- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
GESU' E IL CENTURIONE
TRADUZIONE dal libro Phronemata - pag. 587 n. 567
inizio: Εισελθοντος δε αυτου εις Καφαρναουμ, προσηλθεν αυτῳ εκατονταρχος παρακαλων αυτον και λεγων·
fine: Και ιαθη παις αυτου εν τη ωρα εκεινη.
TRADUZIONE
Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava dicendo "signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente". Gesù gli rispose: "io verrò e lo curerò". Ma il centurione riprese: " signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perchè anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Và, ed egli va; e a un altro; vieni, ed egli viene, e al mio servo: fà questo, ed egli lo fa". All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: "in verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti". E Gesù disse al centurione: "và e sia fatto secondo la tua fede". In quell'istante il servo guarì.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
L' ammonimento dei saggi indiani
VERSIONE DI GRECO di Arriano
TRADUZIONE dal libro Phronemata
τοσοῦτον καθέξεις τῆς γῆς ὅσον ἐξαρκεῖ ἐντεθάφθαι τῷ σώματιἀτάσθαλος, ἀπὸ τῆς οἰκείας τοσαύτην γῆν ἐπεξέρχῃ πράγματα ἔχων τε καὶ παρέχων ἄλλοις. καὶ οὖν καὶ ὀλίγον ὕστερον ἀποθανὼνγῆς κατέχει ὅσονπερ τοῦτό ἐστιν ἐφ´ ὅτῳ βεβήκαμεν· σὺ δὲ ἄνθρωπος ὢν παραπλήσιος τοῖς ἄλλοις, πλήν γε δὴ ὅτι πολυπράγμων καὶἈλέξανδρος δι´ ἑρμηνέων ὅ τι νοοῖ αὐτοῖς τὸ ἔργον, τοὺς δὲ ὑποκρίνασθαι ὧδε· βασιλεῦ Ἀλέξανδρε, ἄνθρωπος μὲν ἕκαστος τοσόνδε τῆςἦσαν, ἄλλο μὲν οὐδὲν ποιῆσαι πρὸς τὴν ὄψιν αὐτοῦ τε καὶ τῆς στρατιᾶς, κρούειν δὲ τοῖς ποσὶ τὴν γῆν ἐφ´ ἧς βεβηκότες ἦσαν. ὡς δὲ ἤρετο ἐπαινῶ τοὺς σοφιστὰς τῶν Ἰνδῶν, ὧν λέγουσιν ἔστιν οὓς καταληφθέντας ὑπ´ Ἀλεξάνδρου ὑπαιθρίους ἐν λειμῶνι, ἵναπερ αὐτοῖς διατριβαὶ
TRADUZIONE
Per questo io approvo i saggi indiani, alcuni dei quali - raccontano -furono sorpresi da Alessandro all'aria aperta su un prato, dove avvenivano le loro discussioni; e alla vista di Alessandro e del suo esercito null'altro avevano fatto che battere con i piedi la terra sulla quale si trovavano. Per mezzo degli interpreti Alessandro chiese loro cosa significasse questo gesto, ed essi dettero questa risposta: . "O re Alessandro, ciascun uomo possiede tanta terra quanta è quella su cui ci troviamo. Tu sei uguale a tutti gli uomini, tranne che per l'ambizione e l'orgoglio; e lontano dalla tua patria hai percorso tanta terra, procurando difficoltà a te stesso e agli altri. Eppure, di qui a poco sarai morto e possederai tanta terra quanta è necessaria per seppellire il tuo corpo"
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
I grandi uomini del tempo che fu
Versione greco Isocrate
δεινότερον μὲν ἐνόμιζον εἶναι κακῶς ὑπὸ τῶν πολιτῶν ἀκούειν ἢ καλῶς ὑπὲρ τῆς πόλεως ἀποθνήσκειν, μᾶλλον δ' ᾐσχύνοντ' ἐπὶ τοῖς κοινοῖς ἁμαρτήμασιν ἢ νῦν ἐπὶ τοῖς ἰδίοις τοῖς σφετέροις αὐτῶν. τούτων δ' ἦν αἴτιον ὅτι τοὺς νόμους ἐσκόπουν ὅπως ἀκριβῶς καὶ καλῶς ἕξουσιν, οὐχ οὕτω τοὺς περὶ τῶν ἰδίων συμβολαίων ὡς τοὺς περὶ τῶν καθ' ἑκάστην τὴν ἡμέραν ἐπιτηδευμάτων: ἠπίσταντο γὰρ ὅτι τοῖς καλοῖς κἀγαθοῖς τῶν ἀνθρώπων οὐδὲν δεήσει πολλῶν γραμμάτων, ἀλλ' ἀπ' ὀλίγων συνθημάτων ῥᾳδίως καὶ περὶ τῶν ἰδίων καὶ περὶ τῶν κοινῶν ὁμονοήσουσιν. οὕτω δὲ πολιτικῶς εἶχον, ὥστε καὶ τὰς στάσεις ἐποιοῦντο πρὸς ἀλλήλους οὐχ ὁπότεροι τοὺς ἑτέρους ἀπολέσαντες τῶν λοιπῶν ἄρξουσιν, ἀλλ' ὁπότεροι φθήσονται τὴν πόλιν ἀγαθόν τι ποιήσαντες
Temevano di più l'onta presso i concittadini che la morte per la patria, e si vergognavano degli errori della collettività più di quanto adesso ci si vergogni dei propri. E la causa di ciò era che cercavano di avere leggi esatte e giuste, è non tanto quelle relative agli affari privati, quanto quelle di pubblica morale: sapevano infatti che gli uomini onesti non avrebbero assolutamente avuto bisogno di molte formule scrìtte, ma sulla base di pochi prìncipi avrebbero trovato facilmente raccordo su ogni questione, privata e pubblica. Avevano un tale senso civico che lottavano fra loro non per eliminare gli avversar! e spadroneggiare sui cittadini sopravvissuti, ma per riuscire a fare per primi qualcosa di buono per la città
