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Agesilao, un uomo molto generoso
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Remata
Περί γε μὴν τῆς εἰς χρήματα δικαιοσύνης ποῖα ἄν τις μείζω τεκμήρια ἔχοι τῶνδε; ὑπὸ γὰρ Ἀγησιλάου στέρεσθαι μὲν οὐδεὶς οὐδὲν πώποτε ἐνεκάλεσεν, εὖ δὲ πεπονθέναι πολλοὶ πολλὰ ὡμολόγουν. Ὅτῳ δὲ ἡδὺ τὰ αὑτοῦ διδόναι ἐπ᾽ ὠφελείαι ἀνθρώπων, πῶς οὗτος ἐθέλοι τὰ ἀλλότρια ἀποστερεῖν ἐφ᾽ ὧι κακόδοξος εἶναι; εἰ γὰρ χρημάτων ἐπιθυμοίη, πολὺ ἀπραγμονέστερον τὰ αὑτοῦ φυλάττειν ἢ τὰ μὴ προσήκοντα λαμβάνειν. Ὃς δὲ δὴ καὶ χάριτας ἀποστερεῖν μὴ ἐθέλοι, ὧν οὐκ εἰσὶ δίκαι πρὸς τὸν μὴ ἀποδιδόντα, πῶς ἅ γε καὶ νόμος κωλύει ἐθέλοι ἂν ἀποστερεῖν; Ἀγησίλαος δὲ οὐ μόνον τὸ μὴ ἀποδιδόναι χάριτας ἄδικον ἔκρινεν, ἀλλὰ καὶ τὸ μὴ πολὺ μείζους τὸν μείζω δυνάμενον. Τά γε μὴν τῆς πόλεως κλέπτειν πῇ ἄν τις αὐτὸν εἰκότως αἰτιάσαιτο, ὃς καὶ τὰς αὐτῷ χάριτας ὀφειλομένας τῇ πατρίδι καρποῦσθαι παρεδίδου; τὸ δ᾽, ὁπότε βούλοιτο εὖ ποιεῖν ἢ πόλιν ἢ φίλους χρήμασι, δύνασθαι παρ᾽ ἑτέρων λαμβάνοντα ὠφελεῖν, οὐ καὶ τοῦτο μέγα τεκμήριον ἐγκρατείας χρημάτων; εἰ γὰρ ἐπώλει τὰς χάριτας ἢ μισθοῦ εὐεργέτει, οὐδεὶς ἂν οὐδὲν ὀφείλειν αὐτῷ ἐνόμισεν· ἀλλ᾽ οἱ προῖκα εὖ πεπονθότες, οὗτοι ἀεὶ ἡδέως ὑπηρετοῦσι τῷ εὐεργέτῃ, καὶ διότι εὖ ἔπαθον καὶ διότι προεπιστεύθησαν ἄξιοι εἶναι παρακαταθήκην χάριτος φυλάττειν. Ὅστις δ᾽ ἡιρεῖτο καὶ σὺν τῷ γενναίῳ μειονεκτεῖν ἢ σὺν τῷ ἀδίκῳ πλέον ἔχειν, πῶς οὗτος οὐκ ἂν πολὺ τὴν αἰσχροκέρδειαν ἀποφεύγοι;
TRADUZIONE
Della sua correttezza in questioni di denaro c'è una prova quale non so se nepotrebbe citare maggiore: nessuno ebbe mai a lamentarsi di essere stato spogiato dei suoi averi da Agesilao mentre erano in moti ad affermare di aver ricevuto da lui dei benefici. Come potrebbe desiderare di derubare il prossimo una persona che abbia iacere di cedere agli altri quanto possiede facendolo alla condizione di ricavane cattiva fama? Se il denaro quello che desidera, sarebbe molto meno complicato conservare il proprio anzichè appropriarsi indebitamente di quello che non gli spatta. E poi uno che non voleva privare gli altri neppure della riconoscenza per i favori fatti - una riconoscenza che, se non corrisposta, non comporta per l'irriconoscente un processo in tribunale - come potrebbe questa stessa persona privare gli altri di ciò che la legge vieta esplicitamente di sottrarre? e Agesilao riteneva un'ingiustizia non solo non rendere i favori ricevuti ma persino non renderli più grandi di quanti li si è ricevuti se si è in condizione di maggiore potere. Chi potrebbe mai accusarlo ragionevolmente di essersi arricchito a spese della collettività, lui che concedeva alla sua città per-sino di godere della gratitudine che sarebbe toccata alla propria persona? E il fatto che egli avesse la possibilità, qualora intendesse beneficare degli amici o una città, di ottenere il denaro per quest'atto da altre persone, non è esso stesso segno di una grande moderazione nel rapporto con la ricchezza? Se, infatti, egli avesse svenduto i suoi favori o avesse elargito i suoi benefici in cambio di compensi in denaro, nessuno avrebbe mai creduto di dovergli qualcosa; sono invece quanti hanno ricevuto un beneficio gratuitamente ad adoperarsi per il loro benefattore, sia perché sono stati i primi a ottenere il favore, sia perché questi li ha considerati degni di serbare il pegno della gratitudine. Un uomo che rinunciava a un vantaggio pratico pur di mantenere intatta la propria nobiltà d'animo, piuttosto che ottenere qualcosa associandosi con l'ingiustizia, come può non essersi messo al sicuro, e di gran lunga, dalla brama di ingiusti guadagni?
