla fonte sui fiori. Avendo visto quale opera un nemico eventualmente nn certo un brigante avesse fatto, strappò subito la tunica, con un grandissimo urlo invocò gli dei. Il luogo era stato messo a soqquadro infatti c'era del resto terra fangosa. Se qualche fiore era sfuggito alla violenza cominciava a fiorire e splendeva, brillava ed era anche bello ed in buono stato. Lamone dallo stupore diceva queste cose h che roseto! come è statod istrutto oh che iole come sono state oltraggiate oh che giacinti e narcisi che un uomo malvagio estirpò. Giungerà la primavera e nn fioriranno; arriverà l'estate e questi non saranno nel pieno del rigogliore; giungerà l'autunno ma questi non incoroneranno nessuno.
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Odisseo e le sirene
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro verso itaca
TRADUZIONE
Le Sirene - Pisinoe, Aglaope e Telssiepea - erano figlie dell' Acheloo e di una delle Muse, Melpomene. Una suonava la cetra, l'altra cantava e un'altra suonava il flauto, e con il loro canto inducevano i naviganti a trattenersi con loro. Dai fianchi in giù avevano la forma di uccello. Quando Odisseo passò vicino alle Sirene, volle sentire la loro voce: ma prima tappò le orecchie dei suoi compagni con la cera - come gli aveva consigliato Circe - e lui si fece legare all'albero della nave. Le Sirene cantarono, lo sedussero a restare con loro, e Odisseo implorò i compagni che lo sciogliessero, ma quelli lo legarono ancora più stretto, e così poté continuare il suo viaggio. Era Destino delle Sirene morire se una nave le avesse superate senza fermarsi: e così morirono. Poi arrivarono a un bivio. Da una parte c'erano le Rocce Vaganti, e dall'altra due enormi rupi. In una abitava Scilla, figlia di Crateide e Trieno, oppure di Forco, che aveva il volto e il petto di donna, ma ai fianchi le spuntavano sei teste e dodici zampe di cane. Sull'altra rupe viveva Cariddi, che tre volte al giorno inghiottiva l'acqua del mare e poi la risputava. Su consiglio di Circe, Odisseo evitò le Rocce Vaganti, e costeggiò lo scoglio di Scilla, dopo essersi piazzato a poppa tutto in armi. Scilla apparve, afferrò sei marinai e li divorò.