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 6
L'essere giusto comporta soltanto degli svantaggi VERSIONE DI GRECO di Platone TRADUZIONE dal libro KATA LOGON e libro PHRONEMATA
Inizia con: "σκοπεισθαι δε ω ευηθεστατε σωκρατες ουτωσι χρη οτι δικαιος ανερ αδικου πανταχου ελαττον εχει. " Finisce con: "οταν μηδεν εθελη αυτοις υπηρετειν παρα το δικαιον τω δε αδικω παντα τουτωυ ταναντια υπαρχει. "
TRADUZIONE
Devi considerare, sciocco di un Socrate, che in ogni circostanza un uomo giusto ottiene meno di uno ingiusto. Innanzi tutto, nei contratti privati, quando due persone del genere si mettono in società, allo scioglimento del rapporto non troverai mai che il giusto possieda di più dell'ingiusto: possederà di meno; poi, nei rapporti con lo Stato, quando ci sono tributi da pagare, a parità di mezzi l'uomo giusto paga di più, l'altro di meno, quando invece c'è da prendere l'uno non ricava nulla, l'altro ricava molto. E nel caso ricoprano entrambi una carica, il giusto, anche se non gli capita nessun altro guaio, ubisce un danno negli interessi personali perché li ha trascurati e non ricava vantaggio dalla cosa pubblica per il fatto che è giusto, e oltre a ciò diviene inviso a familiari e conoscenti, se non è disposto a favorirli contro giustizia. All'ingiusto invece capita l'esatto contrario : mi riferisco, come dicevo poco fa, a chi sa imporsi sugli altri.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: PHRONEMATA - versioni greco tradotte
- Visite: 7
Phronemata versione numero 90 Isocrate
inizio πρωτον μεν ουν σκεπτεον τι των βασιλευοντων εργον εστι fine οπως οσονπερ ταις τιμαις των αλλων προεχεις τοσουτον και ταις αρεταις αυτων διοσεις
πρῶτον μὲν οὖν σκεπτέον τί τῶν βασιλευόντων ἔργον ἐστίν· ἂν γὰρ ἐν κεφαλαίοις τὴν δύναμιν ὅλου τοῦ πράγματος καλῶς περιλάβωμεν, ἐνταῦθ’ ἀποβλέποντες ἄμεινον καὶ περὶ τῶν μερῶν ἐροῦμεν. οἶμαι δὴ πάντας ἂν ὁμολογῆσαι προσήκειν αὐτοῖς πόλιν δυστυχοῦσαν παῦσαι καὶ καλῶς πράττουσαν διαφυλάξαι καὶ μεγάλην ἐκ μικρᾶς ποιῆσαι· τὰ γὰρ ἄλλα τὰ συμπίπτοντα κατὰ τὴν ἡμέραν ἑκάστην τούτων ἕνεκα πρακτέον ἐστί. καὶ μὴν ἐκεῖνό γε φανερόν, ὅτι δεῖ τοὺς ταῦτα δυνησομένους καὶ περὶ τηλικούτων βουλευομένους μὴ ῥᾳθυμεῖν μηδ’ ἀμελεῖν, ἀλλὰ σκοπεῖν ὅπως φρονιμώτερον διακείσονται τῶν ἄλλων· δέδεικται γὰρ ὅτι τοιαύτας τὰς βασιλείας ἕξουσιν, οἵας ἂν τὰς ἑαυτῶν γνώμας παρασκευάσωσιν. ὥστε οὐδενὶ τῶν ἀσκητῶν οὕτω προσήκει τὸ σῶμα γυμνάζειν, ὡς τοῖς βασιλεῦσι τὴν ψυχὴν τὴν ἑαυτῶν· ἅπασαι γὰρ αἱ πανηγύρεις οὐδὲν μέρος τιθέασιν τούτων τῶν ἄθλων, περὶ ὧν ὑμεῖς καθ’ ἑκάστην τὴν ἡμέραν ἀγωνίζεσθε. ὧν ἐνθυμούμενον χρὴ προσέχειν τὸν νοῦν, ὅπως ὅσον περ ταῖς τιμαῖς τῶν ἄλλων προέχεις, τοσοῦτον καὶ ταῖς ἀρεταῖς αὐτῶν διοίσεις.
Prima dunque di tutto, si vuol chiarire qual sia il compito del principe. Infatti se avremo compreso bene la somma e il valore della cosa universale, avendo poi gli occhi là, potremo meglio discorrere delle parti o credo che tutti siano per consentire in questo, Credo che tutti potrebbero concordare sul fatto che è compito dei re far cessare che la loro città sia colpita dalle sventure e, quando si trova in buone condizioni, mantenerla tale e renderla da piccola grande. Ed è anche chiaro il fatto che bisogna che coloro che sapranno fare queste cose e decidono su fatti tanto importanti non stiano in ozio e non siano negligenti, ma badino ad essere più assennati degli altri. E' chiaro che avranno dei regni simili a come eventualmente preparino le loro menti. Sicchè a nessuno degli atleti conviene esercitare così il corpo, come ai re esercitare il loro animo; infatti tutte le feste pubbliche non assegnano neppure una piccola parte dei premi, per i quali i re gareggiano ogni giorno. E, riflettendo su queste considerazioni, è necessario che essi, in quanto primeggiano sugli altri per onori, altrettanto si distinguano da loro nelle virtù.