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Orazio Coclite VERSIONE DI GRECO DI POLIBIO
TRADUZIONE DAL LIBRO REMATA

Si tramanda che Orazio, detto Coclite, mentre gareggiava contro due nemici sull'estremità del ponte sul Tevere che giace in prossimità di Roma, non appena vide la moltitudine di coloro che soccorrevano i nemici incombere, avendo temuto che, forzati, irrompessero in città, gridò, voltatosi indietro, che coloro che si erano ritirati spezzassero il ponte. Quando quelli ebbero obbedito, fino a quando quelli non lo spezzarono, aspettò subendo una moltitudine di danni, e fermò l'attacco dei nemici, che avevano temuto la sua prontezza e il coraggio. Una volta che il ponte fu spezzato, ai nemici fu impedito l'attacco, Coclite, dopo essersi gettato nel fiume armato, secondo la sua volontà, morì, avendo dato più importanza alla salvezza della patria e alla gloria che avrebbe ottenuto del presente che del passato.
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Una morte gloriosa procura fama immortale
Versione greco Lisia traduzione libro Remata
οἱ δ᾽ ἡμέτεροι πρόγονοι οὐ λογισμῷ εἰδότες τοὺς ἐν τῷ πολέμῳ κινδύνους, ἀλλὰ νομίζοντες τὸν εὐκλεᾶ θάνατον ἀθάνατον περὶ τῶν ἀγαθῶν καταλείπειν λόγον, οὐκ ἐφοβήθησαν τὸ πλῆθος τῶν ἐναντίων, ἀλλὰ τῇ αὑτῶν ἀρετῇ μᾶλλον ἐπίστευσαν. καὶ αἰσχυνόμενοι ὅτι ἦσαν οἱ βάρβαροι αὐτῶν ἐν τῇ χώρᾳ, οὐκ ἀνέμειναν πυθέσθαι οὐδὲ βοηθῆσαι τοὺς συμμάχους, οὐδ᾽ ᾠήθησαν δεῖν ἑτέροις τῆς σωτηρίας χάριν εἰδέναι, ἀλλὰ σφίσιν αὐτοῖς τοὺς ἄλλους Ἕλληνας. ταῦτα μιᾷ γνώμῃ πάντες γνόντες ἀπήντων ὀλίγοι πρὸς πολλούς: ἐνόμιζον γὰρ ἀποθανεῖν μὲν αὐτοῖς μετὰ πάντων προσήκειν, ἀγαθοὺς δ᾽ εἶναι μετ᾽ ὀλίγων, καὶ τὰς μὲν ψυχὰς ἀλλοτρίας διὰ τὸν θάνατον κεκτῆσθαι, τὴν δ᾽ ἐκ τῶν κινδύνων μνήμην ἰδίαν καταλείψειν.
Ma i nostri antenati, senza stare a ragionare sui pericoli della guerra, ma convinti invece che una morte gloriosa lasci fama immortale dei valorosi, non ebbero paura della moltitudine dei nemici e confidarono piuttosto nel loro valore. Provando vergogna perché i barbari si trovavano nella loro terra, non attesero che gli alleati fossero informati o venissero in loro aiuto e non vollero dover ringraziare altri per la loro salvezza; tutti i Greci invece avrebbero dovuto essere riconoscenti a loro. . Con questi sentimenti unanimi in pochi affrontarono un nemico numeroso: la loro idea era che dovevano condividere la morte con molti, ma il valore con pochi e che la vita la possedevano come in prestito, dato il comune destino di morte, mentre il ricordo che avrebbero lasciato di sé per quella lotta sarebbe stato un possesso tutto loro.
