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Verso Itaca pagina 313 numero 3
Ομολογειται, ω ανδρες Αθηναιοι, τρεις ειναι πολιτειας παρα τοις ανθρωποις, τυραννιδα και ολιγαρχιαν και δημοκρατιαν· .... παρα τους νομους λεγοντας και πρασσοντας.
Si è d’accordo, cittadini Ateniesi, che presso gli uomini ci sono tre forme di governo, tirannide, oligarchia e democrazia, le tirannidi e le oligarchie amministrano secondo i voleri dei più forti, le città che esercitano la democrazia secondo le leggi. Capite bene quindi, cittadini Ateniesi, che le leggi proteggono la vita di quelli che esercitano la democrazia e l’amministrazione, la diffidenza e le armi invece la vita dei tiranni e degli oligarchi. È necessario infatti che i tiranni e gli oligarchi si guardino da quelli che pongono fine ai governi con la violenza, voi invece, che avete uguaglianza e governo legale, vi guardate da quelli che prescrivono e praticano secondo le leggi. (by Stuurm)
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Οὐκ ἐν τοῖς σκιραφείοις οἱ νεώτεροι διέτριβον, οὐδ᾽ἐν ταῖς αὐλητρίσιν, οὐδ᾽ἐν τοῖς τοιούτοις συλλόγοις ἐν οἷς νῦν διημερεύουσιν, ἀλλ᾽ἐν τοῖς ἐπιτηδεύμασιν ἔμενον ἐν οἷς ἐπαιδεύοντο, θαυμάζοντες καὶ ζηλοῦντες τοὺς ἐν τούτοις πρωτεύοντας. Οὕτω δ᾽ἔφευγον τὴν ἀγορὰν ὥστε, ὅτε ἀναγκάζοιντο διέρχεσθαι, μετὰ πολλῆς αἰδοῦς καὶ σωφροσύνης ἐφαίνοντο τοῦτο ποιοῦντες. Ἀντιλέγειν δὲ τοῖς πρεσβυτέροις ἢ λοιδορεῖν δεινότερον ἐνόμιζον ἢ νῦν περὶ τοὺς γονέας ἐξαμαρτάνειν. Ἐν καπηλείῳ δὲ ἐσθίειν ἢ πίνειν οὐδεὶς νεανιῶν μετρίων ἐπιεικῶς ἐτόλμα. Σεμνύνεσθαι γὰρ ἐμελέτων, ἀλλ᾽οὐ βωμολοχεύεσθαι· καὶ τοὺς εὐτραπέλους δὲ καὶ τοὺς ἀσελγεῖς, οὓς νῦν εὐφυεῖς προσαγορεύουσιν, ἐκεῖνοι δυστυχεῖς ἐνόμιζον.
I giovani non consumavano il tempo nelle bische né presso le suonatrici di flauto, né in altre compagnie del tipo di quelle in cui ora passano la giornata, ma si dedicavano alle occupazioni che erano state loro assegnate, ammirando ed emulando chi vi primeggiava. E a tal punto evitavano la piazza che, se pure talvolta erano costretti ad attraversarla, visibilmente lo facevano con molta modestia e riservatezza Consideravano contraddire gli anziani od offenderli colpa più grave che non sia ora maltrattare i genitori. Mangiare o bere all'osteria era cosa che neppure un servo, se onesto, avrebbe osato fare. Si esercitavano ad essere seri e non a fare i buffoni, e i tipi faceti e la gente capace di motteggiare, a cui ora si dà il nome di begli spiriti, allora li consideravano dei disgraziati.
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Verso Itaca pagina 197 numero 116.
Ιππαρχος, ος των Πεισιστρατου παιδων ην πρεσβυτατος και σοφωτατος πολλα και καλα εργα σοφιας απεδεικνυτο. ...
Ipparco che era il più vecchio dei figli di Pisistrato ed il più sapiente, dimostrava molte e belle azioni di sapienza. Costui introdusse per primo i versi epici di Omero ad Atene e costringeva i rapsodi a cantarli nelle (feste) patenaiche. Faceva venire (ad Atene) Anacreonte di Teo dopo avergli mandato una nave a cinquanta remi per portarlo da lui. Aveva invece Simonide di Ceo sempre al suo fianco, persuadendolo a restare con grandi ricompense e doni. Dunque lo stesso Ipparco intorno a coloro che erano colti aveva come obbligo la serietà: infatti nessuno era avido di saggezza, poiché era bello e giusto. Poiché gli ateniesi lo ammiravano per la sua sapienza volendo istruire anche quelli (che erano) nelle campagne poneva delle Erme per le strade(continua) e su quelle venivano scritti in metro giambico versi ed esempi della sua stessa sapienza.
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Verso Itaca pagina 49 numero 3
Inizio: Μαραβών δῆμός έστι έν τῇ Άττικη χώρᾳ, εΰδοξος τῇ νίκῃ τῶν βαρβάρων ...καί κλαγγάς ανθρώπων ἒστιν αίσθάνεσθαι.
Il demo di Maratona si trova nella regione Attica, famoso nella vittoria dei barbari. Nella pianura si trova un sepolcro degli Ateniesi, sul sepolcro le colonne hanno i nomi dei caduti, ...(continua)
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Verso Itaca pagina 76 numero 40
Θυννος εδιωκετο υπο δελφινος· επει καταλαμβανεσθαι εμελλε, υπο σφοδρας ορμης εξεπιπτε εις νησον. ... Οι ανθρωποι ραδιως φερουσι τας συμφορας οτε ορωσι τους αιτιους τουτων δυστυχειν.
Un tonno era inseguito da una delfino: quando stava per essere preso, con rapidi scatti andava a finire su di un’isola. Con simili colpi di coda anche il delfino finiva (συνεξορμάω) sull’isola. Il tonno, quando si gira e vede il nemico boccheggiare, dice: «Allora la morte non è triste per me: ed infatti il colpevole della mia morte muore con me». Gli uomini di buon animo sopportano le disgrazie quando vedono che i nemici causa di queste sono colpiti da sventura. (by Geppetto)