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Consegnare le armi o continuare la guerra? VERSIONE DI GRECO di Senofonte TRADUZIONE dal libro Remata
Κλέαρχος δ’ ἔλεξεν· ἀπάγγελλε τοίνυν καὶ περὶ τούτου ὅτι καὶ ἡμῖν ταὐτὰ δοκεῖ ἅπερ καὶ βασιλεῖ. τί οὖν ταῦτά ἐστιν; ἔφη ὁ Φαλῖνος. ἀπεκρίνατο Κλέαρχος· ἢν μὲν μένωμεν, σπονδαί, ἀπιοῦσι δὲ καὶ προϊοῦσι πόλεμος. ὁ δὲ πάλιν ἠρώτησε· σπονδὰς ἢ πόλεμον ἀπαγγελῶ; Κλέαρχος δὲ ταὐτὰ πάλιν ἀπεκρίνατο· σπονδαὶ μὲν μένουσιν, ἀπιοῦσι δὲ καὶ προϊοῦσι πόλεμος. ὅ τι δὲ ποιήσοι οὐ διεσήμηνε. Φαλῖνος μὲν δὴ ᾤχετο καὶ οἱ σὺν αὐτῷ. οἱ δὲ παρὰ Ἀριαίου ἧκον Προκλῆς καὶ Χειρίσοφος· Μένων δὲ αὐτοῦ ἔμενε παρὰ Ἀριαίῳ· οὗτοι δὲ ἔλεγον ὅτι πολλοὺς φαίη Ἀριαῖος εἶναι Πέρσας ἑαυτοῦ βελτίους, οὓς οὐκ ἂν ἀνασχέσθαι αὐτοῦ βασιλεύοντος· ἀλλ’ εἰ βούλεσθε συναπιέναι, ἥκειν ἤδη κελεύει τῆς νυκτός. εἰ δὲ μή, αὔριον πρῲ ἀπιέναι φησίν. Φαλῖνος μὲν δὴ ᾤχετο καὶ οἱ σὺν αὐτῷ. οἱ δὲ παρὰ Ἀριαίου ἧκον Προκλῆς καὶ Χειρίσοφος· Μένων δὲ αὐτοῦ ἔμενε παρὰ Ἀριαίῳ· οὗτοι δὲ ἔλεγον ὅτι πολλοὺς φαίη Ἀριαῖος εἶναι Πέρσας ἑαυτοῦ βελτίους, οὓς οὐκ ἂν ἀνασχέσθαι αὐτοῦ βασιλεύοντος· ἀλλ’ εἰ βούλεσθε συναπιέναι, ἥκειν ἤδη κελεύει τῆς νυκτός. εἰ δὲ μή, αὔριον πρῲ ἀπιέναι φησίν. δὲ Κλέαρχος εἶπεν· ἀλλ’ οὕτω χρὴ ποιεῖν· ἐὰν μὲν ἥκωμεν, ὥσπερ λέγετε· εἰ δὲ μή, πράττετε ὁποῖον ἄν τι ὑμῖν οἴησθε μάλιστα συμφέρειν.
TRADUZIONE
Clearco disse: "Comunica allora, su questo punto, che anche noi ci atteniamo alla proposta del re". "Che cosa significa?", ribatté Falino. Clearco: "Se rimaniamo, tregua; se ci ritiriamo o avanziamo, guerra". E l'altro incalzò: "Annuncerò tregua o guerra?". Clearco ripeté le stesse parole: "Tregua, se rimaniamo; ma se ci ritiriamo o avanziamo, guerra". Ma non rivelò che cosa intendesse fare. Falino se ne andò con il suo séguito. Dal campo di Arieo erano rientrati Procle e Chirisofo. Menone era rimasto da Arieo. I due riferirono le parole di Arieo, secondo cui c'erano molti Persiani, più nobili di lui, che non avrebbero tollerato l'idea di un suo avvento al trono. "Se intendete partire insieme a lui, invita a raggiungerlo durante la notte; in caso contrario domani all'alba dice che se ne andrà". Clearco rispose: "Va bene, se andremo si farà come dite; altrimenti regolatevi pure come meglio credete". Che cosa volesse fare, però, neppure a loro lo disse. Dopo di che, ormai al calar del sole, convocò gli strateghi e i locaghi e si espresse nei termini seguenti: "Mentre celebravo il sacrificio, o uomini, sull'ipotesi di marciare contro il re gli auspici non erano favorevoli. Ed era naturale che non lo fossero: ho saputo or ora che tra noi e il re scorre il Tigri, un fiume navigabile, ma non lo potremmo varcare senza imbarcazioni. E imbarcazioni non ne abbiamo. Né è possibile rimanere qui, perché non c'è modo di rifornirci di viveri. Gli auspi
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Consegnare le armi o continuare a combattere?
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Remata
Κλέαρχος δ’ ἔλεξεν· ἀπάγγελλε τοίνυν καὶ περὶ τούτου ὅτι καὶ ἡμῖν ταὐτὰ δοκεῖ ἅπερ καὶ βασιλεῖ. τί οὖν ταῦτά ἐστιν; ἔφη ὁ Φαλῖνος. ἀπεκρίνατο Κλέαρχος· ἢν μὲν μένωμεν, σπονδαί, ἀπιοῦσι δὲ καὶ προϊοῦσι πόλεμος. ὁ δὲ πάλιν ἠρώτησε· σπονδὰς ἢ πόλεμον ἀπαγγελῶ; Κλέαρχος δὲ ταὐτὰ πάλιν ἀπεκρίνατο· σπονδαὶ μὲν μένουσιν, ἀπιοῦσι δὲ καὶ προϊοῦσι πόλεμος. ὅ τι δὲ ποιήσοι οὐ διεσήμηνε. Φαλῖνος μὲν δὴ ᾤχετο καὶ οἱ σὺν αὐτῷ. οἱ δὲ παρὰ Ἀριαίου ἧκον Προκλῆς καὶ Χειρίσοφος· Μένων δὲ αὐτοῦ ἔμενε παρὰ Ἀριαίῳ· οὗτοι δὲ ἔλεγον ὅτι πολλοὺς φαίη Ἀριαῖος εἶναι Πέρσας ἑαυτοῦ βελτίους, οὓς οὐκ ἂν ἀνασχέσθαι αὐτοῦ βασιλεύοντος· ἀλλ’ εἰ βούλεσθε συναπιέναι, ἥκειν ἤδη κελεύει τῆς νυκτός. εἰ δὲ μή, αὔριον πρῲ ἀπιέναι φησίν. Φαλῖνος μὲν δὴ ᾤχετο καὶ οἱ σὺν αὐτῷ. οἱ δὲ παρὰ Ἀριαίου ἧκον Προκλῆς καὶ Χειρίσοφος· Μένων δὲ αὐτοῦ ἔμενε παρὰ Ἀριαίῳ· οὗτοι δὲ ἔλεγον ὅτι πολλοὺς φαίη Ἀριαῖος εἶναι Πέρσας ἑαυτοῦ βελτίους, οὓς οὐκ ἂν ἀνασχέσθαι αὐτοῦ βασιλεύοντος· ἀλλ’ εἰ βούλεσθε συναπιέναι, ἥκειν ἤδη κελεύει τῆς νυκτός. εἰ δὲ μή, αὔριον πρῲ ἀπιέναι φησίν. δὲ Κλέαρχος εἶπεν· ἀλλ’ οὕτω χρὴ ποιεῖν· ἐὰν μὲν ἥκωμεν, ὥσπερ λέγετε· εἰ δὲ μή, πράττετε ὁποῖον ἄν τι ὑμῖν οἴησθε μάλιστα συμφέρειν.
TRADUZIONE
Clearco disse: "Comunica allora, su questo punto, che anche noi ci atteniamo alla proposta del re". "Che cosa significa?", ribatté Falino. Clearco: "Se rimaniamo, tregua; se ci ritiriamo o avanziamo, guerra". E l'altro incalzò: "Annuncerò tregua o guerra?". Clearco ripeté le stesse parole: "Tregua, se rimaniamo; ma se ci ritiriamo o avanziamo, guerra". Ma non rivelò che cosa intendesse fare. Falino se ne andò con il suo séguito. Dal campo di Arieo erano rientrati Procle e Chirisofo. Menone era rimasto da Arieo. I due riferirono le parole di Arieo, secondo cui c'erano molti Persiani, più nobili di lui, che non avrebbero tollerato l'idea di un suo avvento al trono. "Se intendete partire insieme a lui, invita a raggiungerlo durante la notte; in caso contrario domani all'alba dice che se ne andrà". Clearco rispose: "Va bene, se andremo si farà come dite; altrimenti regolatevi pure come meglio credete".